3 min readLa rivincita di Monchi

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23 Agosto 2020 Off Di Giorgio Catani

C’è chi sostiene che la vita cominci veramente dove finisce la propria zona di comfort. O almeno, è questa una delle massime che da sempre caratterizzano la dottrina sulla crescita professionale. Che deve, a modo suo, aver sposato anche Ramón Rodríguez Verdejo, in arte Monchi, quando il 30 marzo 2017 ha deciso di salutare la sua Siviglia per assumere, il successivo 24 aprile, il ruolo di Direttore Sportivo della Roma.

I giorni romani di Monchi

È difficile ancora oggi, seppur a mente fredda, riuscire ad analizzare l’operato capitolino del Leone di San Fernando. Sotto la direzione di Monchi la Roma ha infatti ritrovato la Champions League raggiungendo per altro la semifinale nell’edizione 2017-2018. Ma soprattutto la sua gestione ha portato nelle dissestate casse del club plusvalenze per circa 69 milioni di euro, frutto del differenziale tra i 265 milioni spesi per i movimenti in entrata ed i 334 incassati dalle cessioni.

Certo, i vari Karsdorp, Pastore, Nzonzi sono giocatori che hanno reso ben al di sotto, per utilizzare un eufemismo, delle attese e soprattutto dell’investimento fatto per portarli a Trigoria. Ma a Monchi si devono anche gli arrivi di Kolarov, comunque decisamente utile alla causa giallorossa in questi anni, e soprattutto Pellegrini e Zaniolo (colpo strepitoso) che ad oggi rappresentano probabilmente il vero patrimonio della Roma targata Friedkin.

Eppure non provate a nominare ad un tifoso romanista il nome di Monchi. Il dirigente andaluso viene infatti considerato sulla sponda giallorossa del Tevere come il principale artefice del dissesto finanziario di un club che tuttavia, fatti alla mano, non naviga certo nell’oro da almeno due decenni ormai e che nonostante proclami e tante speranze che ogni estate sembrano rinnovarsi non vede in realtà l’ombra di un trofeo da ben dodici anni.

Monchi

I fasti di Siviglia: bravura o fortuna?

Ma il vero Monchi è quello visto a Roma o quello di Siviglia? Qui subentra un fatto incontrovertibile: riportata la barca in un porto più familiare, quello della propria zona di comfort per intenderci, Ramón Rodríguez Verdejo, in arte Monchi, è subito tornato a vincere.

Consumato in fretta e furia il matrimonio con la Roma, il 17 marzo 2019 Monchi ha fatto rientro alla base; in quel Siviglia che sotto la direzione del Leone di San Fernando ha appena messo in bacheca la sesta Europa League della sua storia in altrettante finali disputate negli ultimi 15 anni. E nella vittoria di Colonia la mano del DS è piuttosto. Così come era accaduto nelle cinque precedenti occasioni.

Perché eccezion fatta per la parentesi romana, Monchi è Direttore Sportivo del club andaluso dal 2000. Anni in cui sotto la sua gestione, sono passati per la prima squadra talenti della cantera quali, tra gli altri, José Antonio Reyes, Sergio Ramos, Diego Capel, Jesús Navas e Alberto Moreno; e talenti acquistati altrove e rivenduti al astronomiche come i vari Dani Alves, Luís Fabiano, Júlio Baptista, Álvaro Negredo e Federico Fazio. Una gestione che ha fruttato al Siviglia 10 trofei (due Coppe del Re, una Supercoppa di Spagna, una Supercoppa Europea e per l’appunto sei Europa League) e portato nelle casse del club circa 300 milioni di euro dalle cessioni regalando così a Monchi l’appellativo di “Cassiere di Siviglia”.

Monchi
Ramon Rodriguez “Monchi” (Photo by Aitor Alcalde/Getty Images)

Nella fase finale dell’Europa League 2019-2020 il Siviglia di Lopetegui (altra scommessa vinta dal DS) è sempre sceso in campo con un undici titolare targato Monchi. Oltre ai veterani Banega e Jesus Navas sul rettangolo verde c’erano regolarmente dieci dei tredici acquisti effettuati da Monchi nelle due sessioni di mercato avute a disposizione dal suo ritorno in Andalusia.

Parliamo del portiere Bounou (prestito); di Diego Carlos (15 milioni), Koundé (20) e Reguilon (prestito) in difesa; Fernando (4,5) e Joan Jordan (14) a centrocampo; Ocampos (15), Suso (24) e En-Nesyri (20) in attacco con quest’ultimo rimpiazzato nell’atto finale da De Jong (15) autore del gol che ha regolato lo United in semifinale e soprattutto di una doppietta nel 3-2 rifilato all’Inter. L’unico colpo fallito da Monchi in questi 18 mesi è stato Rony Lopes, pagato 23 milioni di euro (uno dei più costosi) e presto girato al Nizza per non fargli perdere valore.

A conti fatti, con Monchi tornato a dirigere le operazioni il Siviglia ha ritrovato la Champions League (conquistata sul campo ancor prima che grazie alla vittoria di Colonia), ha messo in bacheca l’ennesima Europa League e soprattutto ha messo in vetrina un gruppo di giocatori destinato a fruttare milioni di plusvalenze. La vera specialità di Monchi. E non può essere sempre e solo una semplice questione di fortuna.

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