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L’importanza della progettazione sta nel riuscire a guardare avanti; nel pensare, disegnare e muoversi operativamente su un orizzonte temporale pluriennale (nel mondo del calcio) non troppo lungo e comunque sufficiente a costruire oggi il successo di domani. Nulla capita per caso, tutto passa dal lavoro.

Sembrava questo il mantra rossonero in questi ultimi anni. Ed invece il ritorno di Zlatan Ibrahimovic al Milan rischia fortemente di compromettere tutto questo: un percorso di crescita, per altro già fortemente in crisi, rischia di macchiarsi ulteriormente per quello che, almeno sulla carta, sembra essere un errore; un’illusione.

Per carità, le qualità di Ibrahimovic, nonostante i suoi 38 anni, sono indiscutibili. Ma oggi come oggi sembra impossibile possano rappresentare la chiave per condurre alla rinascita il club rossonero. 

Perché Ibrahimovic, che che ne dica lui, non è immortale. E che sia per sei mesi o magari per qualche settimana in più, la sua avventura a Milano è inevitabilmente caratterizzata da una data di scadenza molto prossima; un qualcosa che cozza vistosamente con quel progetto di programmazione e rinascita sbandierato ai quattro venti dalla dirigenza rossonera in questi ultimi mesi. 

Il ritorno di Ibrahimovic al Milan rischia di trasformarsi in un boomerang. Perché per forza di cose Pioli sarà costretto a disegnare la squadra intorno a lui; perché le scelte di mercato (che fine farà ad esempio Piatek?), quelle di gennaio e probabilmente quelle della prossima estate, terranno conto di una presenza ingombrante e finiranno per andare controcorrente rispetto a quanto ideato e sposato nelle ultime stagioni.

Perché nonostante quello di Ibrahimovic sia un ritorno destinato a portare entusiasmo nell’ambiente milanista, il 5-0 di Bergamo ed i limiti tecnico-tattici della rosa a disposizione di Pioli non potranno essere cancellati dall’oggi al domani.

A prescindere dal tragico avvio di stagione, il Milan aveva ormai l’obbligo morale di tentare di ricostruirsi su quei (pochi, è vero) aspetti positivi che lentamente cominciavano ad intravedersi. Giovani, progettualità e pazienza. Questa doveva essere la ricetta. Ed invece adesso torna Ibra. Ed il tentativo di costruire un castello sulla sabbia è che prima o poi c’è da attendersi che la struttura crollerà nuovamente. 

Magari nel brevissimo termine i risultati arriveranno pure. A dispetto dell’età, generalmente dove c’è Ibrahimovic c’è aria di vittoria. Certamente questo Milan ha bisogno di un leader, e lo svedese anche in tal senso può dare il suo contributo. Anche se, come detto, la vera incognita sarà capire per quanto tempo.

E allora non resta che osservare che la pianificazione è probabilmente altra cosa; e più o meno indirettamente l’arrivo di Zlatan va definitivamente a bocciare quanto costruito in estate dalla nuova dirigenza rossonera. Con questa mossa Boban e Maldini sembrano mollare il colpo.

Ed allora diventa lecito chiedersi se sollevare Giampaolo dal suo incarico non sia stata una scelta precoce, se sacrificare (a prescindere da ciò che questo vorrà dire) Piatek non sia forse una scelta azzardata ed ancora se non si corra il rischio di caricare Leao di eccessive responsabilità.

In sostanza, diventa lecito chiedersi se Boban e Maldini abbiano sin qui operato correttamente e non stiano invece correndo il rischio di restare definitivamente vittime della propria confusione ed inesperienza.

Magari a sbagliare (è molto probabile) è chi sta scrivendo queste poche righe. Magari Ibrahimovic salverà capra, cavoli e stagione e tutti vivranno felici e contenti. Fin quando non comincerà nuovamente a farsi largo la convinzione che la programmazione è più frutto del caso che del duro lavoro. E allora magari la storia si ripeterà; come quando nel 2012 proprio Ibra fu messo alla porta per aprire quel nuovo ciclo che ad oggi si può tranquillamente definire fallimentare. 

Comunque, al momento l’unico punto fermo è che Ibrahimovic iz back, come da ore twitta l’account ufficiale del Milan. E allora non ci resta che dire, bentornato in Serie A Ibra.

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