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Doveva essere la giornata del sorpasso della Roma e del rientro in gioco del Napoli. Invece al termine di questi novanta minuti si può parlare di prima mini fuga della Juventus. Passano gli anni, cambiano i protagonisti ma il copione della storia sembra sempre lo stesso. Arriva un momento, che generalmente coincide con la fine di ottobre, in cui la Juventus sembra in grande difficoltà e pronta ad essere facilmente fagocitata da partenopei e giallorossi che non vedono l’ora di spezzare l’egemonia bianconera che da cinque anni ormai caratterizza la Serie A. Poi però sul più bello la spavalderia di campani e capitolini si annichilisce davanti lo strapotere di Madama. Succede spesso che proprio mentre tutti si preparano a celebrarne il funerale la Juventus vinca o stravinca lo scontro diretto. La cosa ferisce psicologicamente la terza antagonista che finisce per inciampare su un ostacolo apparentemente facilmente superabile. E’ quanto è successo anche in questa occasione.

La Juventus balbettante di questo avvio di stagione riceve allo Stadium un Napoli non certo in forma smagliante. La partita sembra imbrigliata e dopo il botta e risposta tra Bonucci e Callejon appare inesorabilmente incanalata verso l’1-1. Poi nella trama irrompe perentoriamente Higuain ed all’estasi della Juve si contrappone la disperazione della squadra di Sarri e di Napoli tutta. I partenopei, che da quando i bianconeri hanno cambiato casa sono sempre tornati da Torino a mani vuote, non solo rimangono fedeli alle recenti tradizioni ma scivolano anche a -7 dalla vetta. Una montagna troppo alta da scalare per chi gioca senza centravanti. Allegri se la ride e da pompiere che era prima del fischio di inizio del big match dell’undicesima giornata si trasforma in piromane spiegando, non a torto, come per la Juventus perdere punti contro il Napoli non avrebbe avuto un contraccolpo significativo in termini di classifica mentre lo stesso non si può dire per la squadra di Sarri dopo essere uscita dallo Stadium con le pive nel sacco. Dopo i novanta minuti di ieri sera ad Allegri e Co. restava solo il fastidio, ma questo il mister bianconero non poteva dirlo, di dover sopportare per un’altra settimana almeno il fiato sul collo della Roma. Perché chi mai avrebbe pensato che la squadra di Spalletti potesse uscire questo pomeriggio dal Castellani con appena un punto?

Chi mastica calcio ignorando le statistiche. Che spesso e volentieri non raccontano la verità. Ma che qualcosa comunque dicono. Come ad esempio il fatto che l’Empoli avrà pure il peggiore attacco della Serie A (appena due reti segnate). Però al contempo ha anche una delle migliori difese del campionato con 13 gol subiti che non sono pochi ma vuol dire anche un solo gol incassato in più di quelli subiti dalla retroguardia giallorossa. Che dalla sua ha un altro problema atavico: l’incostanza. Quattro vittorie consecutive devono aver evidentemente appagato Dzeko e compagni che ad Empoli fanno a lungo la corte alla vittoria senza mai dimostrare però troppa convinzione. Il duello tra le due squadre con i portieri dai nomi impossibili da pronunciare finisce così senza vincitori ne vinti. Sulla carta però. Perché per la Roma in realtà si tratta dell’ennesima occasione persa.

Controller, giornalista, scrittore, blogger di insuccesso. Padre e marito. Laziale da sempre. Sono molto più simpatico dal vivo!

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