Eredivisie: cinque talenti da scoprire

La stagione 2018-19 dovrà inevitabilmente segnare il ritorno dell’Olanda in grande stile nel calcio che conta. Dopo le mancate qualificazioni ad Euro 2016 e Russia 2018, c’era bisogno di una svolta. In panchina è arrivato Ronald Koeman (quarto allenatore negli ultimi quattro anni), dopo 3 anni in Premier League fra alti e bassi. La sua esperienza per rilanciare un movimento moribondo negli ultimi tempi. La presenza di Ajax e PSV nella prossima Champions League un aiuto in più: era dal 2005-2006 che entrambi i club non si ritrovano assieme alla fase a gironi della massima competizione Europea, mentre l’ultima volta che due club olandesi erano contemporaneamente nell’Urna di Nyon era il 2010, con Ajax e Twente, sorteggiati tra l’altro nei gironi di Milan e Inter. Un motivo in più per crederci. Oggi vi presentiamo cinque nomi, conosciuti o meno, da cui l’Eredivisie ma più in generale il calcio olandese può e deve ripartire.

Frenkie de Jong – Ajax

Il pilastro della nuova epopea, il tulipano più bello: elegante in campo ma soprattutto poliedrico. Davanti alla difesa, progressione e addirittura difensore: doti d’impostazione, letture di gioco e tecnica sopraffina che ne fanno il playmaker che tutti vorrebbero avere. Cresciuto nel Willem II, dove ha debuttato neanche diciottenne nel 2015, è approdato all’Ajax nel gennaio 2016, debuttando in prima squadra nella stagione seguente con qualche scampolo anche in Coppa, finale di Europa League contro il Manchester United inclusa. Lo scorso anno la consacrazione e, con l’arrivo in panchina di Erik ten Hag, diventa centrale in pianta stabile. Cosa diventerà in futuro non ci è dato saperlo, ma certamente un giocatore con così tanta classe in Olanda, e in casa Ajax, non si vedeva da moltissimo tempo, senza dover scomodare nomi pesanti (che comunque potete immaginare….). Intanto però il Barcellona, squadra con grande tradizione di olandesi tra le proprie fila, ci ha fatto un serio pensiero, ma per il momento non si muove e disputerà ancora un’altra stagione con la maglia dei Lancieri.

Matthijs de Ligt – Ajax

È il 25 marzo del 2017 e Danny Blind, padre di Daley e ai tempi ct della nazionale olandese, dopo averlo visto nell’Ajax decide di buttarlo nella mischia dal primo minuto viste le molteplici assenze in difesa all’età di 17 anni, 7 mesi e 10 giorni diventando il più giovane esordiente con la casacca arancione del dopoguerra. La trasferta a Sofia non va nel migliore dei modi (2-0 secco con cui la Bulgaria liquida l’Olanda), e il classe 99 viene tolto dopo un tempo assai disastroso che di fatto costa la vittoria e probabilmente anche gran parte della qualificazione al playoff Mondiale, che poi sarebbe scemata successivamente. Una situazione che avrebbe potuto ammazzare la carriera di chiunque sul nascere. Non però quella di de Ligt, che oggi si presenta come uno dei difensori più promettenti del panorama mondiale. In pianta stabile in nazionale, gli manca solo l’esordio nella massima competizione europea, che arriverà fra qualche settimana. Dopo aver affrontato da titolare una finale di Europa League a 17 anni.

 

Donny van de Beek – Ajax

Tuttocampista sarebbe l’aggettivo migliore. Classe 1997, nasce centrale ma col tempo si è trasformato in un box to box, con grandi doti nello stare fra le linee e nella progressione palla al piede. C’è chi lo paragona a Davy Klassen, ma le doti offensive probabilmente lo porteranno a trasformarsi in un più che classico trequartista. Approda nelle giovanili dell’Ajax nel 2008, segnalato dallo scout Harm Greving, e arriva in prima squadra nel 2015 debuttando in una trasferta di Europa League a Glasgow contro il Celtic. Da allora un continuo crescendo, sviluppando anche una certa vena realizzativa (tripletta lo scorso anno contro il NAC Breda). In pianta stabile anche in nazionale, è stato nel mirino di diversi club europei e anche italiani ma nessuno ha poi effettuato l’affondo decisivo. Una stagione dal sapore europeo la giusta sfida per capire definitivamente di che pasta è fatto e se può sostenere certi ritmi offensivi anche lontano dai campi di Eredivisie.

Steven Bergwijn – PSV

Classe 1997, il talento più puro dei campioni d’Olanda in carica. Lo scorso anno determinante il suo apporto: 32 presenze, 8 reti e 11 assist. Il tutto a soli vent’anni. Classica ala sinistra, adattabile anche a destra, fa del dribbling e della tecnica le sue armi migliori ma deve migliorare nei duelli aerei, complice anche una statura non così elevata (1,78). Cresciuto nell’Ajax, passa al PSV dopo che i lancieri lo avevano scaricato non ritenendolo adeguato alla squadra e debutta nel 2015, annata in cui il PSV tornò padrone in Eredivisie dopo sette stagioni, a 17 anni. La rete nel 3-0 contro l’Ajax la giusta vendetta contro il suo passato in una delle sfide decisive per la conquista dello scorso campionato. Inoltre ha aperto le marcature nella sfida di ritorno contro il Bate che ha riportato i Boeren ai gironi di Champions. La chiamata in nazionale adesso per completare il proprio processo di crescita.

Guus Til – AZ Alkmaar

Maglia numero dieci, fascia da capitano, ventun’anni a dicembre: non se la passa per niente male il trequartista dell’AZ Alkmaar, eliminato a sorpresa dai kazaki del Kairat Almaty ma partiti col piede giusto in campionato e a pari punti con l’Ajax secondi solo al PSV. Nato in Zambia a causa del lavoro del padre, ha successivamente vissuto in Mozambico e Namibia prima di tornare in Olanda, dove è entrato nel 2010 nelle giovanili dell’AZ. Classe sopraffina ma soprattutto personalità, un leader nato nonostante la giovane età. Koeman se n’è innamorato fin da subito è lo tiene in pianta stabile in nazionale, nell’attesa di trovargli la giusta collocazione. Parte da destra ma poi si sposta dietro le punte, trovando anche la via del gol con estrema facilità. Lo scorso anno furono 9 in 33 partite più due in Coppa. Al momento è a secco, ma da parte sua non c’è alcuna preoccupazione visto che le Cheese Farmers sono attualmente il miglior attacco dell’Eredivisie.

Marco Aurelio Stefanini

Marco Aurelio Stefanini

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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