Loading

Tre anni dopo eccoci nuovamente allo stesso punto di allora. Nella settimane in cui riprenderanno i campionati ci sarà spazio anche per le Coppe in Sudamerica, su tutte la Sudamericana, che si avviano verso gli atti finali. Se per la Libertadores con due super derby in semifinale (il remake della finale dello scorso anno Boca-River e una classica brasiliana fra Gremio e Flamengo) toccherà aspettare ottobre, la Copa Sudamericana invece è in procinto di portarci sul più bello.

Le due semifinali vedono da un lato gli argentini del Colon e i brasiliano dell’Atletico Mineiro (20 l’andata, 26 il ritorno), mentre dall’altro il Corinthians che affronterà l’Independiente del Valle (19 l’andata in Brasile, ritorno il 26 in Ecuador): compagine sconosciuta ai più che negli ultimi anni si è guadagnata tanta credibilità nonché blasone da quelle parti.

Fino al 2009 si conosce ben poco dei negriazules: Nativa di Sangolquí (mezz’ora dalla capitale Quito) la compagine è rimasta ai margini del calcio ecuadoriano per oltre mezzo secolo e soprattutto con colori diversi rispetto a quelli che conosciamo: fino al 2008 infatti il richiamo all’Independiente di Avellaneda è più distinto grazie anche alle divise biancorosse.

L’artefice di questo exploit è l’imprenditore locale nonché vice Ceo del gruppo che gestisce i KFC in Ecuador Franklin Tello, che insieme ad altri decide di investire nella squadra oggi sorpresa Sudamericana. Rapida ascesa ma soprattutto anche una oculata attenzione nei confronti del settore giovanile, attualmente il principale serbatoio della nazionale, sia a livello maggiore che giovanile, dove s’inizia addirittura ad alzare qualche coppa. Scout di tutto il mondo arrivano nel piccolo Rumiñahui da 8mila posti per scoprire i migliori talenti locali. Ne sa qualcosa l’Italia under 20, sconfitta nella finalina per il 3-4 posto proprio dalla tricolor che aveva precedente vinto la Copa America di categoria.

Dopo i primissimi anni di adattamento, c’è subito in certo feeling con le Coppe Internazionali: cinque partecipazioni alla Copa Libertadores e tre alla Sudamericana, culminate con la miracolosa finale del 2016 persa soltanto di misura (1-1 all’Atahualpa di Quito, 0-1 a Medellin) contro l’Atletico Nacional dopo aver buttato fuori in semifinale nientemeno che il favoritissimo Boca Juniors vincendo entrambe le sfide. Lo storico 3-2 alla Bombonera (reti di Luis Caicedo, l’ex Bergamasco Cabezas e Julio Angulo) resta uno dei momenti più importanti del calcio ecuadoriano di sempre assieme alla storica prima volta della LDU Quito del 2009.

Dieci anni di calcio ecuadoriano nell’arco di dieci chilometri. In patria la musica è un poco diversa dalla Sudamericana: tante qualificazioni alla coppe ma soltanto un secondo posto nel 2013 e una bacheca tremendamente vuota che dopo 10 anni ormai consolidati nei posti più alti dell’Ecuador (si fa per dire) inizia a pesare. Questa semifinale di Sudamericana contro un Corinthians sicuramente temibile ma che non fa paura sembra l’occasione giusta. Pochi errori saranno concessi a Miguel Ramirez, promosso in prima squadra dopo tanto lavoro nel settore giovanile che ha prodotto gente del calibro di Alejandro Cabeza, centravanti classe 97, oppure il centrale Luis Segovia o il Mediano Alan Franco.

Tutti elementi (età media della squadra 26,2 anni) pronti a spiccare il volo per mandare avanti questa scuola calcistica. Il 4-2-3-1 molto offensivo ha portato gli ecuadoriani a eliminare l’Union de Santa Fe, i cileni dell’Universidad Catolica, il Caracas e i “cugini” dell’Independiente Avellaneda. Moniti che devono tenere sull’attenti Fabio Carille, allenatore del Timão, che ha la possibilità di vincere l’unica coppa che non ha mai vinto.

Del gruppo della finale di Libertadores sono rimasti solo il terzino Anthony Landazuri e il centrale Fernando Leon e i giovani attaccanti Washinfton Corozo e Alejandro Cabeza, aggregati in quelle partite dove si faceva riposare tutta la prima squadra in vista dell’appuntamento più importante della loro storia. Oggi chiamati a rispondere di quanto imparato da quegli uomini che fecero l’impresa. Nella notte fra il 25 e il 26 settembre a Sangolqui ne sapremo di più.

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

Top