C’è fermento a Istanbul

Galatasaraya Super Lig

C’è fermento a Istanbul. Quando al termine della Süper Lig mancano appena 360 minuti, la classifica parla chiaro: a contendersi lo scettro finale ci sono ancora quattro club; i quattro club della capitale. Sono, in rigoroso ordine alfabetico, Beşiktaş, İstanbul Başakşehir, Fenerbahçe e Galatasaray. Un poker micidiale. Storie di mondi inconciliabili tra loro che convivono nello stesso universo. Espressione di una filosofia che ancora prima che il terreno calcistico penetra il tessuto sociale.

Sono i padroni della Süper Lig, la cui classifica, alla trentesima giornata, recita Galatasaray, in vetta a quota 63 punti, Beşiktaş e İstanbul Başakşehir appaiate al secondo posto a quota 62 ma con le Kara Kartallar in pole per via della miglior differenza reti, ed infine Fenerbache, quarto a 60 lunghezze. Quattro squadre in appena tre punti. Ci sono tutti i presupposti per un finale al cardiopalmo.

Parliamo delle quattro grandi di Turchia. Non solo per risultati raggiunti (in tal senso l’İstanbul Başakşehir ha in realtà ancora molta strada da fare); ma soprattutto per il peso economico che questi quattro club hanno nell’ambito del campionato turco. Il denaro è un indicatore che parla chiaro: Transfermarkt ci racconta che l’intero torneo della mezzaluna vale 669,13 milioni, ma solo le prime quattro tengono tra le loro mani 315,53 milioni del complessivo valore del parco giocatori della Süper Lig. Per chi non fosse particolarmente pratico con la matematica, parliamo di circa il 50% del valore totale (il 47% per la precisione).

Normale dunque che la lotta al titolo sia ancora affare aperto. Di questi tempi, con mezza Europa che ha già proclamato i suoi vincitori, la situazione in Turchia, insieme a quella della Serie A ed a quella del Portogallo della quale abbiamo parlato recentemente, rappresenta una rarità. Volete poi mettere l’eccezionalità di una lotta intestina che coinvolge quattro squadre della stessa città? Considerato poi il calore che infiamma le rive del Bosforo non solo al tramonto ma anche quando c’è un pallone che rotola? Impossibile vero?

Chi comanda per ora è il Galatasaray di Fatih Terim tornato alla base per completare un ciclo che lui stesso aveva avviato un paio di decenni fa vincendo nel 2000 la Coppa UEFA nella finale di Copenaghen contro l’Arsenal. Lucescu, il suo successore, aveva mantenuto la linea portando a casa l’anno successivo campionato e Supercoppa Europea vinta in finale annientando il Real Madrid con doppietta di Mário Jardel.

 

 

Nel 2002 però Lucescu optò per un cambio radicale servendo un tradimento ai giallorossi preferendogli i rivali del Beşiktaş. Esperienza poco fortunata questa. Di lì a poco allora sarebbe partito il ciclo di Lucescu in Ucraina tra i minatori dello Shakhtar. Ma questa, in fin dei conti, è un’altra storia. Ciò che invece ci interessa è che oggi sulla panchina del Galatasaray siede nuovamente il santone del calcio turco Fatih Terim, tornato sul luogo del delitto con l’arduo compito di rimpinguare una bacheca già ricca di trofei.

Perché in Turchia nessuno ha vinto più del Galatasaray: 20 titoli nazionali, 17 coppe e 15 Supercoppe. Il Gala è primatista in tutto, compresi i successi europei. Si tratta di una società dalla storia gloriosa ed importante che affonda le sue origini nel Lisesi, la scuola di Galata, il liceo che si ritiene fondato nel 1481 dal Sultano in persona. Col tempo sarebbero cambiati i colori, passati dai biancorossi ai gialloneri (tipici bizantini, come l’AEK in Grecia) e da questi all’ibrido dei giorni nostri: rosso della passione, giallo aureo.

La prima sede del Galatasaray pare fosse il retro della bottega di una latteria gestita da un bulgaro; pare quasi una barzelletta ma il fatto sembra giustifichi la scelta del nome: Galata Sarayı; il palazzo di Galata. In realtà sembra maggiore la commistione con la scuola fondata dal Sultano; ma poco conta.

Il club sotto la guida di Fatih Terim è riuscito a tornare competitivo dopo una stagione, la scorsa, caratterizzata da alti e bassi. L’ex tecnico del Milan è succeduto a Igor Tudor, attuale tecnico dell’Udinese, la cui esperienza sulla panchina dei giallorossi è stata breve ma intensa. L’impatto è stato dei peggiori con l’uscita dal preliminare di Europa League per mano degli svedesi dell’Östersunds FK. I tifosi non glielo hanno perdonato; anzi, il capitombolo gli è valso la contestazione sin da subito. Un po’ esagerato, vero. Ma ricordate sempre che siamo in Turchia; qui il calcio è una cosa seria.

Dopo la sconfitta in Svezia per 2-0 nella gara di ritorno della Türk Telekom Arena è arrivato un misero pari caratterizzato, come se non bastasse, dal fatto che il gol degli svedesi sia arrivato per mano di un curdo; la goccia che ha fatto traboccare il vaso (ricordate, il calcio in Turchia è una cosa seria). La contestazione si è inasprita sempre più e dopo sei mesi l’esperienza di Tudor con il Galatasaray è arrivata al capolinea. Fatali, tra le altre, le batoste con il Başakşehir (5-1 con tripletta di Adebayor) ed il 3-0 rifilato dal Beşiktaş una settimana prima dell’umiliante sconfitta in casa del Yeni Malatyaspor a completamento di un filotto di 4 ko ed un pari nelle ultime otto partite alla guida dei giallorossi.

La tifoseria del Galatasaray ha chiesto alla dirigenza un segnale serio; un allenatore turco per mettere fine alle delusioni arrivate dall’estero (prima di Tudor sulla panchina dei giallorossi si erano alternati Mancini e Prandelli). Ecco allora il ritorno all’ovile di Fatih Terim che ha portato in dote 25 punti in 11 gare la scorsa stagione gettando le basi per la cavalcata di quest’anno. Una corsa basata sul consolidato 4-2-3-1 ed un blocco offensivo di un certo peso così composto: Feghouli a destra, il capoverdiano Garry Rodrigues a sinistra (7 gol e 9 assist a testa), Belhanda al centro (10 assists) e Batéfimbi Gomis davanti. L’ex Lione e Swansea ha già segnato 26 reti in questa stagione ed ora aspetta il Beşiktaş che il 29 aprile arriva alla Türk Telekom Arena. Un match che se non decisivo sicuramente dirà molto in ottica titolo.

Perché, come detto all’inizio di questo pezzo, la formazione bianconera è attualmente seconda in classifica ed è a caccia del tris per completare un mini-ciclo iniziato nel 2016 e proseguito lo scorso anno. Il terzo successo di fila sarebbe storico; un qualcosa riuscito solo negli anni ’90 (1990-91-92); un motivo in più per alimentare la fiamma della speranza. I motivi per sorridere ci sono: alla fine della nona giornata il club era settimo in classifica dopo la sconfitta di Ankara, in casa del Gençlerbirliği, e il pari nel derby contro il Başakşehir. La situazione era complicata ma da allora la rotta è stata perfezionata con tanto di goleade (alla Vodafone Arena, 15 gol in tre partite sono stati equamente rifilati a Osmanlispor, Karabükspor e Göztepe).

Talisca e Ryan Babel, i due folletti della trequarti, hanno uno score di 12 reti e 4 assist ciascuno. Ricardo Quaresma, rinato a Istanbul dopo anni di alti bassi, è già a 3 gol e 7 passaggi decisivi. Davanti Tosun ha esultato 16 volte in mezza stagione (ha lasciato il club a gennaio per approdare in Premier, all’Everton), lasciando l’eredità sulle spalle di Negredo (6 gol, ma pure altrettanti assist) e di un Vagner Love che lo scorso anno fu capocannoniere mentre oggi è ai box per un infortunio. L’accurata scelta degli attaccanti goleador è una costante del Beşiktaş: il tedesco Mario Gómez fu il capocannoniere della Süper Lig 2016 con 26 centri; lo scorso anno è toccato a Cenk Tosun salire sul podio al secondo posto, visto che le sue 20 marcature erano precedute dalle 23 firmate Vagner Love.

La rosa di cui può disporre Senol Günes è certamente di primo piano. Ma certe imprese non sono mai faicili. Il Beşiktaş è sempre stato scostante nella sua storia: 15 i titoli collezionati; ma a cadenza variabile. I primi tre risalgono alla fine degli anni cinquanta, quando il campionato turco era appena nato; poi ne sono arrivati due negli anni sessanta; a ancora nel 1982, nel 1986, il trittico ’90-91-92, ’95 ed infine 2004 e 2009 nel nuovo millennio prima del titolo dello scorso anno, il quindicesimo e dunque quello della terza stella che ha consentito di pareggiare almeno nella forma (quella degli astri) il conto con i cugini del Fenerbahçe.

Al Beşiktaş, il più antico club turco (è stato fondato nel 1903 come Beşiktaş Jimnastik Kulüb), non vogliono porsi limiti. Il terzo titolo consecutivo servirebbe a rinverdire i fasti degli anni ’90, quando spiccava la prolificità di Feyyaz Uçar ed il Beşiktaş Marşı, l’inno del club, risuonava sulla scena europea ed infiammava gli spalti dell’İnönü, celebrato dal Times come quarto impianto sportivo più scenografico al mondo.

Al Beşiktaş vogliono togliersi di dosso questo velo di nostalgia e continuare a convivere con un passato recente ed un presente all’insegna della gloria anche in Europa con i quarti di finale di Europa Leaguer raggiunti nel 2016/2017 e gli ottavi di Champions League raggiunti in questa stagione con la squadra di Günes che a sorpresa ha vinto il Gruppo G davanti a Porto, Lipsia e Monaco guadagnandosi così gli ottavi con il Bayern Monaco. La favola per ora è finta così; ma da quelle parti sono convinti che le aquile siano pronte a spiccare il volo.

 

 

A pari punti con il Beşiktaş c’è poi l’İstanbul Başakşehir, unica delle grandi quattro a non aver preso parte a tutte le 60 edizioni del campionato. Il motivo è anagrafico, perché si tratta di una società giovanissima ma vogliosa di successo. Nata nel 1990 come ISKI SK, allora di proprietà della società che si occupava di acque potabili nella zona, avrebbe cambiato nome l’anno dopo. Con la promozione in terza categoria, ecco la nuova denominazione: İstanbul Büyükşehir Belediyesi Spor Kulübü, accorciato in İstanbul B.B. o Medipol Başakşehir per fattori di sponsorizzazione. Immediato, per chi vive da quelle parti, capire il riferimento al Medipol Eğitim ve Sağlık Grubu, istituto sanitario che collabora anche con l’omonima università. Un po’ meno immediato capire il legame con Erdoga che però vi abbiamo già raccontato qui.

Come detto qualche riga fa, lo scorso anno il Başakşehir ha sfiorato il sogno di vincere il campionato. Almeno in avvio di stagione. In testa dalla seconda alla 17ma giornata, la squadra è poi crollata alla distanza permettendo al Beşiktaş di prendere il largo. Dopo due quarti posti, nel 2015 e nel 2016, l’İstanbul Başakşehir è ora decisamente cresciuto. Anche grazie al calciomercato, che oggi ha rinnovato la rosa portando in dono una ventata di utilissima esperienza.

La difesa ha inglobato il camerunese ex Galatasaray Aurélien Chedjou, il marocchino Manuel Da Costa dall’Olympiakos ed il francese Gaël Clichy dal Manchester City. A centrocampo si è aggregato lo svizzero Gökhan Inler dopo gli anni bui a Leicester e Beşiktaş; ma il faro del reparto resta l’ex interista Emre Belözoğlu che, a 37 anni, avrà perso un po’ di freschezza ma di certo non la tecnica. Inoltre è l’unico ancora in attività tra i 125 migliori al mondo selezionati da Pelé nel 2004, primato condiviso con Buffon.

L’attacco infine è il reparto più assortito. Emmanuel Adebayor è la punta di diamante. Il 34enne togolese ha già realizzato 12 marcature anche con l’ausilio dell’italiano Stefano Napoleoni giocatore che in Italia non ha mai visto il campo in serie rilevanti e che invece in Turchia ha costruito la sua fortuna.

l’İstanbul Başakşehir ha la fortuna di poter contare su un gruppo amalgamato. Infatti dal 2014 a oggi sono ben otto i calciatori che sono rimasti fedeli alla causa sperando di vivere una favola. Parliamo dei portieri Volkan Babacan e Fakur Cakir, dei difensori Alexandru Epureanu, Ugur Ucar e Alparslan Erdem e dei centrocampisti Mahmut Tekdemir, Edin Visca (connazionale e omonimo di Dzeko) e Márcio Mossoró. Quest’ultimo, oggi 34enne, era in campo il 18 maggio 2011 a Dublino quando il suo Sporting Braga si giocò l’Europa League contro il Porto di Villas-Boas. Fu la serata di Falcao, ma pure la sua, visto che sbagliò una clamorosa occasione che poteva riscrivere la storia del match. Un’ultima curiosità: sapete a chi è intitolato lo stadio del Başakşehir, impianto da 17 mila posti circa costato circa 178 milioni di lire turche (47 in euro) ed inaugurato da Erdogan? All’attuale tecnico del Galatasaray, Fatih Terim. Scherzi del destino.

Istanbul Başakşehir

A chiudere il gruppo delle pretendenti alla Süper Lig 2017/2018 troviamo infine il Fenerbahçe. Se ci limitiamo a scorrere la classifica il Fener ha teoricamente meno chances di agguantare il titolo visti i tre punti che separano i gialloblu dal primo posto in classifica. Le apparenze però ingannano perché i Sarı Kanaryalar (“canarini gialli”, questo il soprannome del club) hanno il calendario dalla loro ed una rosa di grande qualità affidata all’esperienza del tecnico Aykut Kocaman, ex attaccante che almeno una classifica, quella dei marcatori, sa sicuramente come si vince avendo chiuso per ben tre volte in vetta alla graduatoria dei bomber della Süper Lig.

Il credo di Kocaman è riposto in un 4-2-3-1 che può mutare in 4-4-2, con la posizione di Giuliano a far da ago della bilancia. Il 27enne brasiliano ex Zenit ha un ruolo cruciale nel progetto del Fener. Kocaman gli ha cucito addosso la squadra e lui non l’ha tradito: 14 gol e tre assist in 28 apparizioni. Lui apre le difese da trequartista e Soldado lo accompagna nelle scorribande offensive.

Non solo Giuliano e Soldado. Sono molti infatti i volti noti del calcio europeo che hanno scelto il Fenerbahçe per rilanciare o completare la propria carriera. Partendo dalla porta troviamo il 34enne camerunense Carlos Kameni che si divide la titolarità col capitano Volkan Demirel. I due contano rispettivamente 16 e 23 le presenze in campionato, con Demirel penalizzato dalle 36 primavere ma non certo dall’indiscussa fiducia di Kocaman.

La difesa lo scorso anno arruolava Kjaer e van der Wiel; l’olandese è partito in estate direzione Cagliari portando però in dote dalla Sardegna il cileno Mauricio Isla. Poi forse ricorderete allo Schalke 04 il 30enne Roman Neustädter, tedesco naturalizzato svizzero, o al Liverpool il 33enne slovacco Martin Skrtel; o ancora il portoghese Luis Neto ex Siena e Zenit. A centrocampo spicca il 32enne marocchino Nabil Dirar, già nella faretra di Jardim al Monaco, in compagnia di un altro reduce dalla Ligue 1 come l’oggi 31enne Mathieu Valbuena, artefice del tradimento dell’OM con l’altro Olympique, il Lione.

Quanto all’attacco, interessante la scelta di puntare su due punte da rilanciare: Roberto Soldado ha perso la prolificità degli anni della Liga (13 gol nel 2009, 16 nel 2010, 18 nel 2011, 17 nel 2012 e 24 nel 2013); al Tottenham ha segnato sole 16 volte in due stagioni e anche quando è tornato in Spagna, al Villarreal, ha totalizzato 12 marcature nel biennio 2015-2016. Per tentare di smacchiare per quanto possibile la sua fama da eterna incompiuta così l’ex Real ha scelto Istanbul: 6 reti in campionato e 3 in coppa finora.

A fargli compagnia oltre a Giuliano, troviamo Vincent Janssen, 23enne rimasto scottato dal trasloco Eredivisie-Premier League visto che in Inghilterra non ha saputo replicare i 27 gol del 2015/16 siglati con la maglia dell’AZ Alkmaar: 6 volte in rete su 39 presenze. Troppo poco per continuare a meritarsi il Tottenham. In realtà in Turchia non sta andando meglio considerato che le marcature sono 2 in 11 gare. Numeri che non bastano per rubare il posto a Fernandão che è il miglior realizzatore stagionale dell’undici di Aykut Kocaman. La punta di diamante su cui tutto il Fener punta per portare a casa il titolo numero 20 a fine stagione.

Matteo Albanese

Matteo Albanese

Genovese e genoano (pure non in quest'ordine), classe 1997, apprezza particolarmente il calcio minore. Prossimamente in libreria!

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