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Quattro mesi fa mai avremmo potuto pensare ad un epilogo simile. Finale, vantaggio, rimonta avversaria, supplementari, rigori e Undecima. Nella notte di Milano il Real spegne tutti i sogni di rivalsa e tutto il rivoluzionario spirito del Cholismo. Zidane, subentrato a Benitez quattro mesi fa per volere del bizzoso Florentino Perez, vince e consolida la posizione di allenatore in uno spogliatoio che fin da subito lo ha ben accolto e seguito. Crudele fino alla fine il destino per l’Atletico. Il pareggio di Carrasco, una seconda parte di match giocata decisamente meglio (58% di possesso palla e 10 tiri creati a testimonianza) e la solita cattiveria agonistica dei materassai, non sono bastati contro la corazzata più titolata d’Europa.

Una partita che fino ai rigori finali ha permesso di vedere il meglio e il peggio di entrambe le squadre.

Il primo tempo è a trazione Blanca. Il Real mantiene il controllo del pallone e gestisce ritmi e spazi di gioco. Merito anche del gol del vantaggio al 15’ di Sergio Ramos, viziato da fuorigioco; ad aprire le danze colui che aveva riaperto quella strana e immeritata finale della “decima”, quasi un segnale, un bruttissimo scherzo del destino.

Bale è il vero e proprio motore delle merengues nei primi 45 minuti (e poi vero innesco di tutte le azioni nel secondo). L’atletico ci capisce poco e aldilà del solito pressing aggressivo non riesce a far molto e quelle poche volte che ha il pallone la manovra è troppo lenta.

Simeone però non è solo un abile motivatore, ma anche un ottimo stratega e a inizio secondo tempo decide perciò di buttare in campo Ferreira Carrasco.

I rojiblancos entrano in campo carichi, trovano subito la direzione per la porta di Keylor Navas e dopo un solo minuto El nino Torres si procura un calcio di rigore netto per un’ingenuità di un addormentato Pepe.

Griezmann scaglia però il penalty sulla traversa ed è tutto da rifare, ma l’Atletico capisce di poter fare male a una difesa che può contare solo su degli ottimi Sergio Ramos e Casemiro, ma che soprattutto ha in Pepe un potenziale pericolo incapace di ogni azione che necessiti un ragionamento a priori.

Il Real fallisce in ogni tentativo di fare male. Ronaldo non ha il tempo di iniziare un’azione personale a causa dei soliti interventi aggressivi di Godin, Gabi e co., Bale riesce nei dribbling e nell’aprire il gioco, ma prima Benzema al 69’ e poi Lucas Vazquez (entrato proprio al posto del francese) al 77’ sprecano e servono due regali a Oblak.

Il pareggio arriva al 78’: Gabi alza un pallone morbidissimo sulla destra per l’inserimento di Juanfran, che scaglia in mezzo dove Carrasco si fionda, non coperto da Vazquez, a segnare l’1-1.

I 90 minuti terminano così e si va ai supplementari. Qui l’esperienza di Simeone sull’avversario si vede in un particolare: il Cholo ha ancora a disposizione due cambi, mentre Zizou se li è giocati tutti ed è costretto a spremere fino all’ultimo un Bale martoriato dai crampi.

Qui non succede nulla di particolare, eccetto un’interpretazione da Oscar di Pepe su un non contatto con Carrasco (o meglio, il belga tira la maglia del portoghese, ma non sfiora minimamente il suo viso come invece vuole far sembrare il difensore). Clattenburg deve capirne di cinema e infatti non si fa minimamente abbindolare e alla fine dei 120’ sancisce i calci di rigore. Come nell’ultima finale a San Siro nel 2001 tra Valencia e Bayern Monaco.

Ai rigori è decisivo l’errore di Juanfran, quarto rigorista dei colchoneros, che colpisce il palo alla sua sinistra. Nel Real segnano tutti e CR7, ultimo a tirare, decreta così la fine delle ostilità e la vittoria finale. Il Real Madrid è sul tetto d’Europa per l’undicesima volta.

In tutto ciò a ridere, crudelmente, è Florentino Perez. Il presidente che ingiustamente aveva cacciato Carlo Ancelotti alla fine ha avuto ragione nel tagliare anche il successore dell’emiliano, Rafa Benitez. Unico risvolto positivo il fatto che Zidane fosse il secondo di Ancelotti e tutt’ora prende ispirazione da lui. Se vogliamo possiamo considerarla una piccola eredità. Dalla parte dell’Atletico tanta amarezza e delusione per un’impresa che per la seconda volta termina nel peggior modo possibile contro il peggior avversario immaginabile. Il Cholo per due volte in tre anni ha subito la sorte di Icaro, toccando il cielo con un dito prima di ricadere al suolo senza ali.

Infine complimenti a San Siro, che dopo tutto il parlare del suo manto erboso e tutti i rumor sui tanti lavori di modernizzazione incompiuti, si conferma la Scala del calcio: magico e grandioso come solo i migliori stadi al mondo possono essere. Uno stadio che ora si tinge di bianco e nella notte meneghina si trasforma nel degno trono dei nuovi campioni d’Europa.

Tabellino:

REAL-ATLETICO 6-4 (1-1 tempi regolamentari)

Real Madrid (4-3-3): Navas, Carvajal (7′ st Danilo), Pepe, Ramos 7, Marcelo 6, Modric, Casemiro, Kroos (27′ st Isco), Bale, Benzema (31′ st Vazquez), Ronaldo;

A disp.: Casilla, Kovacic, J. Rodriguez, Jesé. All.: Zidane

Atletico Madrid (4-4-2): Oblak, Juanfran, Savic, Godin, Filipe Luis (2′ sts L. Hernandez), Saul, Gabi, Fernandez (1′ st Ferreira Carrasco), Koke (10′ sts Partey), Griezmann, Torres;

A disp.: Moyà, Gimenez, Correa, Vietto. All.: Simeone

Arbitro: Clattenburg (Eng)

Marcatori: 14′ Ramos (R), 34′ st Carrasco (A). Sequenza rigori: Vazquez (R) gol, Griezmann (A) gol, Marcelo (R) gol, Gabi (A) gol, Bale (R) gol, Saul (A) gol, Ramos (R) gol, Jaunfran (A) palo, Ronaldo (R) gol

Ammoniti: Carvajal, Navas, Casemiro, Ramos, Danilo, Pepe (R); Torres, Gabi (A)

Espulsi: –

 

RIGORI:

Vazquez= basso destro gol     Griezmann= basso sinistro gol  2-2

Marcelo= basso destro gol    Gabi= alto sinistro gol 3-3

Bale= basso destro perfetto gol Saul= basso sinistro gol 4-4

Sergio Ramos= basso destro gol Juanfran= palo 5-4

Ronaldo= alto destro gol 6-4

Piccolo calciofilo, adolescente baskettaro, mai e poi mai adulto ma per sempre amante dello sport e delle storie che è in grado di raccontare e farci vivere.

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