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Due partite valide per la qualificazione al prossimo Mondiale in Russia nel 2018, giocate contro Spagna e Macedonia in maniera totalmente diversa, con scelte in controtendenza tra Giovedi e Domenica e risultati, alla fine, positivi. Giampiero Ventura sta incontrando le prime difficoltà nella gestione della nazionale Italiana ,nelle convocazioni e nel fronteggiare alcuni atteggiamenti sbagliati. Giovedi, contro una Spagna apparsa in forma smagliante, Ventura ha deciso di affidarsi ad un modulo protettivo, con De Sciglio e Florenzi molto bloccati formando quasi una difesa a 5, e un centrocampo con poca qualità e tanta corsa. Panchina per Verratti, spazio a De Rossi, Montolivo e Parolo, Con Eder e Pellè in avanti a battagliare con la difesa degli iberici. La partita ha visto uno snervante possesso palla degli spagnoli, sempre in totale controllo della gara, capaci di sbloccare il risultato solo grazie ad un errore di Buffon, ma sempre pericolosi. De Rossi ha quasi fatto il centrale di difesa insieme a Bonucci, toccando meno palloni di Pellè, buttato avanti nella impossibilità di calciare verso la rete avversaria. Parolo ha cercato di contrastare l’estro di Silva e Iniesta, con scarsi risultati. Montolivo ha provato a dare ordine, senza mai riuscire a imprimere un ritmo accettabile alle azioni azzurre, fino allo sfortunato infortunio che gli farà saltare mezza stagione. Quando il capitano rossonero è stato costretto a lasciare il campo, la scelta è caduta su Bonaventura, che ha provato a fare da collante tra un centrocampo schiacciato sulla trequarti difensiva e un attacco incapace di imbastire un contropiede significante. Dopo il gol subito, la reazione di orgoglio dei ragazzi di Ventura ha portato al pareggio, che rimane un lampo nel deserto in una partita di sofferenza. Ottenuto il punto contro Diego Costa e compagni la sfida con la Macedonia doveva essere quella del riscatto, in cui l’Italia avrebbe dovuto imporre da subito un ritmo alto e il proprio gioco sugli avversari meno quotati. Ancora una volta, però, Ventura sorprende con le scelte, sopratutto a centrocampo. Via Florenzi e dentro Candreva, decisamente più offensivo del giallorosso e meno propenso a coprire. Fuori De Rossi, Parolo e Montolivo e dentro Verratti, Bonaventura e Bernardeschi. Fuori Eder e Pellè, epurato dopo il brutto gesto con Ventura seguito alla sostituzione contro la Spagna, e dentro Belotti ed Immobile. Praticamente un 3-1-2-4 con De Sciglio e Candreva quasi sulla stessa linea delle punte per tutto l’arco della gara. Centrocampo ovviamente regalato agli avversari, che senza fare niente di eccezionale, hanno trovato spazio centralmente mettendo in difficoltà il trio Bonucci, Barzagli e Romagnoli, ogni qualvolta riuscivano a triangolare con Nestorovski, Pandev e Alioski. Dopo aver trovato il vantaggio con Belotti, la squadra di Ventura ha smesso di riuscire a giocare la palla, e quando il centravanti del Palermo ha pareggiato la gara ha staccato la spina, subendo addirittura il gol del 2 a 1 sempre con inserimenti centrali. Non è un caso che l’ingresso di Sansone e Parolo abbiano dato un equilibrio nuovo in mezzo al campo, e per 20 minuti l’Italia ha giocato anche benino, trovando soluzioni sugli esterni e trovando i 2 gol che le hanno permesso di ottenere 3 punti, solo allo scadere. Fuori da ogni dubbio che non si riuscirà sempre nell’impresa di rialzare le gare, specialmente contro squadre più blasonate e più forti della Macedonia, per cui urge trovare il bandolo della matassa al più presto. Consegnando definitivamente le chiavi del centrocampo azzurro a Verratti, che è sicuramente il calciatore più talentuoso della Nazionale, attendendo il rientro di Marchisio e valutandone le condizioni fisiche e smettendo di snaturare giocatori facendogli fare magre figure, leggasi Bernardeschi. Il talento della Fiorentina è un esterno di centrocampo offensivo, e non è in grado di interpretare il ruolo di mezz’ala, sopratutto per quanto riguarda la fase difensiva. Il fianco destro della squadra, composto dal giovane azzurro e da Candreva è stato una spina nel fianco per tutta la gara, fino a quando De Sciglio non si è spostato da quel lato a dare man forte a Barzagli e Parolo si è messo in mezzo a filtrare i palloni centrali giocati dai mediani Macedoni. E’ il momento di trovare chiarezza e ruoli definiti. La qualificazione è alla portata degli uomini azzurri, che hanno dimostrato comunque un gran carattere e delle buone individualità, con Belotti ed Immobile sempre imprevedibili e che si completano in maniera soddisfacente. In attesa di una chiamata per Balotelli, che sta ben facendo con il suo Nizza. Una parola va spesa anche per Graziano Pellè, autore di un ottimo Europeo, vanificato da quella scenetta al limite del ridicolo prima del rigore tirato a Neuer. Il gesto dell’attaccante pugliese, è da censurare, e la decisione dello staff azzurro di rimandarlo a casa un’ottima cura di errori come questo. Non bisogna sbagliare bruciando l’unico vero centravanti che l’Italia in questo momento offre. L’altezza, la forza fisica e l’abitudine al gol di Pellè saranno un’arma importante per il prosieguo delle qualificazioni. Magari resettando questo momento no, e tornando ad offrire le prestazioni degli ultimi anni, il numero 9 azzurro potrà tornare ad essere decisivo come fatto negli ultimi tempi.

Articolista con passione per lo sport. Tifo Messina da quando parlo e sono trapiantato al Nord per esigenze lavorative.

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