Essere Kluivert

Premio Kopa, Golden Boy: tanto clamore non basta, San Tommaso ha fatto scuola. L’esperienza capitolina di Justin Kluivert è sicuramente partita con il botto. Fondamentale il suo apporto nella partita di esordio a Torino per la vittoria finale dei giallorossi di Di Francesco. Poi però l’olandese è finito quasi nel dimenticatoio: vuoi i troppi esperimenti che hanno portato più moduli e diversi interpreti; vuoi i risultati altalenanti che hanno scosso l’ambiente scatenando la solita ridda di polemiche che non hanno lasciato esente il giovane ex Ajax.

Poi la situazione piano piano è andata ristabilendosi ed anche Justin Kluiver è tornato a ruggire sfornando delle piccole chicche che ora, passata la buriana, fanno ben sperare.

Roma del resto è così: un giorno sei un leone, quello dopo qualcos’altro di diametralmente opposto; quello dopo ancora chissà. Il piccolo Justin però sembra aver capito bene l’antifona e partita dopo partita sembra aver finalmente deciso di mettere definitivamente la sua personalità a servizio della causa. L’atteggiamento che serve a fare la differenza e, soprattutto a queste latitudini, a farsi volere bene. 

Non è allora forse un caso se Justin Kluivert sta sbocciando e la Roma sta iniziando a decollare. La vita a volte è fatta di combinazioni. Quella che ha accomunato i giallorossi e l’olandese è l’infortunio che tiene Perotti da troppo tempo ormai fermo ai box. L’opportunità che insieme alla necessità di trovare una cura all’inizio balbettante dei capitolini ha convinto Di Francesco a concedere spazio all’olandese dopo una lunga fase di test.

Dell’esordio sfavillante di Torino, con un assist pazzesco per il gol di Dzeko, 
abbiamo già parlato. Dopo la trasferta in Piemonte per Kluivert sono arrivati solo scampoli di partita contro Atalanta e Chievo Verona prima dell’esordio da titolare nella trasferta di Bologna: una partita che ha fatto piovere addosso al giovane talento una pioggia di critiche per la poca affidabilità e concretezza nei momenti topici del match. Tutto come se la giocata di Torino fosse stata solo un caso isolato.

La Roma si rialza, e da dopo Bologna infila una serie di sette vittorie, due pareggi e una sola sconfitta fra campionato e coppe. Un filotto al quale Justin Kluivert assiste spesso dalla panchina (più volte gli viene preferito El Shaarawy, attuale cannoniere della Roma, oppure sull’altro lato Florenzi viene spesso alzato per lasciare Santon terzino) riuscendo a ritagliarsi uno spazio da protagonista solo contro il Viktoria Plzen dove con il gol realizzato diventa tra l’altro il più giovane marcatore dei giallorossi in Champions League. Ecco allora forse che Torino non è poi forse un caso così isolato.

Da quella notte di coppa per Kluivert tre partite consecutive in campo, di cui due dal primo minuto: contro il CSKA sulla fascia sinistra, contro la Sampdoria spostato destra. Una volta prese le misure, anche i più scettici hanno dovuto cambiare idea.

Contro la Sampdoria

Di punto in bianco la luce di Kluivert è tornata così a risplendere. Grazie anche a Di Francesco che oltre a preservarlo dalle critiche dandogli tempo di ambientarsi ne ha anche leggermente variato il raggio d’azione, l’olandese è diventato imprendibile, libero di svariare ma soprattutto finalmente in grado, o meglio, consapevole, di possedere i mezzi necessari per prendersi certe responsabilità nei momenti cruciali della partita.

Fra le maggiori critiche erano state mosse a Justin Kluivert, quella più frequente riguardava una certa mancanza di carattere e personalità; caratteristiche che invece ne avevano caratterizzato la precoce crescita in quel di Amsterdam. Tralasciando qualche errore di gioventù, come il ritardo nella riunione tecnica pre-Spal oppure quella troppa superficialità in allenamento che Di Francesco aveva ben pensato di punire con la tribuna contro il Real Madrid, il peggio sembra essere passato e d’ora in avanti c’è solo margine per migliorare.

Arma efficace su entrambe le corsie, Kluivert è oggi destinato a guadagnare sempre più minutaggio e ad entrare nei meccanismi della squadra, magari trovando più spesso la via del gol. Dopo il Viktoria Plzen non c’è stato più verso di tirare in porta. La media in tal senso registra uno 0.9 in Italia che scende a 0.5 in Europa, a dimostrare quanto, date le prestazioni di livello dell’ultimo periodo, effettivamente l’olandese sembri trovarsi forse meglio quando può muoversi lontano dalla porta.

Numeri che però devono migliorare perché Kluivert è arrivato a Roma anche per contribuire alla potenza di fuoco del club. Una potenza di fuoco che nella stagione in corso si trova a dover fare i conti con le polveri bagnate di Dzeko e Schick (quest’ultimo sbloccatosi nell’ultima partita di campionato prima della sosta con la Samp) che insieme hanno finora siglato la miseria di tre gol.

Proprio la partita con la Sampdoria è stata anche un snodo fondamentale per la stagione dell’olandese, votato dai vari quotidiani nazionali fra i migliori in campo. Un punto di partenza per prendersi sempre più la Roma, in un momento dove l’inserimento graduale dei giovani, come i vari Pellegrini o Zaniolo, è visto come fase fondamentale e necessaria anche per far fronte alle esigenze patrimoniale societarie.

A Trigoria si lavora anche per valorizzare il più possibile ciò che si ha a disposizione. Un messaggio che ha capito anche Kluivert, pronto ora, dopo aver ottenuto la fascia da capitano nell’Olanda Under 21, a prendersi la Roma. 

Marco Aurelio Stefanini

Marco Aurelio Stefanini

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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