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Era il 3 agosto 2017 quando un comunicato diramato dal PSG annunciava gaudente l’ingaggio di Neymar, doppiando l’acquisto di Paul Pogba da parte del Manchester United, nel 2016, e innescando un gigantesco effetto domino. Un’impennata avrebbe fatto schizzare alle stelle i prezzi dei cartellini, e così oggi tra i 7 trasferimenti più costosi della storia del calcio ne troviamo ben tre prima di Neymar (i 100 milioni per Bale del 2013 e i 105 di Pogba tre anni dopo) e tre dopo (i 122 per Mbappé, i 105 per Ousmane Dembélé, i 100 della Juventus per Cristiano Ronaldo). Tralasciando l’impatto sui conti d’Europa, il 27 settembre 2018, a oltre un anno dal botto-O Ney, un articolo del sito calcioefinanza.it affermava convinto i piani del potente presidente del club: investire ancora, non pago delle cifre esorbitanti già riversate nel conto della sua squadra. Così Nasser Ghanim Al- Khelaïfi avrebbe rivelato alla stampa di voler immettere altri 316 milioni nelle casse del PSG, dopo le spese enormi di cui abbiamo ben memoria.

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Fonte: Transfermarkt

Le spese folli del PSG

In ogni caso, però, pensiamo noi a ricordarvi tutta la lista della spesa monstre finita al Parc Des Princes negli ultimi anni, dall’agosto 2011, quando la Qatar Investment Authority ufficializzava il suo ingresso nel calcio, con l’obiettivo mai celato di portare in alto i parigini. L’obiettivo pare riuscito, perché la nuova presidenza ha ottenuto cinque campionati francesi (2013, 2014, 2015, 2016 e 2018, lasciando solo le briciole al Monaco), quattro Coppe di Francia (2015, 2016, 2017, 2018), cinque Coppe di Lega (2014, 2015, 2016, 2017, 2018) e sei Supercoppe francesi (2013, 2014, 2015, 2016, 2017 e 2018). Mai però l’obiettivo dichiarato, la Champions League.

Tutto cominciò con le spese dell’estate 2011 (42 milioni per Pastore, 34 per i vari Gameiro, Sissoko, Ménez, Matuidi, Sirigu e Lugano), per continuare a gennaio 2012 (20 per Thiago Motta, Alex e Maxwell) e proseguire con altri oltre 1046 milioni investiti in nuovi elementi da inserire in rosa. Un potenziamento continuo del parco giocatori: nel 2012/13 fu il turno di Thiago Silva (42), Lavezzi (40), Ibrahimović (21), Verratti (12), van der Wiel (6), Lucas Moura (40), Beckham gratis, nel 2013/14 toccò a Cavani (64,5), Marquinhos (31,4), Digne (15), Cabaye (25), e così via con David Luiz (49,5) nel 2014/15. Nel 2015/16 arrivarono Di Maria (63), Kurzawa (25), Aurier (10), Trapp (9,5) e Stambouli (8,69), nel 2016/17 via libera a investimenti estivi (Krychowiak pagato 27,5 milioni, Jesé 25, Lo Celso 10, Meunier 6) e ritocchi invernali (Draxler 36, Guedes 30), nel 2017/18 ecco ulteriori spese pazze (222 milioni per Neymar, 45 per il prestito di Mbappé, 16 per Berchiche), fino ad arrivare a due estati fa, quella dei 135 milioni spesi per riscattare Mbappé dal Monaco, i 37 per strappare Kehrer allo Schalke 04 e i 5 per accaparrarsi Bernat dal Bayern. A fine estate Kylian rischiò di tornare al Monaco, per un clamoroso dietrofront dovuto essenzialmente alle paure del Paris.

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Fonte: Goal.com

La logica dei trasferimenti

«Vista dall’Italia, quella somma è considerata una vera follia» scrisse L’Équipe a proposito dei 42 milioni spesi per Pastore. Peggio ancora avvenne il 23 maggio 2014, quando fu formalizzato l’accordo con David Luiz, che il 10 giugno sarebbe diventato il difensore più pagato nella storia del calcio grazie all’assegno da quasi 50 milioni inviato a Londra, casa Abramovich. «Perché il PSG ha speso così tanto? Perché dunque Florian Thauvin, reduce da una stagione buia, lo valutiamo 14 milioni?» si chiesero dunque oltralpe, cominciando a scrutare nelle radici di più valutazioni. In altre parole, quali elementi alzano e abbassano il prezzo di un calciatore?

Il sito web per eccellenza che s’impegna di fornire i prezzi ai calciatori di tutt’Europa, è il tedesco Transfermarkt. «A essere onesti, non c’è modo di compilare una valutazione economica sul reale valore di un calciatore» confidò però Michel Seydoux, presidente del Lille, spiegando però che come nell’economia vige la legge della domanda e dell’offerta: «Ci potrebbe essere un anno in cui un sacco di club schiera difensori, il loro valore globale aumenta e il prezzo sale. In generale, quando vendi un giocatore è perché è richiesto, un agente ti informa che c’è un’offerta, proprio lì iniziano i negoziati». Fermo restando che i paragoni spesso prendono piede: trasferendo un calciatore simile da un luogo A a un luogo B, il prezzo viene preso a target. Tuttavia, il lavoro de L’Équipe è andato ancora più a fondo e ha posto la domanda a Bruno Satin, ex agente tra gli altri di Paul Pogba. Il procuratore dunque trovò sei variabili da tener conto: «Sono la posizione, il contratto, l’età, il tipo di club in cui si trova, il periodo dell’anno e altri criteri soggettivi, come ad esempio i tempi».

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Fonte: Transfermarkt

I sei fattori che creano i prezzi

Sembrerebbe la scoperta dell’acqua calda, non lo è completamente. Punto uno, la posizione: «Un calciatore offensivo sarà più costoso nel 95% dei casi, se dovessi darmi due milioni per comprare un difensore, preferirei spenderli su un attaccante». E ancora: «Non è un caso che i trasferimenti più costosi della storia coinvolgano calciatori offensivi». Punto due, il contratto: «Conta, se manca un anno o ne mancano tre, l’analisi economica dello stesso calciatore conta. Il Montpellier pagò due milioni Olivier Giroud anche se gli restavano sei mesi di contratto. Se la durata del suo contratto fosse stata più lunga, avrebbero venduto meglio il miglior giocatore e miglior realizzatore di Ligue 2». Tendenzialmente, il costo dei trasferimenti vale «quanto lo stipendio moltiplicato per dieci».

Punto terzo, l’età: «Quando un club compra un giocatore giovane, c’è la possibilità di rivenderlo e quindi di realizzare un profitto». Punto quattro: «Il prezzo di un giocatore dipende anche dal suo successo. Faccio un esempio: puoi scegliere tra due giocatori uguali, uno segna 4/5 gol a stagione e fa 5/6 assists, l’altro non ha statistiche impressionanti. Chiaramente preferirai il primo, mentre anche l’esperienza internazionale aumenta il calore perché rafforza la capacità di un giocatore di maturare al massimo livello». Punto cinque, il club: «Spesso i giocatori delle grandi società sono più costosi, prendi ad esempio Claude Beauvue, che è del Guingamp e costa 6 milioni. Il suo prezzo sarebbe il doppio, se fosse al Marsiglia». Infine, i tempi: «Il momento in cui intervieni ha un ruolo enorme nel prezzo di un giocatore, il tempismo vale moltissimo. I club che anticipano gli altri fanno gli affari migliori, quelli meno bravi cominciano tardi le trattative. Su David Luiz, il PSG voleva comprarlo prima dell’inizio del Mondiale, pensando che il suo valore sarebbe aumentato durante la competizione e che sarebbe stato cercato da altri club. Se avessero aspettato un mese, avrebbero pagato meno». Specie, conclude L’Équipe, in virtù della disastrosa performance del riccioluto difensore contro la Germania.

Genovese e genoano (pure non in quest'ordine), classe 1997, apprezza particolarmente il calcio minore. Prossimamente in libreria!

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