Istanbul Başakşehir, la nuova Turchia che avanza

L’Istanbul Başakşehir ai più potrebbe non dire molto. Ma il club turco da qualche stagione a questa parte sta recitando un ruolo da protagonista nella Super Lig turca ed ora che si appresta ad affrontare i preliminari di Champions League grazie ad un campionato chiuso la scorsa stagione al secondo posto a sole quattro lunghezze dai campioni del Besiktas, proverà ad aggiungere nuovi capitoli alla propria incredibile storia.

Il Başakşehir, unica squadra di Istanbul (su 5) a portare il nome della città nella denominazione ufficiale, è nato dalle ceneri di una vecchia società, l’Istanbul Buyksehir Belediyesi, promossa in Super Lig nella stagione 2013-14. A chi si stesse chiedendo come mai una squadra appena promossa nel massimo campionato turco dopo anni ed anni di fatiche abbia dovuto dare forfait, possiamo anticipare che la risposta è in realtà molto semplicemente. Tutta colpa della politica che in Turchia ha un’ingerenza significativa anche nello sport ed in particolare nel calcio.

Il vecchio Istanbul Buyksehir Belediyesi, di proprietà comunale, giocava nel meraviglioso Ataturk, teatro della finale tra Milan e Liverpool di Champions League del 2005. Uno stadio da 80 mila posti che i “Gufi grigi”, unico gruppo ultrà del club, occupavano solo per la decimillesima parte, peraltro intonando cori politically correct, usanza che in Turchia non è sempre rispettata. Nel 2013 il candidato sindaco Sarigul inserì nel proprio programma elettorale l’abolizione di questo club. Nonostante la sconfitta alle urne di Sarigul il disegno trovò comunque compimento grazie allo sfidante Topbas che decise di ascoltare i desiderata della cittadinanza tagliando i finanziamenti e cancellando di fatto il Buyksehir Belediyesi.

Nonostante la scelta del neosindaco, il grattacapo della promozione in SuperLig della vecchia società rimaneva un punto oscuro della vicenda. A sciogliere ogni dubbio fu Erdogan, leader dell’AKP (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo), che dalle ceneri del Buyksehir Belediyesi diede nuova forma al club costituendo il 5 giugno del 2014 l’Istanbul Başakşehir e regalando ai tifosi un nuovo stadio da 17 mila posti dotato di tutte le omologazioni UEFA ed intitolato a Fatih Terim. Proprio durante l’inaugurazione del nuovo impianto, in una partita che vedeva in campo varie personalità di spicco non necessariamente legate al calcio, Erdogan siglò una tripletta con la maglia della nuova squadra. Da quel momento l’ascesa del nuovo club di Istanbul è stata impressionante. In punta di piedi e sottotraccia, la scelta di affidare la panchina a Abdullah Avci, ex commissario tecnico della Turchia che non ottenne il pass per Euro 2012 e contestato da tutti i tifosi per le sue presunte smanie difensiviste, si è rivelata invece sin da subito giusta.

Sin dal primo anno Avci è infatti riuscito a dare una identità di gioco alla sua squadra, ottenendo subito un quarto posto meritato che è valso l’accesso ai preliminari di Europa League. Il sogno di entrare in Europa si è infranto quell’anno contro l’AZ Alkmaar nel terzo turno preliminare ma il processo di ascesa era ormai avviato. Avci si è ripetuto anche la stagione successiva, in tutti i sensi. Quarto posto in campionato ed ancora un’eliminazine, sempre al terzo turno preliminare di Europa League, questa volta per mano dello Shakhtar Donetsk. È però nello scorso campionato che il tecnico turco ha compiuto il vero e proprio miracolo portando il Başakşehir, dopo un girone d’andata dominato e chiuso al primo posto, ad agguantare una inaspettata seconda piazza in classifica con la soddisfazione per altro di aver inanellato vittorie importanti nei derby, di aver raggiunto la finale della coppa di Turchia e, dulcis in fundo, di giocarsi a partire da domani sera le proprie chance di disputare la prossima Champions League.

Ci sarà da battere prima la resistenza del Club Brugge. Se si pensa che l’Istanbul Başakşehir ha una rosa dal valore complessivo di appena 70 milioni di euro ed introiti da diritti tv almeno sei volte inferiori a quelli di Galatasaray, Beşiktaş o Fenerbahçe, il semplice fatto che il club stia riuscendo quanto meno a minare il dominio delle tre sorelle del calcio turco è comunque di per se già un successo. Acquisti e trattative del mercato estivo lasciano poi ben sperare per il futuro. Oltre ai “senatori”: Babacan e Emre Belozoglu, gli arrivi di Adebayor, Elia, Clichy, e Chedjou, gli obiettivi per il definitivo salto di qualità sono di quelli da far tremare i polsi. Ashley Young sarebbe la punta di diamante in un attacco che promette scintille. Wesley Sneijder invece, se alla fine tra un tentennamento e l’altro dovesse decidere di salutare il Galatasaray ma rimanere comunque ad Instabul sposando il progetto Başakşehir, potrebbe essere veramente l’uomo della svolta.

Il Başakşehir ad Istanbul sta pian piano diventando un movimento culturale; un modello. Sopratutto per quei giovani che non vivono per la ricerca sfrenata della vittoria a qualsiasi costo che attanaglia invece le squadre di blasone come Galatasaray, Beşiktaş o Fenerbahçe. Tifare Istanbul Başakşehir è una festa. Un clima molto diverso da quello di tensione e guerriglia che spesso invece affligge il resto del calcio turco. C’è però una critica che, complici gli ottimi risultati della squadra, inizia a muovere il popolo di Erdogan: l’eccessivo supporto (finanziario) statale. Per questo motivo lo sviluppo del club, anche fuori dal campo, sta diventando uno dei punti cruciali della pianificazione strategica della società. Per creare un Movimento Başakşehir ed invitare anche ad un investimento degli imprenditori privati per mettere a tacere le critiche della popolazione, il presidente Gumusdag sta tentando di avviare una Academy iniziando delle collaborazioni con grandi club europei come City, Chelsea ed Atletico Madrid. La conquista di un posto in Champions League, sicuramente, sarebbe un ulteriore tassello nel processo di crescita di chi in appena tre anni, nascendo con la voglia di correre, ha decisamente bruciato le tappe.

Vincenzo Tripodo

Articolista con passione per lo sport. Tifo Messina da quando parlo e sono trapiantato al Nord per esigenze lavorative.