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Chi conosce l’ambivalenza dell’affascinante Istanbul, la sua anima orientale che aleggia tra i minareti e le strade di Sultanahmet così simile eppure così diversa da quella che strizza l’occhio all’occidente e che vive al di là del Bosforo tra i quartieri di Beyoglu e Besiktas, non può certo restare stupito di fronte al fatto che quello tra Fenerbahce e Galatasaray è meglio conosciuto come il Kitalar Arasi Derby, il Derby Intercontinentale.

Domenica prossima al Şükrü Saraçoğlu, lo stadio del Fenerbahce, andrà in scena una delle stracittadine più calde ed affascinanti del mondo del calcio. Una partita che catalizza l’attenzione di un Paese ed una città intera (compresa la parte che tifa Besiktas). Non solo per la posta in palio. Ma soprattutto per l’accesa rivalità che divide due tifoserie che spesso e volentieri hanno portato il match all’attenzione delle cronache mondiali più per questioni di ordine pubblico che per quelle relative al calcio giocato.

Quella tra Fenerbahce e Galatasaray è una rivalità che ha radici profonde. Ma non così profonde da risalire agli albori dei match tra le due squadre. Perché c’era un tempo in cui le cose andavano d’amore e d’accordo. Ma andiamo con ordine.

ISTANBUL E’ UNA CITTA’ DI CONFINE. E DI CONFINI…

Il Galatasaray viene fondato presso l’omonimo liceo nel 1905. Siamo nella parte ovest della città. Il Fenerbahce vede la luce due anni più tardi nel quartiere di Kadiköy. Siamo sulla sponda opposta del Bosforo. Per chi non conosce Istanbul questo potrebbe non significare quasi niente. Ma in realtà la geografia di questa perla nasconde un mondo molto più profondo di quanto si possa pensare. Si dice che Istanbul sia la Porta d’Oriente. Per noi che stiamo fisicamente al centro del Vecchio Continente non potrebbe esserci affermazione più vera. Ma per chi da oriente arriva, Istanbul potrebbe sembrare al contrario l’ultimo baluardo prima dell’accesso in un nuovo mondo. Una differenza sottile. Una questione di punti di vista. Che la dice lunga però su quanto Istanbul sia una città di confine. E di confini. Ed i confini determinano l’identità. Determinano le origini, la storia, l’orientamento politico e quello religioso. La fede, appunto. Anche quella calcistica. Ecco allora che quella linea di demarcazione che taglia in due il mondo dividendolo tra Occidente ed Oriente, il Bosforo insomma, è anche la linea che separa i simbolismi che Fenerbahce e Galatasaray accolgono. La classe alto-borghese che simpatizza per la classe politica filoeuropea (Galatasaray) contro la classe operaia da sempre schierata con l’esercito nazionalista (il Fenerbahce). Un esempio?

Stagione 2011-2012. Il Galatasaray di Terim, a secco in campionato da quattro stagioni, va a vincere il suo diciottesimo scudetto proprio sul campo degli acerrimi nemici (eguagliandone per altro il record di campionati vinti). Al fischio finale di un match che conta 10 ammoniti e 2 espulsi, scatta la guerra. I tifosi del Fenerbahce invadono il campo da gioco ed ingaggiano un corpo a corpo con la Polizia mentre i giocatori del Galatasaray saggiamente prendono la via degli spogliatoi di gran carriera. Verso la mezzanotte, quando la situazione sembra essere tornata alla calma (dentro lo stadio, non certo fuori), Terim pretende di tornare in campo per celebrare degnamente il trofeo. Viene accontentato. Ma la festa si fa praticamente a luci spente per volere del Premier Erdogan.

Ma le cose dicevamo non sono sempre andate così. La rivalità e la violenza sono subentrate nel tempo. C’è anche una data precisa in cui tutto ebbe origine come vedremo meglio. Ma nel 1909 quando si giocò il primo derby tra le due squadre il clima era di festa. Per la cronaca vinsero i giallorossi per 2-0. Le compagini all’epoca erano impegnate a combattere l’egemonia dei club greci ed inglesi che all’epoca partecipavano al campionato. Perché anche in Turchia come in gran parte del mondo il calcio lo hanno portato gli inglesi che solcavano il Bosforo seguendo la rotta verso oriente. Nel 1912 addirittura si paventò l’ipotesi di una fusione. L’unione dei due club avrebbe dovuto dare vita al Turkkulubu, la squadra dei turchi. Idea che naufragò presto complice anche lo scoppio della Guerra dei Balcani. Qualcosa si spezzò. E la lotta all’invasore si tramutò da lì a poco nella lotta a quell’alleato così simile eppure così diverso.

Fenerbache

23 FEBBRAIO DEL 1934: L’INIZIO DELLA RIVALITA’. MA NEL 1996 SI RAGGIUNGE L’APICE

Il 23 febbraio del 1934 è il giorno in cui esplode la rivalità tra Fenerbahce e Galatasaray. Le cronache raccontano di un match allo stadio Taksim talmente acceso da finire in rissa dentro e fuori dal campo. E’ il preludio ad un’escalation che raggiunge simbolicamente l’apice nella seconda metà degli anni ’90. A dare il là è Graeme Souness, baffuto tecnico del Galatasaray che ha scritto pagine di storia con la maglia del Liverpool addosso. O forse fu l’allora presidente del Fenerbahce ad accendere per primo la miccia. Chi lo sa. Insomma, i fatti sono questi. Le due squadre nel 1996 approdano alla finale di coppa nazionale ed alla vigilia del match di andata il numero uno dei gialloblu rilascia una dichiarazione dove commenta in maniera negativa l’operato sulla panchina dei rivali del tecnico scozzese. Poi si gioca la gara di andata ed i giallorossi vincono con un gol di Dean Saunders, gallese molto caro a Souness. C’è ancora da giocare il ritorno però. Il Fenerbahce, che gioca in casa, pareggia i conti e si va ai supplementari. L’equilibrio sembra destinato a non spezzarsi. Ed invece a pochi minuti dal termine arriva Saunders a regalare la coppa ai suoi. Tutto qui? Non di certo.

Souness decide di prendersi la sua rivincita ed in segno di conquista pianta un bandierone del Galatasaray nel cerchio di centrocampo. Scoppia il putiferio e la questione non si chiude certo quel giorno. Il guanto di sfida è lanciato e qualche mese dopo uno dei rappresentati più folli del tifo gialloblu, un certo “Rambo” Okan, decide di raccoglierlo e servire la sua personalissima vendetta. A pochi istanti dall’inizio della gara in casa del Galatasaray elude il servizio di sicurezza dello stadio ed arrivato a centrocampo pianta una bandiera del Fenerbahce rimanendo fermo, impassibile. Anche perché forte della vistosa mannaia che stringe in mano con fare minaccioso. Solo l’intervento (postumo) della Polizia evita il peggio al povero Souness. Il resto è storia recente con problemi talmente ricorrenti di ordine pubblico da aver spinto spesso e volentieri le autorità a far disputare le partite di qualsiasi sport delle due squadre (sono due polisportive) spesso e volentieri a porte chiuse.

Non sarà questo però il caso di Fenerbahce-Galatasaray che si giocherà a porte aperte e con i tifosi ospiti presenti allo Şükrü Saraçoğlu. Dopo cinque anni infatti il Comitato locale per la sicurezza delle attività sportive ha concesso ai tifosi ospiti di assistere ai derby in trasferta. Un provvedimento che da molti viene interpretato come conseguenza del fallito golpe del 15 luglio ovvero come strumento per favorire un rinnovato spirito di unità nazionale. A che spettacolo assisteranno allora le due tifoserie?

LA SUPERSFIDA DI DOMENICA

Difficile dirlo perché queste prime dieci giornate di campionato sono state abbastanza travagliate per entrambe le compagini. Advocaat (Fenerbahce) e Riekerink (Galtasaray) vedono il calcio in maniera diametralmente opposta. Il primo viene tacciato di essere un difensivista agguerrito mentre il secondo viene ritenuto di stampo zemaniano. I risultati sin qui raggiunti però non sembrano premiare nessuno dei due approcci. Anzi, a leggere i numeri emerge anche un paradosso. Il Fenerbahce ha avuto un avvio di stagione tribolato raccogliendo appena un punto dopo le prime tre gare di campionato. Poi qualcosa è scattato e nelle successive sette uscite sono arrivate cinque vittorie e due pareggi. Percorso opposto quello del Galatasaray che nelle ultime tre uscite ha rimediato due sconfitte ed una vittoria. Dov’è il paradosso? Che i giallorossi hanno messo a segno 15 reti subendone 8 mentre i gialloblu hanno trovato il gol in 21 occasioni concedendone 10. Insomma, il presunto difensivista batte il presunto spregiudicato.

Di presunzione si parla perché poi a conti fatti entrambi i tecnici adottano il 4-2-3-1. Quello di Advocaat ha in Van Persie il suo terminale. L’olandese però dopo la lesione al bulbo oculare riportata in occasione dell’ultima uscita in campionato contro il Akhisar Belediye, partita per altro sbloccata da un suo gol, è in fortissimo dubbio per domenica. Gli altri punti di forza del Fenerbahce sarebbero Topal e l’esterno Lens. Mentre il primo è arruolabile il secondo invece è fuori dai giochi per una lesione muscolare. Le speranze del Fenerbahce saranno allora riposte con grande probabilità in Moussa Sow uno che la porta la vede bene.

Riekerink è invece più fortunato potendo contare su tutti i suoi uomini migliori. Nonostante la non più giovanissima età Wesley Sneijder resta sempre la punta di diamante. L’olandese può poi contare sull’appoggio del connazionale De Jong e su quello di Bruma. Per il ruolo di punta il ballottaggio è tra Podolski e Derdiyok con il tedesco che scalpita.

Quanto vale questo derby per il campionato? Tantissimo. Galatasaray e Fenerbahce occupano infatti rispettivamente la terza e la quinta piazza in classifica. Ma il distacco dalla vetta, sorprendentemente occupata a quota 26 dal Basaksehir, giovane squadra rivelazione del campionato che lo scorso turno ha battuto proprio i giallorossi, inizia ad essere significativo: 6 punti per il Gala e 8 per il Fener. Chi esce sconfitto dal match dello Şükrü Saraçoğlu rischia di restare tagliato fuori dalla lotta scudetto. Per la felicità del Besiktas che in seconda piazza a quota 24 probabilmente tifa per un pareggio.

Controller, giornalista, scrittore, blogger di insuccesso. Padre e marito. Laziale da sempre. Sono molto più simpatico dal vivo!

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