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Empoli-Inter: chi è Davide e chi Golia? La domanda nasce spontanea perché la partita del Castellani ha evidenziato un divario tecnico-tattico che sfida qualsiasi logica. I valori in campo sono apparsi evidenti sin dalle battute iniziali: era la squadra toscana a tenere le fila di un gioco fatto di possesso palla, tecnica e buone individualità. Cose che ci si aspettava facesse l’Inter.

La squadra di Mister Sarri ha l’età mediapiù bassa del campionato (25 anni). Una  mancanza di esperienza che non traspare affatto e che sabato ha finito per evidenziare la fatica generale e la mancanza di iniziativa tattica collettiva ed individuale di una squadra, quella nerazzurra, fatta anche di campioni.

Mr. Mancini, tecnico che nella sua giovane carriera in panchina ha vinto ovunque abbia allenato, ha da sempre nella sua filosofia di gioco l’esplosivo mix qualità-quantità. Ma forse ha anche il difetto di ragionare troppo spesso profilando i giocatori per necessità anziché per attitudini. Cosa che, al contrario, potrebbe forse aiutare la compagine milanese a raggiungere un terzo posto sempre più lontano. Guarìn privato delle sue ripartenze fatte di fisicità; Medel chiamato ad interdire il gioco ma anche ad impostarlo (cosa che fa con eccessiva laboriosità); D’ambrosio che sbaglia diversi appoggi  con il suo piede debole, il sinistro. Sono tutti aspetti che nell’arco dei 90 minuti influiscono se ci sono  in palio i 3 punti  che pesano come un macigno. A fine gara il possesso palla è 60%-40% in favore dei toscani con 14 tiri totali e 10 corner (per l’Inter invece 7 tiri totali e 3 corner). Mancini è un allenatore che sicuramente riuscirà a gestire un gruppo di professionisti internazionali. La sua mano è visibile sotto molti aspetti. Ma sabato è stato evidente un passo indietro nella crescita di una squadra che ha potenzialità forse più sulla carta che sul campo. Perché le insidie, che aleggiano dietro l’angolo, si chiamano carenza di spirito di sacrificio, di abnegazione alle direttive e mancanza di spirito di adattamento. La tattica del Mancio ha creato sabato grossi buchi a centrocampo ed  un’incapacità di ripartenza spesso dovuta alla mancanza di rifornimento di palloni giocabili dai reparti arretrati. Alla lunga il mister dovrà essere pragmatico e coerente nel valutare i suoi giocatori senza considerarne il nome ma solo la prestazione dalla domenica all’allenamento settimanale. Difficile quando si allenano fior di campioni. Ma decisamente nelle corde del Mancio, sempre abituato da allenatore ad avere a che fare con una mensa ricca ed a cavarne il massimo. Perché il Mancio è psicologo e manager ancor prima che allenatore.

Sarri è invece sempre stato un uomo di campo. Il suo percorso parla chiaro. Partito dalla seconda categoria è arrivato sino in Serie A giocando con entusiasmo e cavando fuori il massimo valore dal gruppo a disposizione in maniera costante. Il valore del tecnico è riconosciuto anche dagli ex giocatori, vedi Saponara, disposti a rinunciare a compensi maggiori sapendo di poter contare su di un allenatore di livello in grado di farli rientrare nel giro che conta. Fluidità di manovra (Verdi e Valdifiori), movimento corale (Tonelli e Pucciarelli) e “ lavoro sporco”  (Mchedlidze) portano invece l’Empoli ad un passo dalla vittoria che, come commenterà Sarri a fine partita, non arriva perché è evidente in effetti l’incapacità di trovare la via del gol. Forse l’unica pecca degli azzurri. Gol che l’anno passato arrivavano da Tavano e Maccarone  (72 anni in due ) entrambi in panchina contro l’Inter. Un plauso va fatto ai collaboratori di Sarri , Calzola e Martusciello, che a quanto pare uno sulla parte difensiva ed il centro attacco stanno plasmando una squadra che comincia comunque ad intimidire non solo le pretendenti alla lotta salvezza.

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