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Neanche la gioia in campo Europeo: dopo un’eroica sfida d’andata vinta di misura, nel ritorno in quel di San Pietroburgo per il Fenerbahçe è arrivata la doccia fredda: un 3-1 a certificare il netto dominio dello Zenit, superiore ai punti nonostante per più di mezz’ora il Fenerbahçe avesse in tasca il 2-1, ovvero il risultato che l’avrebbe matematicamente qualificato agli ottavi. L’esordio dal primo minuto di Sardar Azmoun, col botto, ha permesso però ai russi di sbarazzarsi facilmente dei turchi e metter fine all’annus horribilis delle compagini anatoliche in Europa, un deterrente che sembrava aver allettato il Fenerbahçe, che fra le mura amiche e casalinghe si trova immischiato in tutt’altra situazione, ma che in trasferta sembra perder la sua pericolosità arrivando semplicemente a crollare rovinosamente.

Fenerbahçe

Il crollo del Fenerbahçe

Al Fenerbahçe è in atto infatti la peggiore stagione dell’intera storia (per trovare un posto così basso dobbiamo tornare al 10° posto del 1980) grazie al terzultimo posto in classifica con 24 punti di due settimane fa, in coabitazione con l’Ankaragucu, neopromosso, che ha preso il testimone dei cugini dell’Osmanlispor, retrocessi a fine dell’anno scorso. Ultimamente le cose sembrano leggermente essere cambiate (28 punti, +2 sul terzultimo posto) anche se c’è ancora poco da stare allegri per un Fenerbahçe la cui crisi sembra non veder la proverbiale luce in fondo al tunnel. Se in vetta continua imperterrita la marcia del Basaksehir, club controverso di cui vi avevamo già parlato, lo stesso non si può appunto dire dei cugini gialloblu, con otto sconfitte (peggior record dal 2013, quando furono nove complessive) in 22 giornate, già 29 gol subiti (lo scorso anno furono 36 complessivi) e 20 dei 28 punti complessivi che sono casalinghi. Difficile capire cosa sia successo nell’estate in casa Fenerbahçe, qualche scricchiolio in grado di cambiare completamente le sorti di un club che lo scorso anno è arrivato a tre lunghezze di distanza dal titolo.

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I tanti problemi del Fenerbahçe

La storia recente della squadra del faro è comunque travagliata: dallo scandalo per il calcioscommesse che travolse il club nel 2011 alle vicende relative al famigerato Fair Play Finanziario che negli anni hanno colpito i club turchi e in particolar modo il Fenerbahçe. Nell’ultima estate, in piena crisi con la caduta della lira turca, il poter d’acquisto dei club si è poi ulteriormente (e particolarmente limitato) e non ha permesso di poter operare al meglio: nella finestra estiva hanno dovuto salutare i brasiliani Giuliano, Fernandao e Souza (31 gol in tre lo scorso anno), l’ex Siena Luis Neto, l’olandese Vincent Janssen, una delle più grandi delusioni che il calcio di oggi ricordi in virtù dell’ectoplasmatica esperienza a White Hart Lane col Tottenham. Tante cessione giustificate dal presidente del Fenerbahçe Ali Koç, principalmente intenzionato a mettere a posto i conti, immaginando che l’ex gloria del PSV Phillip Cocu, scelto per la panchina, fosse in grado di dare al club una certa solidità dopo aver vinto 3 titoli di Eredivisie proprio con i Boeren. Non è stato così, affatto.

Nelle prime dieci giornate però sono arrivate solo due vittorie, a fronte di cinque sconfitte e di tre pareggi. In Europa inoltre è da segnalare, a peggiorare il bilancio stagionale del Fenerbahçe, la pesantissima eliminazione ai danni del Benfica, che è costata diversi soldi che incamerati avrebbero fatto comodo risollevando la situazione societaria. Peraltro l’Europa League già citata sembrava dare spunti diversi, poi puntualmente smentiti. I nuovi arrivi stentano a rendere: ad oggi gli unici salvabili sono Andre Ayew, lo svizzero Michael Frey, prelevato dallo Zurigo, e il brasiliano Jailson, vincitore della Libertadores col Gremio. Molto sottotono Yakin Benzia e Harun Tekin, mentre non pervenuto ancora Ferdi Kadioglu, classe 1999 di cui si parlava un gran bene in Olanda. Cocu se l’è portato ma poi non l’ha ritenuto pronto, ennesima controprova di come l’universo Fenerbahçe sia così contrastante da far crollare in una spirale negativa chiunque. Come i due attaccanti titolari, Slimani e Soldado, che finora possono vantare una sola rete segnata a testa. Provano a salvare la baracca i vari Skrtel, Ali Kaldirim, Mehmet Topal, l’ex juventino Isla e Valbuena. Ma, chiaramente, non bastano.

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Il futuro del Fenerbahçe

Nel mese di gennaio il nuovo allenatore Ersun Yanal ha provato a pescare un po’ ovunque per provare a raggiungere e l’insperata salvezza. Dal Fenerbahçe sono andati via il messicano Reyes e il marocchino Aatif Chahechouhe, mentre sono arrivati Arslan dal Besiktas, l’ex pallino di Antonio Conte Victor Moses, il centrale del Galatadaray Aziz, Miha Zajc dall’Empoli e Çifpinar dal Malatyaspor. Questi ultimi due sono stati artefici della super rimonta nel derby contro il Besiktas: sotto 3-0 al primo tempo, grazie ai due nuove acquisti e Ali Kaldirim si è strappato un punto fondamentale. Questa settimana invece è arrivata la vittoria in rimonta contro il Rizespor grazie ad Aziz, Soldado e ad un rigore di Moses: sono dodici i punti nel girone di ritorno strappati dal Fenerbahçe, più che nell’intera era Cocu. Ora l’imperativo di non fermarsi, per mettersi il prima possibile alle spalle questa stagione fallimentare e tornare ad essere il Fenerbahçe di qualche tempo fa.

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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