Hoffenheim, capitolo due

Hoffenheim

Una volta era la squadra più odiata di Germania. Poi è arrivato il Lipsia marchiato Red Bull a scalzare dal gradino più alto del podio l’Hoffenheim, squadra che prende il nome dalla frazione di 3mila abitanti di Sinsheim (35mila abitanti, Baden-Württemberg). Dopo 9 anni di militanza in Bundesliga quella che una volta era una squadra simpatia si è guadagnata l’odio, che calcisticamente parlando si traduce spesso in rispetto, degli appassionati tedeschi. Lo ha fatto a suon di risultati; in patria prima e poi, con l’avvento di Nagelsmann, anche in Europa. Traguardi tali che ormai nessuno ha più difficoltà a considerare il club fra i grandi di Germania.

Il primo exploit è targato 2016/2017 quando l’Hoffenheim raggiunge uno storico quarto posto in Bundesliga che significa preliminari di Champions League. Purtroppo fra la corsa verso Kiev ed i ragazzi della Sap (multinazionale di Dietmar Hopp, uno degli artefici della crescita esponenziale ad inizio anni duemila del club nonché main sponsor della squadra stessa) ci si mette il Liverpool di Klopp che poi in Ucraina ci arriverà. Per il gioco espresso l’eliminazione dell’Hoffenheim è quasi bugiarda. Ma tant’è: l’1-2 dell’andata ed il 2-4 ad Anfield portano in dono come premio consolazione la retrocessione in Europa League.

Se durante la doppia sfida coi Reds aveva messo in evidenza il buco lasciato da alcune dolorose partenze nel mercato estivo, su tutte le cessioni di Rudy e Sule al Bayern Monaco, il travagliato avvio di campionato ha fatto tremare i polsi ai più. Alla fine invece Nagelsmann è riuscito nel miracolo portando passo dopo passo l’Hoffenheim ad arrampicarsi fino al terzo posto in classifica ottenuto; piazzamento ottenuto grazie alla miglior differenza reti rispetto al Borussia Dortmund ed al Bayer Leverkusen. Il tutto, tradotto in parole semplici, vuol dire una sola cosa: che l’Hoffenheim il prossimo anno giocherà per la prima volta nella sua storia in Champions League.
Non sarà una stagione semplice. Confermarsi è di per se già complicato. Le nuove aspettative e la posta in palio non fanno altro che rendere tutto ancor più complicato.

Anche perché da quelle parti c’è poco spazio per sognare in grande. Se non siamo ai livelli del Sassuolo resta comunque il fatto il pensiero che accomuna chiunque calchi il campo della Wirsol Rhein-Neckar Arena è sempre quello di essere lì di passaggio. Una regola che vale per tutti o quasi. L’unica eccezione è Nagelsmann, che all’Hoffenheim sembra aver piantato le sue radici.

Del resto è lui l’artefice di questo miracolo teutonico. E’ stata sua la guida sapiente che più volte nel corso stagione ha fatto, disfatto e fatto risorgere dalle ceneri una squadra che a lungo ha veleggiato sulla linea di confine tra l’anonimato e la stagione esaltante.

Smaltita la delusione Liverpool l’Hoffenheim è partito alla grande con due acuti su tutti: la vittoria sul Bayern Monaco, in una delle ultimissime partite di Ancelotti sulla panchina dei bavaresi; poi quella contro lo Schalke, secondo classificato a fine anno.
Il rigido inverno ha incrinato le sicurezze dell’undici di Nagelsmann. Una dietro l’altra a partire da ottobre si contano l’eliminazione dall’Europa (ultimo posto nel girone con Braga, Ludogorets e Istanbul Basaksehir); quella dalla Coppa di Germania per mano del Werder Brema; un lento tracollo in classifica che al giro di boa porta il club di Sinsheim a metà classifica.

Poi, il miracolo: piccole accortezze tattiche (29 gol nelle ultime 11 partite, media di 2 gol e mezzo a gara) e tanta determinazione che a conti fatti non solo hanno consentito di migliorare la precedente stagione da record, ma che soprattutto hanno portato in dote una storica qualificazione alla fase a gironi della Champions League 2017/2018. Stavolta senza che alcun turno preliminare possa spazzare via il sogno.

Il segreto di Nagelsmann è stato puntare tutto su un impianto di gioco stabile (3-4-3 con le sue varianti), mai modificato neanche nei momenti di difficoltà. Rudy e Niklas Süle sono stati rimpiazzati con Florian Frillitsch e Kevin Akpoguma, quest’ultimo di rientro dal prestito al Fortuna Düsseldorf e in grande crescita in tutta la seconda parte di stagione.

Pavel Kaderabeck ha preso il posto di Jeremy Toljan distinguendosi come uno dei migliori terzini della Bundesliga tanto da diventare osservato speciale di diverse squadre italiane. Quando a gennaio hanno salutato anche i gol di Sandro Wagner (dopo una primissima parte di stagione comunque non troppo esaltante) a rimpiazzarlo prontamente è stato Serge Gnabry arrivato dallle parti di Sinsheim senza particolari pretese se non quelle di giocare il più possibile per poter essere richiamato quanto prima alla base dal Bayern Monaco che ad inizio anno ne aveva rilevato il cartellino dal Werder Brema. Cosa che potrebbe avvenire considerato che lo score dell’ala tedesca di origine ivoriana è stato di 10 reti e 7 assist.

A completare l’attacco, Mark Uth e Andrej Kramaric rispettivamente autori 14 e 13 gol, che assieme a quelli Gnabry portano a 37 le reti prodotte dal reparto sulle 66 complessivamente realizzate dall’Hoffenheim: oltre il 50%.

Altri elementi degni di nota? i centrali Benjamin Hubner e Kevin Vogt, un tempo mediano ma ormai uno dei migliori centrali della Bundesliga; il classe ’98 Dennis Greiger, infortunatosi nella parte finale di stagione ma centrocampista dal sicuro avvenire; l’esterno sinistro a tutta fascia Nico Schulz, in crescita nel finale di stagione; e Lukas Rupp, in rosa da due anni ma idolo di casa essendo nato a mezz’ora di macchina da Sinsheim.

Da rivedere invece il “dieci” Kevin Demirbay ma soprattutto Nadiem Amiri, un po’ sottotono durante tutta la stagione ma giovane su cui costruire gli anni che verranno. Senza dimenticarsi dell’ungherese Adam Szalai, gregario ma autore di gol pesanti come quello che ha regalato la vittoria agli uomini di Nagelsmann sul Borussia Dortmund in un match cruciale per le sorti della corsa Champions.

L’Hoffenheim ora non vuole fermarsi. E’ già stato annunciato l’acquisto dell’ex Inter e Parma Ishak Belfodil e la dirigenza è a lavoro per consegnare al mister una squadra in grado di competere per la zona Champions in Bundesliga e non sfigurare in Europa dove i tedeschi finiranno in quarta fascia ai sorteggi. Chissà che a Nagelsmann non riesca un nuovo miracolo.

Marco Aurelio Stefanini

Marco Aurelio Stefanini

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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