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Esistono da una parte i giocatori comuni, dall’altra i fuoriclasse, i campioni, i top player, chiamiamoli come meglio preferiamo. Messi non dovrebbe essere inserito in nessuna di queste categorie. L’argentino farebbe parte di tutt’altra categoria, quella riservata agli “Dei” del calcio. Messi rispecchia in pieno il prototipo del calciatore perfetto dentro e fuori dal campo. Un “club” esclusivo, riservato ai pochissimi che oltre nonostante la fama e la gloria hanno dimostrato di saper restare uomini umili, non tradendo le proprie origini.

LA NASCITA DI UN MITO

Nato il 24 giugno 1987, la carriera di Messi inizia nel 1995 con il Newell Old Boys di Rosario in Argentina. Il giovane Leo ha da sempre dimostrato di essere una promessa del calcio. Tuttavia, un problema ormonale che lo ha colpito giovanissimo ha messo in seria discussione la sua vita calcistica, alimentando preoccupazione alla sua famiglia. I genitori di Messi non erano in grado di permettersi il costoso trattamento per il loro figlio, ed anche le squadre argentine più ricche non erano disposte a pagare le spese mediche per la giovane speranza del calcio. Nessuno poteva immaginare quanta strada avrebbe fatto quel bambino, ma la sua famiglia e i suoi amici più cari potevano ammirare in lui già delle grandi doti. Sin da piccolissimo si notava il suo attaccamento viscerale al pallone con il quale giocava per ore e non lo lasciava neanche per dormire. Il piccolo Messi, di età e di statura, non avevo nessuna paura quando tra  suoi piedi c’era un pallone. Non aveva timore nemmeno di giocare con i bambini molto più grandi di lui. Un personaggio chiave nella vita di Messi, oltre ai suoi genitori, è la figura della nonna materna Celia. La famosa esultanza ad ogni gol di Leo sono quelle mani al cielo ad indicare proprio lei, la sua tanto amata nonna che lo accompagnava ogni giorno della sua infanzia al campo di calcio. Messi pensa molto a lei e, in un’intervista al Mundo Deportivo di qualche anno fa, dichiarò di essere profondamente triste da quando nel 1998 lei scomparve senza aver mai visto modo di ammirare le “gesta” del suo amato nipote.

L’INIZIO DEL SOGNO

All’età di 13 anni, Lionel Messi ha attraversato l’Atlantico per tentare la fortuna a Barcellona. Dopo la sua prima prova, gli scout catalani si erano già resi conto delle sue grandi qualità. All’età di 14 anni una delle squadre più forti al mondo decide di offrire contratto e trattamento medico all’astro nascente. A causa della carenza di ormoni nelle prime fasi di vita, Messi non ha mai avuto un percorso facile verso la gloria. Questo dimostra che i più alti, più forti, più veloci, non sono necessariamente i migliori in questo sport. Leo invece di scoraggiarsi, ha sfruttato i suoi difetti trasformandoli in vantaggi. Le sue gambe corte gli permettono di cambiare direzione velocemente e mantenere un elevatissimo livello di equilibrio. Nell’ottobre del 2003, pochi mesi dopo che l’Arsenal fa debuttare il gioiello di casa Barҫa, Cesc Fabregas, il Barcellona blinda Messi fino al 2012. Il primo contratto da professionista aveva una clausola rescissoria di 30 milioni di euro, aumentata poi a 80 quando è salito di categoria ed infine elevata a ben 150 milioni solo pochi anni dopo. La sua crescita è stata notevole all’interno Barҫa, passando dal Barcelona C fino alla prima squadra in pochissimi anni. A 16 anni la sua prima apparizione per il Barcellona dei big. Il 1 ° maggio del 2005, il primo gol non ancora diciottenne. Il primo di una lunga lunghissima serie di reti. Da un inizio umile, Lionel Messi ha superato i suoi svantaggi fisici ed è diventato il campione che oggi tutti ammiriamo.

MESSI, IL DIO DEL CALCIO

La grandezza di Leo Messi la conoscono tutti: corsa letale a partire dal centrocampo, grande capacità di dribblare e di pensare prima degli altri come sviluppare un’azione. Da quando eredita la maglia numero 10 del partente Ronaldinho, l’argentino inizia a fare sul serio. Nel primo anno con la maglia più rappresentativa del calcio, segna 38 gol (stagione 2008/09) e da li in poi ogni anno si è sempre migliorato in quanto a realizzazioni fino ad arrivare alle cifre da extraterrestre di ben 73 reti nella stagione 2011-2012. Sul campo insieme alla sua squadra, Messi ha vinto tutto: 8 campionati di Liga, 4 Champions League, 3 Coppe del mondo per club, tanto per gradire. Anche a livello individuale ha vinto tutto e superato ogni record e spiccano su tutti i 5 Palloni d’Oro conquistati. Al di fuori del rettangolo verde Messi un altro primato. Nel 2010 secondo la rivista “France Football Magazine” si trova in cima alla lista dei calciatori più ricchi del mondo, superando David Beckham e Cristiano Ronaldo, con un patrimonio stimato di 110 milioni di dollari. Ma Messi non è il tipo di calciatore o meglio di persona che ostenta la sua ricchezza. I soldi per lui non sono tutto, al centro del suo sistema valoriale rimane sempre la famiglia e l’attenzione ai più deboli. Nel 2007 nasce infatti la Fondazione Leo Messi, un ente di beneficenza che consente l’accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria ai bambini meno fortunati. Messi non ha mai dimenticato le sue origini ed è per questo che tra le varie opere benefiche ci sono gli aiuti stanziati verso la città di Rosario, per la ristrutturazione di un ospedale per i bambini e per il settore giovanile del suo vecchio club.

Fonte: Corriere dello Sport
Fonte: Corriere dello Sport

MESSI, RONALDO E MARADONA

Uno dei quesiti più gettonati nel mondo del calcio del 21 esimo secolo rimane sempre: Leo o Cristiano? Messi da quando si è affacciato al mondo del calcio che conta, ha da sempre dovuto confrontarsi con l’altro “Dio” del calcio moderno, ovvero Cristiano Ronaldo. Ma nella vita reale, Messi e Ronaldo, nutrono  solo una sana concorrenza. Messi e Ronaldo, due dei più grandi giocatori della storia hanno avuto la sfortuna di condividere la gloria. O chissà magari hanno avuto la fortuna di capitare nella stessa epoca, nutriti dalla sana competizione di migliorarsi sempre di più. L’altro paragone costante è con Diego Armando Maradona. Una vita calcistica parallela, fatta di tante similitudini. Anche se Messi ha superato di gran lunga i goal segnati da Maradona, se proviamo a pesare le loro reti la bilancia pesa ancora a favore del Pipe de Oro.  Quando Messi fece un goal molto simile a quello che Maradona segnò a Città del Messico, si parlò enfaticamente di clonazione. Qualche tempo dopo ci fu la “ripetizione” del goal di mano.  Ma è appunto il peso a rendere diversi questi episodi. Maradona  segnò entrambi i goal in una semifinale mondiale contro l’”odiata” Inghilterra, Messi segnò contro squadre di Liga. Messi e Maradona sono figli di un modo identico di concepire il calcio, fatto di estro e fantasia. Se però si esce dal mondo del calcio i paragoni svaniscono. Troppo diversi per carattere e per modo di concepire la vita fuori dal campo.

MESSI E LA NAZIONALE

Ginés Menéndez allenatore U16 della Spagna, a suo tempo dichiarò che avrebbe voluto a tutti i costi convocare il giovane Lionel. Ma fin da piccolo Messi aveva già le idee chiare: mai giocare per la Spagna. Troppo grande era il desiderio di vestire la maglia albi celeste. In fondo Messi fino a prova contraria è Argentino, orgoglioso cittadino di Rosario e delle sue origini e dei suoi affetti. Ma con la maglia argentina le cose non sono andate proprio nel verso giusto fino ad ora. Per carità, è pur sempre il primo marcatore della storia della nazionale con 56 reti, avendo superato il record detenuto da Batistuta, ma è evidente che quattro finali perse fanno male. Messi vorrebbe dare di più alla sua nazione ed è per questo aveva addirittura deciso, in seguito alla sconfitta in finale in Coppa America 2016, di fare un passo indietro e lasciare la nazionale argentina. Ogni tifoso argentino, ma più in generale ogni tifoso di calcio, è stato contento quando Messi ci ha ripensato ed ora fa il tifo per lui, perché è evidente che un traguardo importante con la sua Seleccion lo farebbe diventare il più grande della storia del calcio mondiale.

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