L’esonero di Ballardini è una sconfitta per il Genoa

«La gente pensa che mi diverta a cambiare allenatori, buttare soldi e fare scelte scellerate. Io non scelgo per i tifosi, la classifica non mi preoccupa, guardo alla squadra in campo:non ha mai dato soddisfazioni sportive, erano allo sbaraglio. A campo aperto facciamo ridere. Le individualità hanno mascherato molto» ha spiegato il presidente del Genoa». È dovuto intervenire a Telenord, il presidente del Genoa Enrico Preziosi, per placare i tumulti creatisi dopo la notizia – ufficializzata nel pomeriggio sulla base di indiscrezioni lanciate da Di Marzio – dell’esonero di Davide Ballardini. Un colpo di scena, per certi versi nell’aria, che ha caricato di dubbi e malumori un ambiente come quello rossoblù che pareva vivere un momento positivo. Così i tifosi sui social hanno mostrato ampiamente il loro affetto e la loro stima al tecnico ravennate, in un clima reso meno idilliaco dal nome del sostituto Ivan Juric – lasciatosi maluccio col Grifone dopo un derby giocato male e perso il 4 novembre scorso.

A Ballardini è stata fatale la gara contro il Parma, con quel quarto d’ora caratterizzato da anarchia tattica e confusione più totale, che di fatto ha portato al black out costato carissimo. Così il Parma dei rincalzi, giunto al Ferraris con svariate defezioni (su tutti Gervinho e Inglese, 2/3 dell’attacco titolare), ha dunque superato agevolmente l’ostacolo Piątek rispondendo immediatamente al gol del bomber polacco. Mentre il mister parlava ai giornalisti in sala stampa («Se il Genoa non è concentrato e umile per tutta la partita, rischia di soffrire»), Preziosi indiceva in frett’e furia un vertice con tutti i componenti dello staff dirigenziale, mister escluso, per valutare nuove ipotesi. «Ora sta a lui trovare le soluzioni giuste, prendere tre gol dal Parma significa che non abbiamo interpretato bene la partita o che eravamo messi male in campo» tuonava poi il Joker, che ha abbandonato lo stadio solo alle 16:18 di domenica. A due giorni di distanza da allora, ecco l’esonero.

Fonte: PianetaGenoa1893.net

 

Il rapporto incrinato con Preziosi

Un assetto non ancora trovato, un equilibrio perduto, un baricentro precario e la mancanza di identità. Questi sostanzialmente i punti contestati dal presidente al mister di Lugo, menù della riflessione a caldo tenutasi immediatamente dopo la gara interna contro i ducali di D’Aversa: «L’anno scorso la difesa era una certezza, adesso, pur avendo otto difensori, non è quadrata. Va rivista». Eppure, scorrendo le parole di Ballardini, è difficile trovare errori di lettura: «Il primo gol l’abbiamo preso su calcio d’angolo, sull’1-1 abbiamo colpito un palo. Avevo la sensazione che fosse una giornata in cui ti dovevi guadagnare la partita e non siamo stati così umili e cattivi in certi momenti della gara. Oggi le nostre maglie erano troppo larghe». Dietro al banco degli imputati, insomma, tutti dalla cintola in giù.

I numeri relativi alle reti incassate dicono che solo Frosinone e Chievo hanno fatto peggio. Ballardini è stato tradito in un certo senso da quello che lo scorso anno era il suo punto di forza: la difesa. Elementi lenti, linea alta malgrado solo minimamente intaccata dal calciomercato (sì, ceduto Armando Izzo, ma lo scorso anno il trio titolare era stato Biraschi-Spolli-Zukanovic, visti i frequenti acciacchi del napoletano). Partito Mattia Perin, capitano e icona, la scelta di dare i guantoni in mano a Federico Marchetti non ha portato i frutti sperati e l’ex Lazio – reduce da un buon periodo di inattività – ha perso il posto a favore del ’97 Andrei Radu che però per gioventù non s’è dimostrato all’altezza della situazione. Aggiungendo l’involuzione paurosa di Nicolás Spolli, Flaco leader lo scorso anno e pallido fantasma in questo inizio di Serie A, e il punto interrogativo relativo a Mimmo Criscito (senza il passo da esterno, bocciato pure da terzo a sinistra in un reparto a tre), il quadro è completo. Non basta però a giustificare l’esonero: «Dopo sette partite abbiamo 12 punti, segnando tanto e subendo poco. Se andiamo a vedere i dati, questa è la partita in cui abbiamo tirato più in porta, tenuto più la palla e avuto più occasioni». Inappellabile, no?

Fonte: Il Secolo XIX

 

Un esonero solo rimandato?

«Non può essere colpa mia la sconfitta con il Parma: una neopromossa ci ha fatto tre gol in un quarto d’ora, se è normale allora è giunto il momento di scappare su un’isola deserta» s’è difeso dal canto suo Preziosi, eleggendo a prove il primo tempo abulico contro il Bologna e la performance opaca contro il Frosinone. L’imprenditore avellinese s’è assunto ogni responsabilità, sostenendo di dover intervenire malgrado la rosa sia a suo dire completa. Mancherebbe solo un fluidificante sinistro, perché a centrocampo sembra fatto il ritorno di Miguel Veloso – fedelissimo di Juric, i più attenti hanno visto nel suo ingaggio i primi segnali delle nubi tra presidente e tecnico – e l’attacco «è veramente completo, solo quattro o cinque squadre italiane sono più attrezzate davanti». E mentre Preziosi concludeva la sua arringa spiegando come con una buona difesa anche il portiere ne gioverebbe, dovendo faticar meno, il pensiero è tornato all’estate.

A fine stagione scorsa, la conferma di Ballardini era avvenuta – corretto – ma solo sul filo del rasoio. Aveva salvato due volte il Genoa, il proliferare di nomi (Davide Nicola e Rolando Maran) aveva rimandato l’ufficialità, il dg Perinetti aveva glissato, poi il primo maggio – festa dei lavoratori – fu finalmente annunciato che il ravennate avrebbe cominciato dall’inizio. Un premio per aver risollevato il Genoa, un riconoscimento chiesto dalla quasi completa totalità dei genoani, col sogno di mantenere lo stesso mister per tutta la stagione. L’ultimo fu Gasperini, subentrato a Liverani il 29 settembre 2013 e in carica fino al 14 giugno 2016. In ogni caso, anche il Genoa 2018/19 avrà almeno due nomi alla voce allenatori: «Lo scorso anno ero in debito con lui, resta un gestore di situazioni complicate» ha affermato Preziosi, per un avvicendamento con Juric che ha lasciato allibito pure l’ex portiere genoano Simone Braglia e probabilmente pure capitan Mimmo Criscito: «Tutti dobbiamo ringraziare Ballardini perché l’anno scorso ha salvato il Genoa e per i 12 punti in 7 gare quest’anno».

Fonte: PianetaGenoa1893.net

 

I meriti di Ballardini

Detto dei 12 punti sottolineati da Criscito, c’è da sottolineare l’importante crescita vissuta dal Genoa con la gestione Ballardini, subentrato il 4 novembre 2017 dopo un derby perso e con un ambiente alla rinfusa. Allora il Genoa era 18°, aveva 6 punti dopo 12 gare ed era allo sbando. Il ravennate, con occhiali da sole e pugno chiuso, si presentò benissimo («Ho visto la Nord e mi sono commosso, sono un tipo timido ma a Genova mi trovo bene») e cominciò a trascorrere notti insonni ad analizzare i video del Grifone. Sarebbe cominciata la rivoluzione: 15 punti in 8 gare, media da Europa League, cambio di passo enorme (da 0,5 punti/partita a 1,71). Sole 8 reti subite nelle prime 15 gare, tante vittorie di misura, 3-5-2 compatto con tridenti atipici (Taarabt-Pandev) e l’oggetto misterioso Lapadula insieme a Galabinov. L’arte dell’arrangiarsi è stato l’elemento che maggiormente fece innamorare il popolo rossoblù di Ballardini. Dopo il decimo posto nel 2011 – con 51 punti e i due derby vinti, Rafinha e Bosellli – e il quart’ultimo nel 2013 – con 38 punti – ecco la terza impresa. Così per lui cominciarono tutti a chiedere la conferma. Dopo otto subentri, 3 esoneri e due richiami in panchina, il tecnico più subentrato d’Italia – 10 volte in 20 anni – aveva ottenuto un contratto annuale.

Convinse il tifo, non Preziosi, nonostante il 50% di vittorie. A fine stagione scorsa cominciarono gli esperimenti, Pepito Rossi ottenne minuti e Iuri Medeiros spazi preziosi, il Genoa diverso da quello iniziale cominciò progressivamente a far male ma ci stava perché era in atto un cambiamento. Completato o no in estate, coi ritiri in Austria e a Bardonecchia, Ballardini non è forse riuscito a trovare un’identità al Genoa. A mascherare parzialmente l’insuccesso, forse perché prima volta in cui al ravennate è stata concessa una panchina dal precampionato, è arrivato il magic moment di Krzysztof Piątek. Re dei capocannonieri europei con 9 reti – meglio di Neymar, Mbappé, Stuani, Hazard e Alcácer, il polacco ex Cracovia ha fatto dimenticare a Preziosi la trattativa poi sfumata che nel 2010 rischiò di portare Lewandowski al Ferraris: «Uno dei più forti centravanti al mondo» è stato il commento del Joker sul suo numero 9. E anche qui permane il dubbio: intuizione di Ballardini o fenomeno innato?

Fonte: Genova Today

 

Che futuro c’è con Juric?

«Juric può essere la persona giusta a ridarci gioco, in passato non ha avuto la capacità di gestire il momento: gli ho parlato tre ore, l’ho trovato più maturo. Dovevo intervenire, mi assumo la responsabilità della scelta». Enrico Preziosi non ha dubbi, ma i numeri mostrano un altro lato della medaglia: con 12 punti in 7 gare, Davide Ballardini ha lasciato il Genoa undicesimo in Serie A, ma con la possibilità – battendo il Milan nel recupero della prima giornata, rinviata per la tragedia di Ponte Morandi – di issarsi a quota 15, al quarto posto, in piena zona Champions League. La media punti del mister ravennate è di 1,714/gara, pari rispetto al Milan e peggio solo di Roma e Samp (1,75), Lazio (1,85), Inter (2), Napoli (2,25) e Juventus (3). Il Grifone è al momento la settima forza del campionato, con un organico da sest’ultimo posto secondo Transfermarkt (oltre 1/10 della Juventus!). Le presenze di Ballardini col club più antico d’Italia si fermano a 83, 78 in campionato e 5 in Coppa Italia, rendendolo l’undicesimo più presente tra i 79 allenatori del Genoa.

Ora, le 48 panchine di Ivan Juric hanno visto il 52,08% di sconfitte per il Genoa (25% vittorie, 22,92% i pareggi) ed è subito chiaro il passo indietro. Preziosi, però, è stato chiaro: «Non mi piace esonerare Ballardini ma non posso andare avanti con certi spettacoli, domenica ci ho parlato per un’ora e mezza ma non mi ha fornito le risposte che volevo. É scarso, il suo curriculum parla chiaro: quattordici stagioni, tredici esoneri. Solo alla Sambenedettese in Serie C completò il campionato». A far da corollario alle parole taglienti, la definizione cucita addosso al croato di «allenatore propositivo». Ma Juric, già in sella al Grifone dall’estate 2016 al novembre 2017, eccezion fatta per una parentesi di 6 partite targata Andrea Mandorlini – tra il 26 febbraio e il 9 aprile 2017 – non avrà un compito semplice. Esordirà all’Allianz Stadium contro la Juventus, poi ci saranno l’Udinese al Ferraris, due trasferte a Milano in 4 giorni (il 31 ottobre il recupero contro il Milan, il 3 novembre l’ospitata in casa dell’Inter), infine il Napoli si recherà a Genova per chiudere un mini-ciclo da brividi.

Eppure, dal campionato 2010/11 a oggi, Juric è sia il tecnico autore del miglior inizio di stagione (2016/17, 11 punti in 6 gare) che del peggiore (2017/18, 2 punti nello stesso lasso di tempo). Ballardini quest’anno aveva fatto 9 punti, disfacendo in trasferta (5-3 col Sassuolo, 4-1 con la Lazio) quanto di buono fatto tra mura amiche (2-1 con l’Empoli, 1-0 col Bologna, 2-0 col Chievo). Poi aveva sfatato il tabù esterno vincendo allo Stirpe di Frosinone, prima di incontrare il fatal Parma: stranamente le ultime due squadre incontrate dai rossoblù sono in crisi (D’Anna è stato rimpiazzato oggi da Ventura, Longo è ancora in bilico) e a saltare è stato Ballardini. Che strano e ingrato, il calcio.

Matteo Albanese

Matteo Albanese

Genovese e genoano (pure non in quest'ordine), classe 1997, apprezza particolarmente il calcio minore. Prossimamente in libreria!

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