Lazio-Napoli 1-2: appunti sparsi dall’Olimpico

Lazio-Napoli

Lazio-Napoli
(Fonte: Giorgio Catani)

Per dirla alla Aurelio De Laurentiis, buona la prima. Il Napoli di Carlo Ancelotti espugna l’Olimpico di Roma superando 2-1 la Lazio e cominciando così nel migliore dei modi la stagione 2018-2019.

Una stagione che, a voler essere onesti, per i partenopei inizia con trenta minuti di ritardo. Tanto serve a Milik e compagni per prendere le misure ad una Lazio che in avvio sembra padrona del campo e che nel frattempo trova anche il vantaggio con Immobile.

Il gol del bomber biancoceleste è di quelli da far vedere a ciclo continuo nelle scuole calcio per almeno due motivi: (uno) la grande giocata con cui il numero 17 laziale si libera con un colpo solo di tre avversari; (due) il fatto che sul lancio di Acerbi la difesa schierata del Napoli va tutta inspiegabilmente appresso al pallone per poi farsi scherzare dal colpo di tacco di Immobile. Roba da dilettanti; roba da film dell’orrore. Copione che però da quel momento in poi il Napoli non reciterà più lasciando poca scena, praticamente quasi nulla, agli attori biancocelesti.

Non vi fate ingannare da chi parlerà di Napoli di sarriana memoria. Nella squadra di Ancelotti non c’è praticamente continuità con quella che fu del tecnico toscano. A cominciare dal centrocampo dove partito Jorginho adesso c’è Hamsik a dirigere le operazioni con il solito Allan a fare da partner insieme a Piotr Zielinski finalmente titolare; proseguendo per l’attacco dove è Milik, un centravanti tradizionale, a completare il tridente con Insigne e Callejon.

Il risultato è che il gioco dei partenopei è meno spettacolare, la ricerca delle fasce è meno ossessiva e quella della verticalità non è più bandita. Uno schema efficace se è vero che pur senza strafare il Napoli porta a casa tre punti nonostante le insidie che può nascondere svelarsi al mondo in un big match di metà agosto.

Per quanto sia presto per tirare le somme, volendo sintetizzare il Napoli di Ancelotti ammirato ieri sera all’Olimpico in un aggettivo, allora questo è concreto.

Concretezza che si è apprezzata anche nei cambi (Diawara, Mertens e Rog per Hamsik, Insigne e Zielinski: carta su carta) e nella gestione delle varie fasi della partita compresa quella del blackout iniziale dove il Napoli ha comunque avuto il merito di non sfaldarsi.

 

 

Concretezza che sembra invece ancora una volta difettare alla Lazio. Uno dei tanti punti sui quali, dato l’esordio, dovrà lavorare Inzaghi.

I biancocelesti partono sicuramente col piglio giusto. Il problema è che passata la prima mezzora di gioco, complice anche una condizione fisica se non precaria comunque lontana sulla distanza da quella del Napoli, la Lazio va in difficoltà.

Trenta minuti in cui, gol a parte (dove l’ingenuità della retroguardia azzurra pesa quanto la prontezza di Immobile), la Lazio muove palla ma trova la conclusione a rete in una sola occasione con un tiro dalla distanza di Caceres. Il Napoli, nei minuti che vanno dalla traversa di Zielinski (40’ del primo tempo) al gol del pari di Milik, si rende pericoloso almeno altre tre volte.

Sicuramente la squadra di Inzaghi non è aiutata dalla prova incolore dei suoi due uomini più attesi: Luis Alberto, non pervenuto; Milinkovic-Savic, decisamente impalpabile.

Così come decisamente impalpabile è la prestazione dei due esterni, Caceres e Marusic. Se il secondo è un punto fermo della squadra di Inzaghi nonostante la sua atavica incapacità di saltare l’uomo, l’uruguagio è una soluzione di ripiego sfoderata per tentare di tamponare in un colpo solo l’assenza di Lulic, l’impreparazione di Durmisi e le presunte sgroppate di Mario Rui. E le soluzioni di ripiego, per definizione, non rappresentano mai l’opzione migliore.

Il tutto, andandosi a sommare alla regia scolastica di Badelj, finisce per rendere la Lazio prevedibile per vie centrali, prevedibile sugli esterni. Insomma, prevedibile e basta.

Sarebbe servito tenere in difesa. Ed invece le sbavature della retroguardia biancoceleste, seppur meno imbarazzanti rispetto al trenino napoletano che regala il vantaggio ad Immobile, sono comunque evidenti. Sul gol di Milik un po’ di più che su quello spettacolare di Insigne, favorito da una deviazione fortuita ma comunque completamente libero di colpire il pallone dall’interno dell’area di rigore. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole di Formello rispetto alle ultime stagioni.

Anche la sfortuna sembra rimasta quella di sempre in casa Lazio. Il palo di Acerbi nel finale è lì a testimoniare che ancora una volta Inzaghi e compagnia faranno meglio a sbrigarsela da soli piuttosto che sperare di tanto in tanto di affidarsi anche alla dea bendata.

Anche perché a volte la fortuna va aiutata. Ed in tal senso, giocarsi l’assalto finale gettando nella mischia il redivivo Cataldi resta, anche a mente fredda, una scelta veramente indecifrabile.

Giorgio Catani

Controller, giornalista, scrittore, blogger di insuccesso. Padre e marito. Laziale da sempre. Sono molto più simpatico dal vivo!