I giovani di Mancini: creatività e talento

Strane sensazioni sull’Italia Mancini. Il modo in cui il tricolore calcistico si è ribaltato negli ultimi mesi ha dell’incredibile: dopo la terribile notte di San Siro, tutto il possibile è stato fatto per nascondere la polvere sotto al tappeto cercando di dare più spazio possibile ad un campionato che avrebbe riservato tante sorprese in casa, con il Napoli duellante fino all’ultimo, e fuori, con la Roma ad un passo dalla finalissima di Champions. Durante il mondiale, poi, arrivò la notizia che sconvolge il calcio italiano: la depressione dalla mancata spedizione in Russia venne smorzata dall’arrivo di Cristiano Ronaldo nel nostro calcio. Arrivando ad oggi però i risultati sono alquanto prevedibili: un campionato a livello di competitività ancora meno godibile del solito ma in compenso una nazionale diametralmente opposta a ciò che avevamo visto negli ultimi tempi. Merito del coraggio di Italia Mancini nel buttare nella mischia i vari giovani a disposizione, in un momento dove il campionato è ai minimi storici di competitività e affidarsi massicciamente alle realtà locali potrebbe non sembrare una scelta così consona. E invece in tal senso sembra esser stato d’aiuto: chi non può stare al passo si affida ai giovani d’Italia Mancini, che domenica dopo domenica dimostrano tutto il loro valore nelle piazze più disparate, dalla più calma alla più calorosa. Grandissimo upgrade rispetto agli stranieri: pochi problemi di adattabilità, specialmente se in tenera età.

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(Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Giovani Mancini, chiarezza d’idee

Avere le idee chiare certamente aiuta: giovani e ancora giovani. Sui giornali si parla di un blocco di una quarantina di giocatori che l’Italia Mancini sembra aver scelto per Euro 2020, con le scremature da fare a tempo debito. Due soli i nomi pre-“anni novanta”: Chiellini e Bonucci, oltre agli ultimamente celebrati Pavoletti e Quagliarella. Spazio ai giovani: l’Italia Mancini fa incetta degli anni novanta in ogni reparto. I moduli su cui si lavora sono il 4-3-3 e 4-2-3-1. Dopo una Nations League di rodaggio, le prime battute delle qualificazioni ad Euro 2020 ci indicano l’Italia fra le compagini più in forma. Otto reti messe a segno, zero subite. Anche se contro avversari modesti come Finlandia e Lichtenstein, era importante partire subito bene. Con la giunta amalgama, si può andare all’Europeo con la nomea di mina vagante che spesso ci ha portato bene. Tanti giovani, poche pressioni, uno stile di gioco che inizia a piacere. Dato non indifferente per Roberto Mancini, che mai in carriera aveva avuto la nomea di esteta del calcio. Il terzetto sulla mediana Barella-Jorginho-Verratti funziona a meraviglia, la difesa tiene abbastanza mentre davanti si sperimenta e visti i recenti infortuni si è provato esterno il giovanissimo Kean, con un inizio molto promettente. Il pensiero più maligno però è dietro l’angolo. Possibile che di tutto questi giovani non siamo riusciti ad accorgerne prima della doppia sfida con la Svezia?

Degli odierni convocati, ai tempi di Ventura nel giro della nazionale vi erano i portieri Donnarumma e Perin, riserve dell’insostituibile Buffon, i già citati Chiellini e Bonucci oltre a Florenzi, Romagnoli e Spinazzola, i centrocampisti Verratti e Jorginho, con l’aggiunta di Pellegrini e Gagliardini, gli attaccanti Immobile e Bernardeschi, oltre a El Shaarawy e Insigne. Non certamente un numero esiguo, che certifica ulteriormente quanto poco sono stati sfruttati determinati elementi al netto di altri fattori. Perché la rivoluzione copernicana non può che partire da ciò che si aveva a disposizione, e gran parte dei nomi erano pure a disposizione del precedente ct Ventura: qualcuno in Under 21, come l’Italia Mancini, Barella o Chiesa, qualcun’altro addirittura in Under 19 come Zaniolo o Moise Kean, talenti dell’ultim’ora, qualcuno nemmeno considerato come Biraghi, Piccini, Sensi o Matteo Politano. L’amaro in bocca resta tanto e difficilmente si toglierà, ma questa ventata di giovani ci proverà in ogni modo, per vivere anche loro stessi più serenamente tutta la vicenda.

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Foto LaPresse – Jennifer Lorenzini

Giovani Mancini, un futuro probante

L’Italia Mancini è chiamata ora alle sfide più complicate contro Grecia e Bosnia nel mese di giugno. Gare decisive che definiranno in che modo chiaro che nazionale arriverà ad Euro 2020. Sono qualificazioni un po’ strane, visto che la regola dei ripescaggi per la Nations League apre a squadre una sorta di paracadute cui aggrapparsi nel marzo del prossimo anno per poter andare all’Europeo. Siamo ancora agli inizi, ma è evidente che determinate compagini giocano senza alcuna pressione. Squadre come la Bosnia, che si è fatta riprendere un doppio vantaggio dalla Grecia. Dzeko e compagni hanno vinto il proprio girone di Lega B, quindi sono abbastanza sicuri di essere almeno ripescati agli spareggi qualora le cose si mettano male. Stesso dicasi per la Finlandia, apparsa nella giornata di sabato molto arrendevole. Discorsi diametralmente opposti per Italia e Grecia, molto lontane dalla “comfort zone” e quindi desiderose di fare punti. Situazioni di classifica che in generale regaleranno un sogno a tante compagini minori sia attraverso gli spareggi che con la qualificazione diretta. L’Italia Mancini è lanciata e all’orizzonte c’è anche la possibilità di essere testa di serie al sorteggio per via dell’ospitata dello stadio Olimpico. Un arrivo in piena forma potrebbe favorire ulteriormente questo processo, dando slancio ad un movimento troppo avvitato su se stesso che improvvisamente si ritrova ricco di risorse. Giovani Mancini, Italia Mancini, il futuro è adesso.

Marco Aurelio Stefanini

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".