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I Krakow Dragoons FC sono una squadra di expats di Cracovia. Li abbiamo intervistati.

1. Dunque Edoardo, grazie per la disponibilità intanto. Prima domanda a bruciapelo: in un’intervista, Alex Băcica parla di un progetto nato nel 2015 per gioco. Ci puoi raccontare nel dettaglio come si è arrivati alla nascita dei Dragoons FC?

Il club ha preso il via nel 2015 quando un gruppo di stranieri, che non si conoscevano fra di loro, si sono organizzati su Facebook per una partitella. Da una partita occasionale l’appuntamento è diventato settimanale in relazione alla disponibilità delle persone. Nel 2016, una volta arrivati a formare un vero e proprio gruppo di fedelissimi, è stata presa la decisione di iscriversi al torneo amatoriale denominato “Krakow Sunday Football League”. Nel giugno del 2016 al club è stato dato un nome, un logo e dei colori sociali.

2. Perché proprio il nome Dragoons FC?

Il drago è l’animale araldico della città di Cracovia. Si dice che, molto tempo fa, un drago teneva sotto scacco la città di Cracovia. Tutti i più grandi guerrieri della città provarono a sconfiggerlo, ma fallirono. Solo un contadino, grazie ad uno stratagemma, riuscì a prevalere sul drago: il paesano diede in offerta al drago una capra, secondo la leggenda, con all’interno di questa un tizzone ardente. Il drago divorò l’animale e questo pasto un po’ infausto gli provocò un notevole bruciore di stomaco. La creatura, intenta a placare questo dolore, decise di bere tutta l’acqua della Vistola ed esplose in mille pezzi. Il nostro nome – Krakow Dragoons FC – ricorda la leggenda della città e i nostri colori, ovvero il blu e il nero, rappresentano la città di Cracovia.

3. L’obiettivo dichiarato del presidente Alex era di raggiungere la B Klasa, la più bassa divisione regionale polacca. A che punto procede il progetto?

Krakow Dragoons FC logo
Fonte: Facebook Krakow Dragoons FC

Abbiamo esordito in B Klasa una settimana fa con una sconfitta abbastanza sorprendente. L’impatto è stato bruciante e inaspettato, poiché avevamo esordito con un doppio 6-0 in Puchar Polski (Coppa di Polonia). La stagione è molto lunga, ma i primi test sono incoraggianti e siamo nel complesso positivi per la nostra stagione d’esordio.

4. Ad aprile contavate 18 nazionalità diverse. Sei l’unico italiano?

Non sono l’unico italiano, poiché uno dei capitani storici della squadra è italiano a sua volta. Avevamo fra le nostre fila un altro giocatore italiano, ma ha deciso di ritornare in Italia temporaneamente.

5. Ti si nota talvolta sugli spalti di stadi d’Ekstraklasa. Che idea ti sei fatto del calcio polacco?

Il calcio polacco è franto in due parti: il campionato domestico e la nazionale. L’Ekstraklasa è di un livello parecchio infimo e, a mio modo di vedere, il problema maggiore è rappresentato da allenatori di caratura bassa che praticano un calcio un po’ troppo agée per i tempi che corrono (infatti i risultati nelle coppe europee sono stati tremendi negli ultimi anni). Il livello generale degli atleti non aiuta, ma – secondo un mio personale giudizio – sembrano “allenati male” da un punto di vista prettamente tattico. Il calcio polacco è estremamente fisico, ma “disattento” ad una visione più ampia del gioco, poiché predilige sempre ridurre il tutto ad un duello individuale, rispetto che ad una manovra corale. 
La nazionale polacca, invece, ha elementi di assoluto spicco (pensiamo alle bocche di fuoco di questa squadra come Milik, Piątek e Lewandowski) con un buono scheletro difensivo e un comparto portieri eccellente. Forse manca un riferimento a centrocampo come lo era il miglior Krychowiak, ma nel complesso la Polonia è una squadra che si colloca solo dietro le regine del calcio europeo come valore assoluto.

6. Sul tuo profilo Instagram pubblicasti la foto di una birra olandese, di proprietà in Italia e venduta in Polonia. Scherzandoci su la definisti un po’ la metafora della tua vita, ma cosa vuol dire essere un expat?

Krakow Dragoons FC playing
Fonte: Edoardo Battaglion

Diciamo che questa metafora dice moltissimo della mia vita in questo momento. La domanda è parecchio interessante e non sono molto sicuro di poter rispondere in maniera corretta e attendibile. Dal mio punto di vista, sto semplicemente di ricreare ciò che avevo in Italia, cercando di confrontarmi con differenze culturali e linguistiche non indifferenti. Essere expats è come vivere nel limbo, ma ti dà la possibilità di essere estremamente attivo nel tessuto sociale della città. Io ritengo l’esser straniero una concreta occasione per poter crescere dal punto di vista personale e culturale.

7. Avete portato i Krakow Dragoons FC al TEDxKazimierzSalon. Segno di un futuro alternativo al calcio o magari complementare?

Stiamo cercando di affermarci come squadra di expats in primo luogo. Per certo, l’intento successivo è quello di poter diventare un punto di riferimento per gli expats, anche al di là della sfera calcistica. Vogliamo offrire la nostra esperienza e il nostro aiuto ai nuovi arrivati. Inoltre stiamo cercando di dare un messaggio di tolleranza e integrazione in una nazione che di certo non primeggia in questi due fattori. Il razzismo qui è un qualcosa di concreto e vivamente presente. La situazione politica della Polonia non aiuta un processo d’integrazione delle minoranze, nella fattispecie nelle periferie delle grandi città, perciò speriamo di dare all’intera Polonia un’immagine positiva dello “straniero”.

8. A Cracovia esistono i Krakow Dragoons FC nel calcio e i Dragons nel Quidditch (krakowdragons.pl). Pare che anche loro siano nati nel 2016: chi ha copiato chi?

Una volta appesi gli scarpini al chiodo potrei pensare al Quidditch. Non ho davvero idea chi sia nato prima di chi, ma francamente sono rimasto piuttosto sorpreso di trovare una squadra di Quidditch a Cracovia.

9. Giochi da terzino fluidificante titolare. E se ti chiedessimo di raccontare i tuoi compagni di squadra, magari paragonandoli a qualche calciatore professionista?

Krakow Dragoons FC training
Fonte: Edoardo Battaglion

I miei compagni di squadra sono i miei fratelli e non potete immaginare quanto sia importante avere una struttura di questo tipo alle spalle quando sei lontano da casa e dai tuoi affetti. Detto questo, il mio “buddy” è Adrian, il nostro centravanti polacco che padroneggia la sfera come Milik e sfonda le porte come Piątek. Il nostro capitano è Gonzalo, portoghese, e mi ricorda tantissimo Allan del Napoli sia per l’intensità nel pressing a centrocampo, sia per il tipo di fisicità. Gabriel, cileno, è il portiere titolare e l’ho soprannominato “El Gato”, ma ha uno stile molto europeo e ricorda moltissimo Handanović.  Ho un buon rapporto con “El Gato” in campo, nonostante il mio soprannome sia “Pitbull”. Meritano tutti di essere paragonati a dei calciatori professionisti, come Bumba – nato in Angola – che attacca lo spazio come solo Gervinho sa fare. Il mio preferito, in assoluto, è Daniel Silva: è come giocare con il quasi omonimo David Silva. Lo rispetto moltissimo, anche perché è stato l’unico a riuscire a battermi nel test di resistenza pre-stagionale.

E allora grazie a Edoardo Battaglion per il prezioso tempo concessoci e per aver raccontato a Tabser – Talkin’ about soccer la storia dei Krakow Dragoons FC!

Genovese e genoano (pure non in quest'ordine), classe 1997, apprezza particolarmente il calcio minore. Prossimamente in libreria!

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