La rivoluzione CSKA Mosca

La sconfitta del CSKA Mosca all’Olimpico contro la Roma non deve impressione. Puntali e precise le parole dell’allenatore Viktor Goncharenko: “Questa sconfitta per noi è un’ottima lezione, non avevamo abbastanza esperienza in campo”.

Lui ne sa qualcosa, visto che nel settembre 2008 durante Real Madrid-BATE Borisov, divenne a 31 anni l’allenatore più giovane a prender parte a una partita della fase a gironi di Champions League, detenendo tale record fino al mese scorso (esordio di Nagelsmann in Shakhtar Donetsk-Hoffenheim, ndr). Dopo aver lanciato i gialloblu, e la Bielorussia in generale, nel calcio che conta, ecco l’arrivo in Russia nell’ottobre 2013: Kuban, Ural, Ufa e una piccola parentesi da collaboratore di Leonid Slutsky al CSKA Mosca fino a dicembre 2016, quando viene scelto come suo erede dai moscoviti.

Da allora una crescita continua fino alla scorsa giornata di Champions, dove la vittoria contro il Real Madrid resta di fatto il punto più alto mai raggiunto dal CSKA Mosca negli ultimi anni, dopo la splendida cavalcata in Europa League dello scorso anno chiusa soltanto contro l’Arsenal ai quarti di finale dopo aver chiuso da terzi il girone di Champions League ed aver eliminato Stella Rossa ma soprattutto il Lione, vincendo la sfida di ritorno in Francia. Una gara che aveva messo in mostra qualcosa che oggi sembra far parte della quotidianità.

In estate diversi addii importanti: dai talentuosissimi Aleksandr Golovin e Vitinho alla storica colonna formata da Ignashevich e dai fratelli Berezutski: assieme al portiere Akinfeev, ancora in rosa, tutti e quattro titolari nella finale di Coppa UEFA del 2005 vinta dal CSKA Mosca contro lo Sporting Lisbona, unico trofeo internazionale nella bacheca dei moscoviti. Acquisti mirati ma soprattutto giovani, che faranno lievitare l’età media dai 29 dello scorso anno a 23,5 anni, seconda solo all’Ajax.

Sistema di gioco quel 3-4-2-1, che diventa 3-5-2 a seconda delle fasi di gioco, che permette un certo equilibrio fra i vari reparti, soprattutto per correggere quegli errori di gioventù che possono accadere quando si ha a che fare con i giovani. Eppure i risultati arrivano: dopo la vittoria in supercoppa contro i cugini della Lokomotiv Mosca grazie ad una rete del centrocampista classe 1998 Khtag Khosonov, secondo posto, a pari merito col Krasnodar, a -6 dallo Zenit capolista e la miglior difesa, con sole cinque reti subite: merito dell’assetto a tre formato composto da Nikita Chernov (1996), dal brasiliano Rodrigo Becão (1996) e dall’islandese Hörður Magnússon (1993), con un passato in Spezia, Cesena e Juventus. Il tutto curato anche dai contributi dei più esperti Mario Fernandes, naturalizzato colonna anche in nazionale, e Kirill Nababkin, l’unico trentenne assieme ad Akinfeev e Vasin nella rosa del CSKA Mosca: per il resto cinque over 25 (Dzagoev, l’ex palermitano Abel Hernandez, Schennikov e i già menzionati Fernandes e Magnusson) e una ventina di “Giovanissimi” perfettamente integrati in rosa.

I più interessanti? Sicuramente il terzetto, quest’oggi impegnato, formato dal centravanti Fedor Chalov (1998), con 9 reti in 14 partite sin qui disputate, dal croato Nikola Vlašić (1997), in prestito dall’Everton, e dall’islandese Arnor Sigurdsson (1999), probabilmente il prospetto più interessante dell’isola dei Geyser. Tanta tecnica per non dare riferimento e servire Chalov, da molti indicato come uno degli attaccanti più forti di sempre del calcio russo. Inoltre una serie di altri elementi come Ilzat Akhmetov (1997), centrocampista d’origine kighiza, lo sloveno Jaka Bijol (1999), Ivan Oblyakov (1998) il portiere Ilya Pomazun (1996) contro la Roma all’esordio assoluto e autore di qualche bell’intervento.

La sconfitta con la Roma non deve far allarmare: fermo restando che ancora non tutto è chiuso, nella peggiore delle ipotesi possono aprirsi le strade dell’Europa League, dove i soldati e Goncharenko hanno un conto in sospeso: il piazzamento più importante per un club russo dai tempi della Coppa UEFA dello Zenit, è anche attraverso i giovani che si può cementificare una certa propensione europea. Goncharenko spera di riuscirsi senza però disdegnare il campionato, dove i suoi ragazzi sono nelle zone altre e hanno ampissimi margini di miglioramento. Intanto contro la Roma c’era anche qualche scout allo Stadio Olimpico.

Marco Aurelio Stefanini

Marco Aurelio Stefanini

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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