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L’europeo è alle porte e quest’anno molte stelle dei club sono presenti e pronte a fare di tutto per lasciare un segno e imporsi sopra tutti gli altri, ma quali saranno le principali star della competizione?

FRANCIA: SULLE ALI DI POGBA E GRIEZMANN

 

Se la Francia è la principale favorita alla vittoria finale molto si deve alla presenza di questi due uomini. Un centrocampista e un attaccante. In comune il fatto di essere due istintivi, capaci di vedere l’azione prima degli altri, di avere la capacità di creare quelle giocate che spaccano la partita. Pogba dallo scorso settembre si è preso la 10 e le chiavi del centrocampo della Juventus  lasciategli da Pirlo.  La scorsa stagione è stata chiusa con 41 presenze, 10 gol e 11 assist; quest’anno si è migliorato realizzando 10 gol e 16 assist in 48 presenze. Un mix di forza e velocità capace di fare a spallate e allo stesso tempo sgusciare nello stretto in mezzo a più avversari.  In mezzo al campo sarà l’uomo più cercato, quello che avrà il compito di iniziare l’azione e inventare per prendere in controtempo gli avversari. In avanti invece non ci sarà un numero 9 classico, ma Antoine Griezmann.

antoine-griezmann

Quest’anno è stato dolceamaro per “Le petit diable”. Chiuso con 32 gol e 7 assist in 53 presenze, ma con la delusione della finale di Champions League persa e quel rigore sbagliato che forse gli avrebbe regalato un momento di gloria in più. Una media gol da prima punta, ma in realtà Antoine era partito come ala, come l’esterno di fantasia capace di creare spazio e servire il bomber.  Invece in poco tempo Simeone gli ha dato le chiavi dell’attacco e lui ha soppiantato Fernando Torres e Jackson Martinez.  Non male per uno a cui da piccolo dicevano che era troppo basso per avere successo la davanti e che poi è stato criticato per la cifra enorme (30 milioni) che i Colchoneros hanno dovuto sborsare per prelevarlo alla Real Sociedad.

INGHILTERRA:  PASSAGGIO DI CONSEGNE DA ROONEY A KANE

L’Inghilterra arriva all’Europeo avendo vinto tutte le partite del suo girone e con all’attivo 31 gol realizzati. Roy Hodgson avrà a disposizione numerosi giovani talenti, il capolista dei quali è Harry Kane. L’Uragano è uno dei pochi capisaldi della formazione dell’ex coach dell’Inter. Unica punta del 4-2-3-1 e provato anche in coppia con Vardy in un 4-4-2,  Kane ha segnato finora 5 gol in 12 partite con la nazionale. Si può dire che si è preso con cattiveria il posto di punta centrale nelle rotazioni inglesi, segnando al debutto, il 27 marzo 2015, contro la Lituania dopo solo 79 secondi dal suo ingresso. Harry Kane rappresenta in tutto e per tutto il centravanti moderno. Ottima conoscenza dei fondamentali, dotato fisicamente e con un’ottima visione di gioco. Sa segnare, fare assist, colpisce ottimamente di testa e all’occorrenza non se la cava male nemmeno nel dribbling. Il 2016 inoltre sembra l’anno di grazia per il 10 del Tottenham, il quale ha vinto il titolo di capocannoniere con 25 reti contro avversari come il compagno di reparto con l’Inghilterra Vardy e il KunAguero. A girare intorno a Kane ci sarà uno che è stato “enfant prodige” come l’uragano e oggi è una leggenda dei Red Devils e capitano della nazionale inglese. Wayne Rooney con il tempo ha ricoperto più ruoli dell’attacco e quest’anno Van Gaal all’occorrenza lo ha schierato anche a centrocampo in casi di emergenza. Il suo ruolo principale ormai sembra quello di trequartista dietro la prima punta. Da questa prospettiva Wayne vede spesso la palla e ha l’occasione di servire in profondità la/le punte (Kane nell’Inghilterra, mentre nello United Martial ora e Van Persie in precedenza devono molto agli assist del 10). Grazie poi al suo fisico massiccio, Rooney è capace di interpretare bene anche la fase di recupero palla e a fare quindi il mediano aggiunto arretrando dietro la linea di centrocampo.  Insomma il vero motore dello United e dell’Inghilterra ancora una volta sarà lui. In tutto ciò non va dimenticato che è ancora in grado di essere letale e segnare: in nazionale sono 7 i gol messi a segno nelle qualificazioni e in Premier, nonostante la stagione non felicissima e il suo arretramento, ha raggiunto quota 8 gol e 6 assist in 18 partite.

GERMANIA: LA CORAZZATA FARA’ BACK-TO-BACK? (NEUER-OZIL-MULLER)

Premessa doverosa: non fosse stato escluso per l’ennesimo infortunio tra questi talenti attesi ci sarebbe anche Marco Reus. I campioni del mondo si sono qualificati primi, ma hanno sofferto con la Polonia di Lewandowski. Obiettivo principale è riconfermare gli uomini che hanno trionfato in Brasile e fare come la Spagna 2010-2012. Chiamato ad assolvere i propri doveri troviamo subito il portierone Manuel Neuer. Prima cosa da chiarire è che Neuer non è un portiere, ma un centrocampista gigante e con delle ottime mani prestato alla difesa. Ha concluso la stagione subendo solo 16 reti 21 volte senza lasciare gioie alcune agli avversari in 34 presenze. Su 79 tiri subiti ha effettuato 63 parate (quasi l’80% delle conclusioni concesse); risultato? Altra Bundes vinta al Bayern. Guardiola avrebbe certamente voluto portarlo con sé nella nuova avventura a Manchester, ma per Manuel il viaggio che nel 2011 lo portò da Gelsenkirchen a Monaco di Baviera ( dallo Schalke 04, sua squadra del cuore in cui giocava fin da quando era bambino) è stato fin troppo. Fresco di rinnovo fino al 2021 (si dice che assieme a Muller guadagnerà 15 milioni l’anno) ora non gli resta che dominare questo europeo e contendersi il ruolo di miglior portiere con Buffon.

Germany's Mueller celebrates with Goetze during their Euro 2016 qualification match against Poland in Frankfurt

Altro elemento chiave del blocco Bayern nella nazionale tedesca è Thomas Muller, il calciatore totale. Ha solo 26 anni ma già 71 presenze in nazionale e 32 gol (e la scarpa d’oro del mondiale 2010). Partito come un centrocampista offensivo capace di giocare sia al centro che ai lati, che si muove in modo inelegante, sgraziato e che non sa dribblare, Muller oggi è un attaccante senza essere un attaccante, è l’esterno che sa sempre leggere la situazione e inserirsi in area per segnare.  Dall’essere “recogepelotas” (raccattapalle, Come disse Maradona nella conferenza stampa pre quarti di finale di Sud Africa 2010, quando l’Argentina fu sconfitta dalla Germania proprio grazie a un gol del prodotto del vivaio Bayern) col tempo Thomas si è affinato ed è stato ben sfruttato dai suoi allenatori, al punto che oggi il suo soprannome è “Raumdeuter”, l’investigatore degli spazi. Oggi è un giocatore che può rimanere silente per molti minuti all’interno di una partita, uno di quelli poco partecipi alle azioni o addirittura invisibili, di cui non si hanno notizie. Questo fino al momento propizio, quando con una corsa e un inserimento attacca l’area di rigore trasformando il pallone che arriva dai piedi dei compagni in un gol o assist. Non stupisce quindi che l’85% delle sue realizzazioni in Bundesliga arrivino da dentro l’area di rigore. Ha chiuso la stagione con 31 presenze, 20 gol e 8 assist, numeri non da attaccante, numeri non da centrocampista, a  riprova che di “tradizionale” nel 25 non c’è nulla. Infine questa Germania  avrà a disposizione i piedi del miglior assistman dell’ultima Premier League: Mesut Ozil. 19 passaggi vincenti in 35 partite (- 1 dal record della Premier di Thierry Henry della stagione 2002-03), quando mancavano ancora 19 partite al termine era già a quota 16. 146 occasioni create che i suoi compagni non sono riusciti a sfruttare,  l’86% di precisione dei suoi lanci e una media di 67.2 passaggi nel corso dei 90 minuti. In ogni partita ha messo un compagno nelle condizioni di tirare almeno quattro volte. Capace di mettere sempre il compagno davanti alla porta, ma bravo anche a leggere i movimenti di compagni e avversari e fare quindi la mossa giusta per liberare spazio e portarsi dietro più uomini, influenzando così l’azione anche senza esserne il manovratore principale. Eppure nonostante questi numeri strabilianti e queste doti sopraffine,  il numero 11 dell’Arsenal  è una mina vagante, non affidabile al 100%. Nel suo giorno migliore uno dei più forti giocatori al mondo, nel suo giorno peggiore un elemento trasparente e incapace di essere pericoloso. Loew dovrà sperare di avere la versione migliore del regista per poter sfruttare gli inserimenti di Muller e Mario Gomez.

SVEZIA: CHE EUROPEO SAREBBE SENZA IBRA?

La Svezia è in tutto e per tutto legata a Zlatan, come L’anello del potere lo è a Sauron (“Il Signore degli Anelli” ndr). Per il capitano della nazionale scandinava l’ultima stagione è stata fenomenale: 31 partite, 38 gol 13 assist in Ligue 1, 51 partite, 50 gol e 19 assist in totale. In questi giorni sta facendo parlare di sé per via del suo futuro ancora una volta incerto e si è preso gioco di tutta la stampa rivelando in diretta su Facebook solo il suo brand di vestiti. Ma scherzi a parte questa potrebbe essere l’ultima chance di Ibra di incidere e lasciare un segno in una competizione per nazioni (a meno che non decida di partecipare alle Olimpiadi). Durante le qualificazioni ha segnato 11 dei 19 gol totali della Svezia, inclusa una doppietta nello spareggio decisivo contro la Danimarca, che poi ha commentato con il suo solito aplomb “Pensavano fossi sulla via del ritiro, ma invece li ho mandati tutti in pensione”. Nella sua carriera ha fatto della forza, dell’aggressività e dell’esplosività le sue caratteristiche principali, al punto da renderlo uno dei giocatori più temuti d’Europa. Nonostante ciò il tempo passa anche per lui. Se negli anni tendeva ad allargarsi sulla fascia per ricevere palla e partire in velocità, ora l’accelerazione inizia a calare e Ibra sta iniziando a diventare più statico e centrale. Nonostante ciò continua sempre a volere il controllo del pallone, così spesso quest’anno è stato solito abbassarsi frequentemente fino addirittura alla linea di metà campo. E una volta ricevuta palla il 10 della squadra francese è sempre letale con la sua tecnica e capace di saltare l’uomo o servire di prima i compagni più avanzati.

BELGIO: GLI ALTRI FAVORITI, LA GOLDEN AGE DI DE BRUYNE E HAZARD

Assieme alla Francia sono i principali favoriti. La golden age dei Diavoli Rossi ha permesso al Belgio di raggiungere il primo posto del ranking FIFA, grazie a una formazione che comprende fenomeni come Lukau, Courtois, Kompany, Witsel e Nainggolan. Le due stelle principali però saranno Kevin De Bruyne ed Eden Hazard.

Hazard-belgio

Per il 25enne del Chelsea stagione da dimenticare a Londra. 31 presenze e solo 4 reti e 4 assist in Premier non sono numeri all’altezza di uno come lui, chiamato sempre a spaccare le partite e con una personalità sicura di sè al punto da aver intralciato spesso i voleri dell’ex coach dei Blues Josè Mourinho. Nonostante ciò su di lui ci sono gli occhi del PSG e del Real Madrid, che lo vorrebbe prima o poi come “erede” di CR7, anche se lui ha giurato fedeltà al Chelsea. Ex del Chelsea è mr 52 milioni di sterline, Kevin De Bruyne, classe 1991 come Hazard. Suo sarà il compito di accendere la partita nei momenti morti, come fatto assieme ad Aguero quest’anno, e magari risolverla come si è visto nelle due sfide di Champions contro il PSG. Non un mostro a parole, ma decisamente efficace con i fatti in campo. In stagione ha chiuso con 16 assist e 17 gol in 45 presenze e nelle qualificazioni agli europei assieme al numero 10 del Chelsea è a quota 5 gol in 10 presenze. Suo sarà il compito di tenere in ordine la metà campo, iniziare ogni offensiva e lanciare Hazard e i vari Lukaku e Benteke.

AUSTRIA: ALABA E ARNAUTOVIC PER SORPRENDERE

Stella principale degli austriaci è David Alaba, 23  anni, altro giocatore totale del Bayern Monaco. Altro esempio di calciatore totale, visto che la sua posizione può essere qualsiasi nel rettangolo verde. Un giocatore che Guardiola stesso ha definito divino per la sua versatilità nel ricoprire, spesso anche a partita in corso, tanto il ruolo di ala ( non terzino nè esterno d’attacco in quanto David ricopre alla grande tutta la fascia ed è in grado sia di tenere l’uomo che di accentrarsi e tagliare per andare a segnare o servire i compagni) quanto quello di difensore centrale (volendo potrebbe fare anche il centro mediano metodista). Alaba è letteralmente il calciatore del futuro: abile coi piedi, dal tiro potente, velocissimo e intelligente nel leggere l’azione. Altro elemento da non sottovalutare è Marko Arnautovic . Classe 1989, esterno sinistro dello Stoke City, l’ex nerazzurro  viene da un’annata in cui ha collezionato  12 gol e 6 assist in 40 partite.  La sua struttura imponente e la sua abilità coi piedi saranno un ottimo elemento per l’Austria.

PORTOGALLO: CR7 PER SUGELLARE IL QUARTO PALLONE D’ORO

Chi è CR7 lo sa anche chi inizia a seguire il calcio con questi europei. Giocatore dotato di un fisico scultoreo, un’esplosività in corsa da centometrista (grazie anche alle lezioni private di tale Usain Bolt) e una tecnica pregevole. In poche parole siamo tutti testimoni di uno dei migliori interpreti della storia di questo gioco, una leggenda vivente. Quello che manca a Ronaldo è un titolo con la sua nazionale, quel Portogallo che dal 2004 e 2006 è lontano da una semifinale o finale dei principali tornei per nazioni.  Cristiano non rappresenta solo il suo marchio o i suoi recenti record con la maglia del Real (ha realizzato per sei stagioni almeno 50 gol, 35 in 36 partite di Liga e 16 in 12 partite di Champions). Quando si parla di Portogallo, Cristiano è il capitano, il simbolo di una nazione. Da capitano tutte le responsabilità sono sue ed è lui a dover dare l’esempio. A differenza del Madrid, qui deve fare molto più spesso la fase difensiva e rientrare, per aiutare i compagni e spronarli. Spesso risente della stanchezza dopo aver dato tutto nella stagione di club, ma questa volta potrebbe essere diverso: ha vinto la undecima e ha 31 anni, potrebbe essere la sua ultima occasione di ottenere qualcosa con la selecao e inoltre vuole chiudere ogni discorso sulla nomina del prossimo Pallone D’Oro.

SPAGNA: PER IL THREE PEAT CON SERGIO RAMOS E INIESTA

La Spagna arriva con il solo scopo di vincere il terzo europeo consecutivo e cancellare l’onta dell’eliminazione ai gironi del mondiale di due anni fa. In difesa la super coppia Piquè-Sergio Ramos vede uno laureatosi campione di Spagna col Barça, l’altro campione d’Europa con il Real. Sergio Ramos però con un torneo ad alti livelli e una vittoria finale potrebbe, forse, insidiare il suo compagno di club CR7 nella corsa al Pallone D’Oro, avendo aperto la finale di San Siro ed essendosi preso il titolo di Man of the Match della partita (proprio come due anni fa). Sergio è ormai un difensore esperto, uno dei migliori se non il  più forte nel suo ruolo. Sa anticipare ottimamente gli attaccanti e sembra aver curato quella sua aggressività che negli anni lo aveva portato a commettere episodi poco belli. Del Bosque farà affidamento su di lui per tenere compatta la retroguardia. In mezzo Iniesta sarà il principale leader. Don Andres, orfano ormai del fratello di reparto Xavi, ha collezionato 108 presenze in nazionale e potrebbe essere ai saluti finali. Il calciatore spagnolo che ha vinto più trofei di tutti (la sua bacheca ne conta 30) è inoltre l’eroe del Sud Africa, avendo segnato il gol in finale contro l’Olanda che permise alla Roja di vincere il suo primo mondiale. Un calciatore funzionale ed elegante, dotato di classe, determinatezza e freddezza, con una visione di gioco superiore che lo ha reso uno degli imprescindibili anche del Barça di Guardiola prima e di Luis Enrique poi. In nazionale sarà interessante vedere se sarà schierato da mezz’ala o da esterno di sinistra, a seconda anche del modulo che Del Bosque deciderà di usare. Attenzione anche alla sua capacità di inserirsi tra le linee,  caratteristica che l’ha reso uno dei centrocampisti più letali e prolifici del calcio attuale. Attenzione però a non dimenticarsi dei vari Morata, Silva e Paco Alcacer.

CROAZIA: MODRIC E RAKITIC AL COMANDO DEI GIOVANI

La Croazia ha rischiato fino all’ultimo di andare agli spareggi per qualificarsi a questo europeo, ciononostante resta una di quelle squadre ostiche per tutti. I Kockasti (quadretti) sono stati spinti da un Ivan Perisic da 6 gol in 9 partite e puntano molto su di lui e sul “blocco italiano” formato da Mandzukic, Brozovic, Vrsaljko, Badelj e Kalinic. L’altro blocco poi  sarà quello spagnolo, formato da Kovacic, Modric e Rakitic. La stella e catalizzatore di ogni azione sarà proprio il numero 19 del Real Madrid. Modric non viene da una stagione brillante. ha collezionato 5 assist in 45 partite e anche in finale di Champions non ha lasciato il segno come sperava. Sarà mezz’ala destra o sinistra e bisognerà stare attenti ai fraseggi nello stretto tra lui e Rakitic o Kovacic, così come alla possibilità che lanci sulla fascia la corsa di Perisic.

Croatia vs. Portugal, 10th June 2013
Croatia vs. Portugal, 10th June 2013

L’altra stella dei croati sarà Ivan Rakitic. Nel Barcellona è stato chiamato per il dopo Xavi, riuscendo abbastanza bene nell’impresa. La sua stagione si è chiusa con 6 assist e 9 gol in 57 partite, ma in nazionale il suo ruolo molto probabilmente sarà un altro. se la regia e le chiavi della metà campo saranno di Modric infatti, per il 14 blaugrana la zona di riferimento sarà la trequarti (settore del terreno in cui si è rilanciato al Siviglia grazie a Unai Emery) e il suo compito sarà quello di collaborare tanto con il centrocampista del Real quanto con Mandzukic e Perisic quando ci sarà da creare superiorità numerica o far filtrare la palla per la punta o l’esterno.  Rakitic è un giocatore molto versatile: corre, pressa, torna dietro la linea di centrocampo a difendere e soprattutto ha un ottimo piede per lanciare in verticale i compagni,  è il giocatore di cui ogni squadra ha bisogno.

GALLES:  CI PENSA BALE

Il Galles arriva al suo primo eruopeo nella storia principalmente grazie alle giocate di mr 100 milioni. Quasi l’80% delle reti dei gallesi nelle qualificazioni infatti arrivano dai suoi piedi; ha segnato inoltre 7 degli 11 gol totali dei dragoni in questa fase e altri 2 sono nati da un suo assist. A causa anche dell’infortunio che ad aprile ha tenuto fuori CR7, Bale si è messo in mostra e ha deciso più volte le partite del Real Madrid (da vedere l’accelerazione con cui nella sfida in campionato contro il Rayo Vallecano BRUCIA i difensori per andare a segnare il gol del 2-3). Stagione da 31 partite, 19 gol e 15 assist per lui, inoltre in finale di Champions League se l’è giocata con Sergio Ramos per il premio di migliore in campo. La sua superiorità sulla fascia destra è cosa nota. quando parte in velocità è imprendibile e inoltre è dotato di un fisico che gli consente di fare a spallate con ogni difensore, caratteristica questa che gli ha permesso spesso di riuscire a concludere il suo movimento a rientrare per liberare il suo micidiale mancino. Un rugbista prestato al calcio si potrebbe dire.  Ciò non vuol dire che non sappia gestire il pallone, giocare di squadra e lanciare terzini o attaccanti.  Gareth si è preso l’eredità di Giggs  fin da quando aveva 16 anni e ora vuole portare il dragone in alto.

Gareth_Bale_WAL_2015

POLONIA:  SOTTOTRACCIA CON LEWANDOWSKI

Da quando gli è stata data la fascia di capitano, Lewandowski è diventato la personificazione del killer instinct anche con la nazionale polacca. Ha portato i suoi a una storica qualificazione e si è preso il titolo di capocannoniere delle qualificazioni segnando 13 reti. Il Real Madrid lo brama e se Robert farà un ottimo europeo i blancos proveranno la follia per averlo. Sarà l’attaccante più quotato di ogni fantacalcio europeo grazie anche ai suoi 44 gol in 51 partite, di cui 30 in Bundesliga che gli sono valsi anche li il titolo di capocannoniere. La data che però nessun amante di calcio e di quello tedesco in particolare potrà dimenticare però è quella del 22 settembre 2015: Bayern Monaco- Wolfsburg. Robert entra nel secondo tempo e in 8 minuti e 59 secondi segna 5 gol e infrange 4 record mondiali (tripletta più veloce, poker più veloce, cinquina più veloce e maggior numero di reti per un giocatore entrato dalla panchina).

ITALIA: POCO TALENTO, MA C’E’ L’UOMO DEI RECORD GIGI BUFFON

La nostra nazionale arriva a questo europeo con un quantitativo di talento inferiore a tante altre squadre. Quello che è certo è che la stella principale e ancora una volta capitano degli Azzurri sarà Gigi Buffon. 157 presenze con la maglia dell’Italia per lui e 54 partecipazioni tra europeo e qualificazioni che fanno di lui il primo per gettoni europei. Sarà la nona competizione internazionale consecutiva per il portierone, che quest’anno ha fatto scrivere ancora una volta il suo nome nei libri di storia del calcio, sancendo il nuovo record di imbattibilità con i suoi 974′ senza subire gol. Una saracinesca che trasmette sicurezza, affidabilità e solidità sempre. Un giocatore completo e quando serve abile anche coi piedi. Quest’anno con la Juve in 44 partite ha subito 25 gol, mentre in 26 occasioni ha chiuso a porta inviolata. Il rapporto tra il numero di tiri in porta subiti e parate effettuate e del 76,67 %, miglior dato tra i portieri italiani. L’ultima cavalcata del capitano noi tutti speriamo possa concludersi nel migliore dei modi, per quanto dura potrà essere. Ma come ha scritto anche lui nella sua lettera social, di una cosa possiamo star sicuri: continuerà a proteggere la nostra porta finché gambe, testa e cuore reggeranno.

Piccolo calciofilo, adolescente baskettaro, mai e poi mai adulto ma per sempre amante dello sport e delle storie che è in grado di raccontare e farci vivere.

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