2 min readLa rinascita della Seleçao

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12 Novembre 2016 Off Di Marco Aurelio Stefanini

All’appello mancava solo il “Relato” tipicamente latino (i soci Triolo e Adani comunque non ci hanno annoiato). Le urla del popolo di Belo Horizonte in festa, nello stesso posto dove soltanto due anni fa si era consumato il “Mineirazo”. Una vittoria pazzesca contro l’Argentina (quinta consecutiva che porta la Verdeoro in testa al girone sudamericano con 24 punti) che certifica che i tempi in cui si diceva “Il Brasile più scarso di sempre” sono ormai alle spalle. Uno degli artefici di questa rinascita è certamente il commissario tecnico di origine mantovana Adenor Leonardo Bacchi, meglio note come “Tite”.

Autentico profeta in patria, grazie alle vittorie con Gremio, Corinthinas e Internacional (2 Brasileirao, 1 Taça do Brazil, 1 Copa Libertadores, 1 Copa Sudamericana, 1 Recopa Sudamericana, 1 Mondiale per Club) viene chiamato lo scorso giugno per sostituire l’esonerato Dunga al seguito di una Copa Centenario alquanto disastrosa. Con il morale sotto i tacchi, c’era bisogno di innovazione, perfettamente incarnata dal ct che negli ultimi anni è stato in giro per il mondo a visitare i centri di allenamenti di Arsenal e Real Madrid, per cercare di innovarsi nuovamente secondo gli stili europei. Abbinando le sue conoscenze ad una serie di elementi militanti in Europa ma prettamente “sudamericani” per stile di gioco, ne è venuta fuori una squadra molto efficace e apparentemente indistruttibili, addestrata al 4-3-3 con l’aggiunta di una serie di giovani già lanciati durante le scorse olimpiadi.

La difesa, che nelle ultime 5 gare ha subito una sola rete (autorete tra l’altro), ha ritrovato una certa solidità grazie alle ottime prestazioni del portiere giallorosso Alisson e alla nuova coppia centrale Miranda-Marquinhos, con Daniel Alves (totalmente l’opposto di quello visto sino ad ora a Torino) e Marcelo sempre sul pezzo. Nella metà campo invece sono in grande spolvero gli “asiatici” Paulinho (in gol contro l’Argentina) e Renato Augusto, accompagnati dall’esperto Fernandinho che aiuta a rendere la transizione offensiva maggiormente fluida. In avanti invece il trio “Joga Bonito” composto da Coutinho, Neymar e dal giovanissimo Gabriel Jesus ha fatto completamente andare fuori di testa i difensori dell’Albiceleste e che hanno segnato assieme 10 degli ultimi 15 gol messi a segno dai Verdeoro: con Neymar al centro in posizione da falso nove, i due esterni hanno maggiori possibilità di ricevere i palloni per poi provare ad accentrarsi, come ad esempio Coutinho in occasione del primo gol contro l’Argentina. In rampa di lancio il neo acquisto di Pep Guardiola (ora a Palmeiras, raggiungerà Manchester a gennaio) classe 1997 Gabriel Jesus, che per caratteristiche tecniche (in patria molti lo paragonano già a Ronaldo) potrebbe giocare come prima punta. E dalla panchina non mancano elementi: dagli attaccanti Firminio e Douglas Costa, passando per un ritrovato Thiago Silvia e una serie di altri giovani (molti ancora under 20) che potrebbero entrare a breve nel giro.

Dopo anni bui, finalmente tornano tutte le componenti per poter rivedere il Brasile al centro dell’universo calcistico con giocate d’alta scuola, senza dover ogni volta scomodare i mostri sacri del passato. E dopo aver letteralmente distrutto un’Argentina in crisi e alquanto lacunosa, l’obiettivo concreto sarà quello di non sfigurare a Russia 2018, primo vero banco di verità per la nuova generazione di fenomeni Verdeoro.

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