È anche così che nascono certe passioni

Diciamoci la verità: ci siamo appassionati a River-Boca più per dovere morale che per altro. Per quell’idea romantica di calcio che ci costringe in questi tempi moderni ad attaccarci con le unghie e con i denti alla storia ed alla tradizione ed a tutto ciò che a queste riconduce.

Lo ammetto: non avevo mai visto 90’ interi di un match di calcio sudamericano. Ieri sera invece ho costretto mia moglie ed i miei figli a sorbirsi oltre 120’ di una gara che, a conti fatti, trova la sua sintesi perfetta in una massima postata alla vigilia dalla pagina Facebook Calcio8Cina: “Siamo sicuri che da un punto di vista puramente tecnico/tattico la partita del Bernabeu offrirà di più di un Guangzhou Evergrande-Shanghai Sipg?”. La conclusione a cui giungevano i ragazzi di Calcio8Cina era basata sulla stessa consapevolezza con la quale molti di noi avranno approcciato al match: probabilmente no!

Il gol di Benedetto in tal senso è abbastanza esaustivo: un’azione che sintetizza tutto ciò che dal punto di vista difensivo non andrebbe mai fatto su un campo di calcio. Almeno non in una gara tra professionisti. L’elenco degli orrori sarebbe talmente lungo che per analizzarlo servirebbe un articolo a parte. Vi risparmiamo.

Diciamo invece che i ritmi sono stati frenetici e di conseguenza lo è stato il gioco. Le difese un incubo ed il centrocampo sistematicamente irrilevante per la fase difensiva sia da una parte che dall’altra. Alcune giocate di prima sono state interessanti anche perché probabilmente favorite dalle ampie praterie a disposizione.

Erano anni ormai che non vedevo fischiare una punizione a due in area; l’ultimo ricordo che ho in merito è un gol di Signori ai tempi della Lazio, nel 1992. Ed inizia a diventare sempre meno frequente in tempi di VAR anche non vedere assegnato un rigore netto come quello di Andrade su Pratto.

A proposito di Pratto ed Andrade. Il primo tra andata e ritorno ha siglato (praticamente) tre dei cinque gol complessivamente messi a segno dal River. Gol da ex per altro; tutti festeggiati nel pieno spirito del Superclasico dei superclasici: come se non ci fosse un domani.

Andrade invece ci ha riportato alla mente uno di quei ricordi ormai sepolti in qualche anfratto remoto della memoria; quello di quando si giocava con i portieri volanti ai giardinetti comunali con il Supertele ed il vento a farla da padroni. Una fortuna per l’estremo difensore del Boca che il 3-1 a porta vuota del River sia giunto solo all’ultimo secondo, quello praticamente successivo al palo colpito dagli Xeneizes che ha rischiato di rendere ancor più infinita la finale infinta. Una fortuna perché non è arrivato prima, nei circa 10 minuti precedentemente passati dall’estremo difensore nell’area del River con il risultato ancora fermo sul 2-1.

Tra il calcio europeo e quello sudamericano c’è ancora un oceano di differenza che non ha certo prosciugato la scelta di alcuni di far disputare River-Boca in uno dei tempi del calcio del Vecchio continente (l’evento per Madrid si dice abbia fruttato 90 milioni).

A proposito, ci vuole fegato a fregiarsi sul palco della premiazione di far parte di un’organizzazione che non è riuscita ad assicurare il corretto e sicuro svolgimento di una partita epocale per il movimento sudamericano lì dove si sarebbe dovuta disputare.

Così come ci vuole una grande forza d’animo a mantenere la calma e dispensare baci e abbracci prima, durante e dopo un incontro del genere. Quello che invece hanno fatto i protagonisti in campo, sia quelli vinti che quelli vincitori.

E vi assicuro che ci vuole una certa dose di autolesionismo anche a decidere di tifare, seppur sostanzialmente a cuor leggero, per la squadra che alla fine risulterà perdente. Ce ne vuole specialmente se, come nel caso di chi scrive, si è deciso di rovinarsi la vita ammalandosi inguaribilmente di Lazio. Chissà, magari le due cose sono semplicemente frutto di una logica conseguenza.

Ma del resto è anche così che nascono certe passioni. Così o grazie a tuo padre che una domenica mattina, di ritorno da un viaggio di lavoro in Argentina, ti fa trovare una maglietta del Boca Juniors a colazione.

Giorgio Catani

Controller, giornalista, scrittore, blogger di insuccesso. Padre e marito. Laziale da sempre. Sono molto più simpatico dal vivo!