Il cuore di Manchester

Il dualismo di Manchester è una rivalità unica, con pagine di storia più e meno recenti. Da un lato è un prodotto figlio della modernità e della globalizzazione sportiva, dall’altro ha delle radici popolare molto meno note ai più. I derby anglosassoni sono sempre stati ammirati per una presenza atmosferica particolare, le cui conformazioni architettoniche degli stadi, unite alla belligeranza corale, riescono a definire uno spettacolo unico. Non per altro i derby di Manchester, di Glasgow, di Liverpool sono opere calcistiche dove il senso di una rivalità si innesca nei suoi sostrati meno sportivi come la politica o la società.

A Manchester, come in altre metropoli c’è un club per ciascuna estrazione sociale. I due club sono nati essenzialmente per motivi ludici, rispecchiando le conseguenze di una vita difficile come poteva essere quella di fine Ottocento nella Greater Manchester Area. Gli attuali uomini di Guardiola non erano altro che giovani tolti alla strada per evitare che cadessero nella morsa dell’alcolismo, mentre i rivali mourinheschi, all’epoca, si dilettavano nel football dopo aver lavorato in ferrovia. Ovviamente la distinzione marcata tra le due sfere di tifo si è opacizzata negli anni, sbiadendo sotto i nuovi segni del football e di un processo che vede gli stadi di Manchester sempre più pieni di turisti, curiosi e fan di altre squadre. È l’epoca nuova del calcio globalizzato, dove lo stadio non è più tempio esclusivo del tifo ma sito principale di brand marketing e intrattenimento.

Il dislivello nel derby di Manchester si è ridotto da quando Al Mubarak ha acquistato gli Sky Blues nel 2008, spostando gradualmente soldi e campioni all’Etihad Stadium, dal 2004 nuova casa del City. Lo United ha vissuto negli anni con una sorta di tumore cittadino che si alimentava all’ombra dei suoi successi, fino a diventare, nel 2012, campione d’Inghilterra al posto degli stessi Red Devils.

I sogni dei citizens di diventare qualcosa oltre il Manchester United si sono avverati con l’opulenza degli emirati, che ha portato il City ad essere una componente del pacchetto delle big six inglesi; la sfida che adesso è diventata un vero e proprio must del calcio internazionale è una partita che fino a dieci anni fa veniva vissuta con enfasi solo nella contea di Manchester. Meno pubblicizzata e molto poco esaltata per via dei suoi interpreti, il derby di Manchester vanta una storia che inizia il 12 novembre 1881 e che dura fino ad oggi, con tanti anni di assenza (nella storia ci sono state 48 stagioni senza un derby di Manchester). Il Manchester City ha spesso fatto l’altalena tra la First Division e la Second Division (rispettivamente, le attuali Premier League e Championship) e incontrare il Manchester United vincente in Europa con Sir Alex Ferguson era particolarmente difficile. Da un lato c’erano difficoltà e poca luce, dall’altra invece successi e coppe di champagne.

Il Manchester City 

Dopo l’arrivo di una proprietà di origine araba (precedentemente la dirigenza era thailandese) a Manchester le cose sono cambiate. Il City ha smaltito neanche troppo lentamente una rosa poco nobile – prima dei grandi nomi c’erano Rolando Bianchi, Elano, Bojinov e Micah Richards – per far spazio a un sempre più crescente numero di fenomeni. Oggi il Manchester City ha il miglior marcatore straniero della Premier League (Kun Aguero), il giocatore con il valore più alto (De Bruyne, insieme ad Hazard), il secondo portiere più pagato della storia (Ederson) e attualmente l’allenatore con più titoli vinti in carriera (Pep Guardiola). Il Manchester City è una squadra straordinaria che oltre a giocare un calcio meraviglioso riesce anche a essere efficiente sotto l’aspetto della crescita dei giocatori  (Phil Foden e Bryan Diaz su tutti) e a saper imporre la propria filosofia tattica su ogni campo. Merito certamente del maestro Guardiola, l’uomo che più di Mancini e Pellegrini ha cambiato il Manchester City, portando al club una Premier League vinta con 101 punti

Il Manchester United 

Il Manchester United ha dovuto subire negli anni una terribile peste di disorganizzazione, fretta e difficoltà tecniche nel ricostruire il post-Ferguson. Da Moyes all’attuale Mourinho non c’è stato un tecnico che è riuscito a vincere una Premier League. Se non altro, lo Special One al primo anno ha portato a casa tre titoli – di cui uno europeo – e può ancora vantare di aver tenuto il Manchester a galla con tre trofei in due stagioni. Mourinho è uno specialista in questo, perché avendo fallito tante occasioni con il Manchester (anno scorso ben due finali perse) è riuscito comunque a togliersi degli enormi sassolini dalle scarpe. Come quando ad aprile 2018 vinse all’Etihad contro Guardiola, negando la vittoria del titolo in casa ai Citizens e riportando per un periodo la sovranità cittadina all’Old Trafford.

Rivalità internazionale

Definire il prossimo derby di Manchester è complesso, dato che entrambe le squadre sono in un buon momento di forma e reduci sia da un successo in Premier che da uno in Europa. Allo stesso modo, tutte e due hanno una branca di polemica intorno ad esse per questioni metacalcistiche: da un lato Mourinho e le sue risposte plateali al pubblico di Torino, dall’altro il rigore assegnato al City contro lo Shakhtar. La classifica propone un Manchester City in pompa magna primo in classifica e un Manchester United sulla cresta di un rilancio ma comunque al sesto posto. Come tutti i derby la vittoria è sacrosanta per il pubblico prima ancora che per la classifica, ma in un certo senso, visto il clamore internazionale raggiunto dalla Manchester del pallone, il campo acquisirà nettamente una dimensione più interessante del tifo e dell’atmosfera.

Quella di Manchester può essere definita la stracittadina del calcio contemporaneo, dove il nuovo cerca la sovversione del vecchio e quest’ultimo vuole ribadire la sua continuità. Oltre a quella fra i singoli – Guardiola e Mourinho, De Bruyne e Lingard, Aguero e Sanchez – Manchester è una sfida non più solo locale ma globale, che porta in Inghilterra le attenzioni del mondo del pallone. Che sia il Theater of Dreams di sapore shakespeariano o l’Etihad Stadium di matrice moderna e avanzata, il confronto tra le due di Manchester è oramai una questione internazionale.

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