Dietro le quinte di Genoa-Frosinone

Cesare Prandelli s’è detto rammaricato a livello tecnico e tattico, al termine di uno scialbo 0-0 che tra la nebbia e le imprecisioni avrebbe molto da raccontare. Si riduce tutto invece alla mestizia di un pareggio al cospetto del Frosinone penultimo che era prima (e resta dunque) distanziato dal Genoa da 13 punti. Una scorta positiva visto l’immagazzinamento riuscito ma non certo un deterrente all’impegno: il Grifone sarà atteso dalla trasferta di Parma al Tardini, un girone dopo l’1-3 del 7 ottobre con annesso esonero consegnato a Davide Ballardini, e dopo l’Emilia si ritroverà invischiato in un mini-ciclo da cerchiare col rosso sul calendario. In fila, a brevissimo giro di posta, Juventus e Inter in casa intervallate dall’ospitata friulana a Udine, poi la visita al San Paolo di Napoli e il derby della Lanterna del 14 aprile. C’è poco tempo per sbagliare, visto che il margine sulla salvezza è cospicuo quanto labile.

Genoa-Frosinone
Fonte: Genoa CFC

Prandelli e il Genoa di Gasperini

«Abbiamo avuto molte possibilità sui cross ma non siamo mai stati capaci di attaccare il primo palo, nemmeno quando eravamo in superiorità numerica». Il bresciano Prandelli, da Orzinuovi, ha chiamato i suoi capelli a tratti ingrigiti a testimoniare l’esigenza di non sparare a zero sulla performance dei suoi: «La squadra ha lottato, cercando in ogni modo di vincere la partita. E poi anche noi contro la Spal ci chiudemmo e riuscimmo a non prender gol. Prendiamo atto di tutto, cerchiamo di migliorare partita dopo partita, ricordando che basta questo, un’azione, per risolvere una sfida». Saggezza popolare intrisa d’esperienza, per un bilancio comunque altamente positivo: è il sesto risultato utile ottenuto dal Genoa, una striscia che il pareggio col Chievo domenica scorsa aveva già messo ai livelli di Gian Piero Gasperini e dell’EuroGenoa 2014/15 (tra le giornate 21° e 26°, tre pari e due vittorie). Pare che sei gare senza conoscer sconfitta risalissero alla prima parentesi di Gasperini, con Milito e Thiago Motta, ma scomodare un passato ingombrante può recar danno.

A chi gli imputava difficoltà nell’andare in porta, malgrado il dato sulle reti incassate sia stato abbassato in maniera importante, Prandelli non ha mancato di rispondere («Diciamo che se leggiamo la partita c’è mancato solo l’attacco al primo palo, per le situazioni che abbiamo creato abbiamo pure avuto quattro rimpalli»), così come pure alla domanda relativa ai tanti infortuni: «Vorrei alternative importanti in panchina, ma devo essere consapevole delle difficoltà. Dobbiamo arrivare velocemente alla salvezza, ho una sana paura ma in questo momento non dobbiamo deprimerci, solo renderci conto che da domani possiamo migliorare. Oggi mi sembra che abbiamo dato tutto, chiaro che la mentalità è di cercare la vittoria sempre, ma ai ragazzi non posso rimproverare nulla».

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Fonte: Genoa CFC

Un Genoa-Frosinone opaco

Una partita per certi versi scialba, inconsistente, silenziosa nel suo malinconico ritmo sospinto nell’attesa che uno dei tanti cross riversati verso l’area di Sportiello si tramutasse in qualcosa di concreto. Alla storia non è stata consegnata una di quelle gare immancabili intrise di rimpianti e di (poca) fortuna. Così si legge che il Genoa abbia dominato in lungo e in largo: 62% di possesso palla, 10 tiri di cui 6 nello specchio (il Frosinone non ha concluso neppur in un’occasione impegnando Radu), 21 punizioni, 8 calci d’angolo, 6 parate di Sportiello. Materiale sufficiente per legittimare una vittoria che a conti fatti non è arrivata, lungi dal precedente che – domenica 5 aprile 2016 – vide i ciociari soccombere al Luigi Ferraris sotto le cannonate assestate da Jesús Joaquín Fernández Sáez de la Torre, in arte “Suso”, ultimo triplettista dai tempi di Milito e oggi superato da un Krzysztof Piatek che chiuse il cerchio decidendo l’andata col Frosinone (due reti tra 33′ e 36′, il 30 settembre scorso). Il polacco toccò 8 reti stagionali dopo sole 7 gare di A, il Grifone quel pomeriggio intascò il primo successo esterno nella Serie A 2018/19.

Così semmai si può discutere sull’espulsione di Francesco Cassata al 34′ del primo tempo, per un intervento su Davide Biraschi col piede a martello, dopo una buona mezzora di continui battibecchi col numero 14 padrone di casa. A quel punto il Genoa, forse forte della superiorità numerica, ha perso convinzione e lucidità, continuando a proporsi a testa bassa ma mai riuscendo a trovar la rete. Come sia possibile è un argomento di duplice interpretazione: secondo Nicola Dalmonte sarebbe mancata semplicemente la fortuna («Abbiamo fatto tantissimi cross, ma con poca fortuna. Se poi contiamo i tiri in porta, dobbiamo anche ricordare quelli da fuori di Lazovic e Lerager, respinti dai difensori a peso morto»), mentre per Prandelli sarebbe mancato – come detto – attaccare il primo palo in occasione dei tanti cross riversati a cascata in cerca di un colpo vincente.

Genoa-Frosinone
Fonte: Genoa CFC

Genoa da rivedere e tabellini dal Ferrarirs

Ulteriori spunti di riflessione in casa Genoa, per il futuro, possono riguardare la composizione del centrocampo. Dati per assenti il lungodegente Oscar Hiljemark e i due infortunati Miguel Veloso e Luca Mazzitelli, la scelta obbligata è ricaduta sull’ex Bordeaux Lukas Lerager e Daniel Bessa ai lati di Ivan Radovanovic. L’ex Hellas Verona ha operato in un contesto a lui congeniale, lungi dalle variabili tecniche cucitegli indosso (esterno sinistro di centrocampo, trequartista, seconda punta), in modo da permetterne lo sfruttamento delle sue doti in fase d’impostazione e inserimento. Si potrebbe valutare magari un avvicendamento con Esteban Rolon o – una volta recuperato fisicamente – Stefano Sturaro che tanto ha fatto storcer il naso ai tifosi coi 16,6 milioni investiti a gennaio sull’asse con la Juventus.

Detto di un momentaneo accantonamento del 4-3-1-2 a favore di un 4-3-3 (tridente classico: Sanabria al centro, Lazovic a destra e Kouamé sulla corsia mancina), già nel 15-1 messo in mostra nell’amichevole del 28 febbraio contro il Campomorone Sant’Olcese era stata paventata l’idea di una coperta lunga a centrocampo. Fermo restando che allo stato attuale sia Darko Lazovic il principale puntello su cui poter contare, in quanto unica ala di ruolo in organico, nuove variabili cercasi. Per poi, finalmente, una volta raggiunta la salvezza, poter programmare un progetto di valutazione dell’attuale rosa e potenziamento della stessa in estate. Detta in altri termini, la prosecuzione del progetto che Cesare Prandelli ha intenzione di importare tra Bisagno e mar Ligure.

Ecco di seguito il tabellino della gara:

Genoa (4-3-3): Radu; Biraschi (dal 46′ Pandev), Romero, Zukanovic, Criscito; Lerager, Radovanovic, Bessa; Lazovic, Sanabria, Kouamé (dal 78′ Dalmonte). All: Prandelli. A disp: Marchetti, Jandrei, Gunter, Lakicevic, Pereira, Pezzella, Rolon, Sturaro.

Frosinone (3-5-2): Sportiello; Goldaniga, Salamon, Capuano; Paganini, Chibsah, Viviani (dal 55′ Maiello), Cassata, Molinaro; Pinamonti (dal 73′ Ciofani), Ciano (dall’89’ Gori). All: Baroni. A disp: Ariaudo, Brighenti, Simic, Zampano, Sammarco, Valzania, Beghetto, Trotta.

Ammoniti: Zukanovic, Kouamé (G), Cassata, Viviani, Ciofani (F). Espulso: Cassata (F) al 34′. Arbitro: Mariani.

Matteo Albanese

Genovese e genoano (pure non in quest'ordine), classe 1997, apprezza particolarmente il calcio minore. Prossimamente in libreria!