L’attenzione della FIFA per le regole

Nicklas-Bendtner

C’è un particolare che forse non sarà sfuggito agli spettatori più attenti di Belgio-Panama. Negli istanti immediatamente precedenti all’ingresso in campo delle due squadre, pronte da lì  a pochi minuti a darsi battaglia nel match valido per la prima giornata del Girone G di Russia 2018, le telecamere andate a curiosare nel tunnel che dagli spogliatori conduce al campo di gioco del Fisht Stadium di Sochi hanno ripreso uno degli assistenti di linea dell’arbitro Sikazwe intento a controllare gli indumenti intimi dei giocatori della nazionale centro-americana.

Una scena, immortalata anche in un video pubblicato sull’edizione online de La Repubblica, che ha incuriosito molti ma che come spiega il noto quotidiano ha in realtà una sua ragione.

Il regolamento della FIFA infatti prevede che il colore degli indumenti intimi dei calciatori, t-shirt sottomaglia, slip e scaldamuscoli per intenderci, debbano essere dello stesso colore delle magliette e dei pantaloncini indossati al fischio di inizio dell’incontro.

Un regolamento che i più ingenui potrebbero pensare essere dettato esclusivamente per non confondere l’arbitro del match. Ma non è questa, o almeno non è solo questa, la ragione (sposata anche da La Repubblica) che ha realmente ispirato il provvedimento.

La FIFA è infatti storicamente particolarmente attenta a tutelare i suoi sponsor e non accetta dunque di buon grado che i giocatori in campo siano pronti a pubblicizzare marchi concorrenti.

In tal senso un caso eclatante è stato quello del danese Nicklas Bendtner che in occasione di Euro 2012 fu multato per aver festeggiato in gol al Portogallo alzando la maglia (la divisa della Danimarca quel giorno era completamente rossa) quel tanto che bastava a mettere in mostra uno slip di colore verde che richiamava senza troppe allusioni una famosa società di scommesse il cui nome per altro figurava in bella vista sull’elastico. Il gesto costò all’ex centravanti, tra le altre, di Arsenal e Juventus ben 100 mila euro nonostante il ricorso in appello.

Alla FIFA c’è dunque una grande attenzione alle regole. Si, ma per quelle del marketing.

 

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