Juventus-Lazio, considerazioni da day after

Chi ancora storce il naso è bene che se ne faccia presto una ragione. A rivendicare un ruolo da protagonista in questo campionato c’è anche la Lazio di Inzaghi che interrompe un digiuno che durava da 15 anni espugnando lo Juventus Stadium con grande personalità gridando forte in faccia a tutte le altre pretendenti che per Scudetto e Champions c’è da fare i conti anche con la banda di Inzaghi.

Perché i 19 punti sin qui conquistati, che in attesa dell’Inter valgono, a pari punti proprio con i nerazzurri e la Juventus, il secondo posto in classifica a 5 lunghezze dal Napoli capolista, autorizzano a sognare in grande. Questa Lazio è forte e bella da vedere. Questa Lazio è solida; è organizzata; è consapevole.

Se quello dello Stadium doveva rappresentare per la banda di Inzaghi l’esame di maturità, possiamo dire che la Lazio lo ha superato a pieni voti. Immobile e compagni sono saliti a Torino con il piglio della grande squadra; atteggiamento giusto e giustificato dall’incredibile cammino che i biancocelesti hanno iniziato lo scorso 13 agosto conquistando la Supercoppa italiana proprio ai danni della Juventus.

L’inizio di partita dei biancocelesti è stato in sordina ma mai si è avuta l’impressione di una squadra remissiva come invece era accaduto nelle ultime uscite a Torino dei capitolini. Il gol incassato non ha scomposto eccessivamente la Lazio. Quello del pari siglato da Immobile in apertura di secondo tempo l’ha invece definitivamente sbloccata. Una volta trovato il pari ed alzati ritmo e baricentro le fragili certezze della Juventus  hanno cominciato a sgretolarsi. Ma di questo parleremo più avanti.

Chiudiamo prima il nostro elogio alla Lazio; ed ai suoi interpreti. Partendo da Strakosha che a Salerno sembrava un portiere di bassa lega e che invece in questo biennio in biancoceleste sta dimostrando di essere un numero uno. Il rigore parato allo scadere a Dybala è solo la ciliegina sulla torta. Una prodezza arrivata dopo tre interventi spettacolari (compresa la respinta sul tiro di Higuain da cui nasce il gol di Douglas Costa).

De Vrij è il difensore che la Juventus avrebbe dovuto accalappiare un secondo dopo aver venduto Bonucci. Chi in estate si disperava al pensiero di perdere Biglia e Keita ignorando il contratto in scadenza dell’olandese è solo un esteta che poco bada alla sostanza. La personalità di Leiva ha già fatto dimenticare la partenza di Biglia. Il brasiliano non è certo un regista ma a trattare il pallone con cura ci pensa Luis Alberto, vera sorpresa di questa stagione.

E poi ci sono i vari Parolo, Radu, Lulic, Milinkovic e Immobile. Lo stesso Bastos che ancora una volta ha annullato Higuain. Gli infortunati Basta e Lukaku. Anche Patric, Caicedo, Murgia e compagnia stanno dimostrando che a certi livelli ci possono tranquillamente stare.

E non si devono dimenticare poi Nani, ancora a mezzo servizio, e Felipe Anderson, ancora non pervenuto a causa di un fastidioso infortunio. Insomma, c’è chi ha ancora il coraggio di dire che il limite di questa Lazio è la coperta corta? Sarebbe forse opportuno cominciare a riconoscere i meriti dell’eccellente lavoro svolto da Lotito e Tare.

Sicuramente non si fa più fatica a riconoscere invece quelli di Simone Inzaghi. Se la Lazio fila che è una meraviglia il merito è senza ombra di dubbio anche, se non principalmente, del suo timoniere, attualmente nella Top 4 dei mister nostrani insieme a Sarri, Allegri e Spalletti.

Inzaghi ha la grande capacità di cucire il ruolo sulle caratteristiche del singolo. Lo ha fatto con Milinkovic; lo ha fatto con Luis Alberto. Lo ha fatto nel complesso disegnando una Lazio che gioca un calcio propositivo ed allo stesso tempo equilibrato dove tutti sanno perfettamente ciò che devono fare.

Il centrocampo della squadra di Inzaghi è probabilmente tra i più completi del nostro campionato. Ha sostanza, muscoli, centimetri e qualità. La partita dello Stadium lo ha dimostrato. Nonostante Allegri, un po’ per obbligo un po’ per scelta, abbia deciso di schierare la Juventus gettando nella mischia due giocatori di gamba, Matuidi e Khedira, accanto a Bentancur in un centrocampo a tre che solo un’altra volta si era visto in stagione. Quando nella ripresa si è alzato il ritmo e c’è stato bisogno di fisicità e qualità, la linea mediana della Lazio ha avuto la meglio.

Del resto Bentancur se deve schermare la difesa non ha lo stesso peso di un Marchisio o di un Leiva. Così come non ha la stessa confidenza di Pjanic in fase di impostazione. Insistere poi sul pur volenteroso Mandzukic come esterno, uno che non ha il passo di un Lulic o di un Marusic, ha avuto come unico risultato per la Juventus quello di regalare in sostanza alla Lazio un uomo a centrocampo. Sacrificando per altro la qualità.

Che nella Juventus dovrebbero garantire i vari Douglas Costa, Bernardeschi o Dybala. Ecco, i primi due devono ancora dimostrare di valere almeno una parte delle decine di milioni spesi dai bianconeri per portarli alla corte di Allegri. L’argentino invece, pur non incidendo significativamente (rigore a parte) sugli equilibri del match una volta entrato in campo, ha comunque confermato di essere un elemento imprescindibile per la Juventus. Che ha forse un po’ esagerato nel pensare di potersi permettere il lusso di ripetere con la Lazio lo stesso copione recitato nel match con il Chievo dove Dybala entrò nella ripresa con un impatto devastante.

Probabile tuttavia che Allegri facesse molto affidamento sulle statistiche. Non solo quelle riguardanti gli ultimi incroci tra Juventus e Lazio in Piemonte (sei vittorie bianconere nelle ultime sei sfide con zero gol subiti); ma soprattutto quelle riguardanti Higuain, 12 gol in 8 sfide con i biancocelesti comprese una tripletta e due doppiette. Il Pipita è invece la vera incognita di questo avvio di stagione della Juventus. La controfigura del bomber che tutti conosciamo. L’emblema dei malanni diffusi dei bianconeri.

Che dopo due anni interrompono la striscia di imbattibilità allo Stadium. Un impianto che dall’11 settembre 2011, data della sua inaugurazione, è stato espugnato in Serie A in sole tre occasioni. Ecco, forse la sintesi perfetta di questo Juventus-Lazio è tutta qui.

Giorgio Catani

Giorgio Catani

Controller, giornalista, scrittore, blogger di insuccesso. Padre e marito. Laziale da sempre. Sono molto più simpatico dal vivo!

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