4 min readLazio-Inter 2-1, appunti sparsi dall’Olimpico

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17 Febbraio 2020 Off Di Giorgio Catani

Se c’è un’outsider, questa è la Lazio. Questo dice la sfida dell’Olimpico tra la compagine di Inzaghi e l’Inter di Conte. Una sfida che il tecnico salentino, alla vigilia, aveva definito un match tra squadre rivelazione e che invece certifica che sia i biancocelesti che i nerazzurri sono due formazioni che potranno dare filo da torcere alla Juventus fino al termine di questa Serie A 2019-2020.

Ma se l’Inter era una candidata alla vittoria finale già alla vigilia del campionato, la sfrenata corsa della Lazio (diciannovesimo risultato utile consecutivo, un girone intero senza perdere) e soprattutto la convincente prestazione dell’Olimpico di Acerbi e compagni straccia definitivamente via dalla squadra capitolina l’etichetta di underdog ed anzi candida i biancocelesti a seri pretendenti allo scudetto.

Convinzione, solidità, cinismo: sono questi i principali ingredienti che Inzaghi ha saputo mescolare con pazienza e sapienza nel corso della stagione e che hanno portato la Lazio inaspettatamente a lottare per traguardi diversi da quelli che la società di Lotito si era prefissata ad agosto. Pronunciare la parola scudetto a Formello non fa più paura come anche certificato da Luiz Felipe ai nostri microfoni nella pancia dell’Olimpico al termine del big match della ventiquattresima giornata di Serie A 2019-2020 con l’Inter.

Ingredienti che si sono apprezzati più che mai nello scontro diretto domenica sera. Sotto di un gol per via della prima rete in Serie A di Ashley Young, la Lazio ha saputo rimontare l’Inter con caparbietà e pazienza dimostrando un’evoluzione a livello mentale che forse ancor più della rosa corta poteva sembrare il vero deterrente nel considerare i biancocelesti seri candidati al titolo.

Non che la sconfitta di Roma tolga ambizioni all’Inter. La squadra di Conte è parsa quadrata e pericolosa nelle sue ripartenze (da manuale quella che porta al gol di Young nonostante l’evidente complicità di Strakosha). Ma nello scontro diretto la Lazio è parsa più fluida nella manovra e convinta dei propri mezzi.

Percezione che si è avuta già nell’analizzare le scelte dei due tecnici. Mentre Conte sacrificava Lautaro in marcatura su Leiva (per altro senza grandi risultati vista la partita del brasiliano), Inzaghi lasciava il trio di difesa composto da Acerbi, Radu e Luiz Felipe a gestire Lukaku e il Toro Martinez. Una scelta che ha pagato se è vero che l’argentino è finito per annullarsi da solo.

Il secondo duello si è giocato a centrocampo dove Barella ha nettamente perso misure e confronto con Milinkovic. Il serbo grazie ai metri concessigli dall’ex Cagliari ha avuto modo di fare il bello ed il cattivo tempo (vedi la traversa colpita prendendo comodamente la mira da 25 metri) e salendo in cattedra nella ripresa quando la Lazio aveva bisogno di lui per fare la differenza. E al termine dei 90’ con l’Inter Milinkovic ha dimostrato di valere i 100 milioni che vorrebbe Lotito per privarsene.

C’è stata poi la sfida sulle fasce. Ed anche qui il campo ha dato ragione ad Inzaghi. Il tecnico biancoceleste con l’assenza forzata di Lulic ha deciso di dare fiducia a Jony e Marusic lasciando inizialmente in panchina Lazzari. Quando poi però si è accorto che a destra c’era un’autostrada (per altro neanche troppo battuta dalle trame della Lazio nel primo tempo) ha ridisegnato la formazione mandando in campo l’ex SPAL e spostando Marusic a sinistra dove, da quel momento in poi, Candreva ha cominciato a trovare evidenti difficoltà a sfondare (cosa che invece aveva fatto spesso nella prima frazione di gioco).

Conte, con il risultato già sul 2-1, ha provato a giocare la doppia carta Moses-Eriksen con risultati però decisamente deludenti. Anche se è necessario fare dei distinguo. L’ex Chelsea si può considerare non pervenuto. L’ex Tottenham si è subito reso pericoloso con una conclusione che ha impegnato Strakosha ma poi non è riuscito a dettare il cambio di marcia. E qui sorge la domanda: può un giocatore appena arrivato da un altro campionato riuscire ad adattarsi a schemi e ritmi con così pochi minuti a disposizione?

La risposta aprirebbe a varie considerazioni. Noi ne scegliamo una: spieghi Conte perché spendere 20 milioni di euro per avere immediatamente in rosa un giocatore che si sarebbe liberato a parametro zero a giugno se poi non lo si ritiene pronto per essere gettato nella mischia sin da principio.

E la sintesi di Lazio-Inter 2-1 è allora forse più semplice da fare del previsto. Da una parte c’è una squadra, l’Inter, alle prese con difetti che non si capisce realmente a che punto siano strutturali o pretestuosamente e forse un po’ incautamente sbandierati ai quattro venti da un allenatore che dopo aver spinto per una campagna acquisti faraonica sembra da mesi più impegnato a cercare passate (leggasi eliminazione dalla Champions League) e future giustificazioni eventuali che a correggere la rotta.

Dall’altra c’è una squadra che conscia dei propri difetti cerca di mascherarli (se proprio non riesce a correggerli come invece ha fatto con la solidità difensiva) e di portarsi a casa quanto di buono c’è dal cavalcare fino all’ultimo respiro una situazione che non sta divertendo ed appassionando solo i tifosi laziali; ma anche e soprattutto i giocatori. Una era outsider all’inizio ma adesso non può più nascondersi. L’altra outsider non lo è mai stata e non può certo nascondersi ora. Questo almeno fino a che (e sempre ammesso che) nel frattempo non venga fuori tutto il potenziale della Juventus.

Tabellino

LAZIO (3-5-2): Strakosha; Luiz Felipe, Acerbi, Radu; Marusic, Milinkovic, Leiva (79′ Cataldi), Luis Alberto, Jony (62′ Lazzari); Caicedo (62′ Correa), Immobile. A disposizione: Adekanye, A.Anderson, D.Anderson, Bastos, Guerrieri, Lukaku, Parolo, Patric, Proto, Vavro. Allenatore: Inzaghi.

INTER (3-5-2): Padelli; Godin (86′ Sanchez), de Vrij, Skriniar; Candreva (76′ Moses), Vecino, Brozovic (76′ Eriksen), Barella, Young; Lautaro Martinez, Lukaku. A disposizione: Agoume, Bastoni, Berni, Biraghi, D’Ambrosio, Handanovic, Ranocchia, Stankovic, B.Valero. Allenatore: Conte.

ARBITRO: Rocchi.

MARCATORI: 44′ Young (I), 50′ su rig. Immobile (L), 69′ Milinkovic (L).

NOTE: Ammoniti Leiva, Luiz Felipe, Lazzari, Milinkovic (L); de Vrij (I). Recupero: 2′ e 5′. 

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