6 min readE’ Monaco-mania. La squadra di Jardim si svela al mondo

6 min readE’ Monaco-mania. La squadra di Jardim si svela al mondo

15 Dicembre 2016 Off Di Federico Pasquazi

Dall’Inghilterra alla Francia. Dopo la fiaba a lieto fine del Leicester  dello scorso anno, in questa stagione la competizione che ci sta regalando più colpi di scena sembra essere la Ligue1. Se negli altri campionati europei nella parte alta della classifica troviamo le pronosticabili della vigilia, in Francia gli equilibri sembrano essere saltati. Almeno in parte. Nessuno infatti la scorsa estate avrebbe mai pensato che Nizza e Monaco potessero impensierire a tal punto la corazzata PSG. Ed invece, quando il campionato si avvicina ormai al giro di boa, la squadra di Emery si trova addirittura ad inseguire. Una novità dato lo strapotere in patria dei parigini negli ultimi anni. La squadra del Principato in particolar modo sta stupendo tutti per la qualità del gioco e soprattutto per la quantità industriale di gol che riesce a mettere a segno.

NESSUNO COME I MONEGASCHI

Sono ben 53 infatti le reti realizzate fino ad ora dai Rouges et Blancs che in media fanno la bellezza di più di tre gol a partita. Una valanga, considerando i 21 gol in più rispetto alle concorrenti nazionali Nizza e PSG. Tanto per rendere meglio l’idea, la prima in Spagna, il Real Madrid, di gol ne ha segnati 40 e quella che è sempre stata considerata una vera e propria macchina da gol, ovvero il Barcellona, ne realizza al momento 37. Da non sottovalutare anche il fatto che le due big spagnole vantano in squadra giocatori come Messi e Cristiano Ronaldo (solo per citarne alcuni) il cui impressionante score personale è di circa 50 reti all’anno. Negli altri campionati top europei Bayern, Chelsea, Juventus e Feyenoord sono tutte al di sotto delle 40 reti. Ma allora qual è il segreto di questo Monaco così prolifico sotto porta e così divertente da vedere? Senza dubbio gran parte del merito va riconosciuto a Leonardo Jardim, allenatore della squadra del principato.

JARDIM, IL DIRETTORE D’ORCHESTRA

Jardim è un allenatore di nazionalità portoghese che nasce a Barcellona, non quella in Catalogna ma quella in Venezuela, nel 1974 da genitori lusitani emigrati in Sud America in cerca di fortuna. Quel Sud America che probabilmente ha lasciato il segno nella vita privata e calcistica del tecnico che, adolescente, fa ritorno alla sua madre terra, il Portogallo. Jardim è un allenatore preparato e sicuro delle sue scelte. Proprio lui che a calcio non ha mai giocato ma che di tattica ne capisce e come. Il curriculum da allenatore tuttavia non è di primissimo livello, ma ci fa comunque intuire la gavetta ed i sacrifici fatti per arrivare dove è oggi. Prima di passare al Braga, allena tre squadre di Terceira Divisão portoghese. La sua carriera da allenatore inizia nel 2001 a soli 27 anni come assistente della Camacha, squadra della terza divisione portoghese. Due anni più tardi diventerà l’allenatore del club e resterà in carica per 5 anni. Sebbene priva di soddisfazioni quella della Camacha resta ancora oggi l’esperienza più longeva su una panchina per il portoghese. La prima gioia arriva nel 2008 quando si trasferisce al Chaves e lo guida in seconda divisione. Da qui inizia la strana storia di Jardim. Ottenuta la promozione il tecnico saluta e si accasa al Beira-Mar, sempre in seconda divisione. Al termine della stagione i 54 punti racimolati valgono la promozione nella massima serie. Nella seconda stagione viene però esonerato a metà percorso. L’estate successiva allora Jardim si accasa al Braga dove chiude il campionato in terza posizione grazie anche ad un filotto di 13 vittorie consecutive. Per il club si tratta del secondo miglior piazzamento nella sua storia. Ma questo non è sufficiente affinché gli venga rinnovato l’incarico. Le frizioni con il presidente Salvador sono troppo evidenti ed allora Jardim saluta e se ne va. Altro giro, altra corsa. Nell’estate del 2012 lo chiama l’Olympiakos. Le cose sembrano andare a gonfie vele ma all’improvviso a gennaio il rapporto si interrompe. Nonostante la prima posizione in classifica con ben 10 lunghezze di vantaggio sulla seconda il 19 gennaio 2013 Jardim viene esonerato per disaccordi con il presidente del club greco. Ancora una volta il lato passionale tipico di ogni sudamericano ha la meglio su quello tecnico del portoghese. A maggio dello stesso anno però arriva la chiamata dello Sporting Lisbona. Firma per due anni, fino a giugno del 2015. A maggio del 2014 lo Sporting chiude il campionato in seconda piazza conquistando l’accesso in Champions League. Non succedeva da cinque anni. Risultato evidentemente ritenuto sufficiente da Jardim che, di punto in bianco, saluta tutti e se ne va. Con un anno di anticipo rispetto alla scadenza del contratto. Il motivo? Questa volta non c’entrano i dissapori con la presidenza. C’entrano però i milioni del presidente russo del Monaco Dmitrij Rybolovlev che lo ingaggia pagando la clausola rescissoria di 3 milioni di euro. L’esperienza nel Principato non inizia nel migliore dei modi. Ma dopo due sconfitte la stagione svolta con la vittoria sul Nantes. Il Monaco chiuderà al terzo posto ed uscirà dalla Champions League contro la Juventus ai quarti di finale. Quanto basta perché il contratto gli venga prolungato fino al 2019. Un lasso di tempo abbastanza lungo dove se il matrimonio riuscirà a resistere alle crisi passeggere potrebbe finalmente servire a Jardim per riuscire a dimostrare al mondo intero di che pasta è fatto.

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LA TIGRE È RINATA! E POI GIOVANI ED UN OCCHIO AL MADE IN ITALY

È probabilmente Falcao l’altro personaggio chiave del periodo d’oro dei biancorossi. Dopo tre anni senza gloria con le maglie di United e Chelsea in Premier League, il colombiano ha deciso di fare ritorno a casa con una valigia carica di voglia di rivalsa. Per Falcao, fino a qualche anno fa uno dei più forti centravanti in circolazione, anche raccogliere l’eredità di un Berbatov a fine carriera sembrava sulla carta un compito estremamente difficile. Ma il ritorno ai fasti del passato è stato più rapido del previsto. Il colombiano è oggi tra i pochissimi attaccanti in Europa che realizza più di un gol a partita (16 gol in 14 presenze). Merito anche dell’ultima uscita in campionato sul campo del Bordeaux dove il centravanti ha messo a segno una tripletta che ha permesso alla squadra di Jardim di balzare anche se per un solo giorno in testa alla classifica della Ligue 1 in coabitazione con il Nizza. Ma se Falcao è la stella, insieme a Joao Moutinho, per il resto la squadra del Principato poggia semplicemente su di un allenatore dalle idee chiare ed un gruppo di buone speranze dall’età media bassissima (24,6 anni) affiancato da qualche profilo di consolidata esperienza. Tra i giovani più interessanti spicca il nome di Gabriel Boschilia, brasiliano su sui ci sarebbe anche l’interesse della Juve. Fantasista classe 1996, Boschilia è arrivato nel Principato nell’estate 2015 dal San Paolo per una cifra vicina ai 10 milioni di euro. Un altro elemento di sicuro valore è Kylian Mbappé. Il giovanissimo attaccante classe ’98 ha siglato 3 reti e sfornato 5 assist decisivi per i compagni in 8 presenze in Ligue1 ed ha anche collezionato tre presenze in Champions League, per un totale di 25 minuti. Il 17enne nato a Bondy è da tempo nel mirino di Beppe Marotta (valutato dal Monaco 25 milioni). Su di lui ci sono anche l’Arsenal di Wenger e il Manchester City di Guardiola sempre attento alle giovani promesse. Per l’esperienza si è pensato invece al “Made in Italy”. Ci riferiamo a Raggi e De Sanctis che sono i senatori della rosa. Ma anche a Glik, ex-bandiera del Toro, che si inserisce a pieno titolo in questa lista di “italiani” mettendo la sua esperienza al servizio della squadra. Jardim lo considera praticamente inamovibile.

UN NUOVO MONACO

Questa fantastica stagione non è certo frutto del caso ma viene da una lunga programmazione iniziata 5 anni fa. Nel 2011 il magnate russo Dmitrij Rybolovlev, acquista un Monaco scivolato in Ligue2 nella stagione precedente. Nel Maggio 2012 la proprietà mette sotto contratto Claudio Ranieri al quale verrà affidato il compito di riportare la squadra in Ligue1. Obiettivo che viene puntualmente raggiunto nella stagione 2012-2013. L’anno successivo, quello del ritorno nella massima serie, al tecnico italiano quasi riesce l’impresa di vincere il titolo anche se alla fine il Monaco dovrà accontentarsi di un più che onorevole secondo posto. L’estate del 2013 è ricordata per le spese folli del presidente russo che arriva a sborsare 70 milioni per gli acquisti di James Rodriguez e Joao Moutinho ed altri 60 per l’acquisto di Falcao dall’Atletico Madrid (cifra record per il calcio francese), senza dimenticare i nomi di Toulalan e Kondogbia. Nel 2014, in seguito all’addio di Ranieri, la proprietà affida al promettente Leonardo Jardim la guida della squadra. Le stagioni delle spese folli diventano un ricordo ed anzi l’obiettivo diventa fare cassa. La società vende alcuni pezzi giovani e pregiati a cifre mostruose come James Rodriguez al Real Madrid, Kondogbia all’Inter e Martial al Manchester United. Una scelta che oggi, con la squadra lanciata in Francia ed in Europa, apre l’interrogativo su  quale sarà la linea che seguirà la società da qui ai prossimi anni: tornare alle spese folli per attirare giocatori magari già affermati o continuare a puntare sui giovani? E in quest’ultimo caso, dobbiamo aspettarci ancora altre vendite dei nuovi talenti?

Il Monaco è stata fino ad ora una squadra impeccabile: seconda in classifica a solo un punto di distanza dal Nizza, prima nel proprio gruppo di Champions League, trovando il suo equilibrio nell’atteggiamento offensivo. I ragazzi di Jardim hanno dimostrato fin qui di avere lo spirito della grande squadra. Di essere un collettivo unito che gioca con meccanismi collaudati e che segue il proprio allenatore senza tralasciare mai neanche il minimo dettaglio. Il messaggio, lanciato chiaro e tondo, è che il Monaco c’è e ha voglia di togliersi grandi soddisfazioni. Come ad esempio vincere il campionato, cosa che non riesce ai monegaschi dal lontano 2000. O magari perché no, sollevare quella Champions League solo sfiorata nel 2004 quando i biancorossi dovettero inchinarsi all’ultimo atto al Porto di Mourinho.

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