C’era una volta il Milan. Analisi del declino rossonero

La squadra più titolata al mondo. I Meravigliosi. Gli invincibili. Gli anni 90 e il primo decennio degli anni 2000 sono stati contraddistinti dall’ascesa prepotente di una società di calcio già importante, divenuta punto di riferimento del calcio italiano all’estero con vittorie su vittorie. Il Milan di Berlusconi, dopo il baratro della Serie B e le difficoltà economiche, sembrava destinato a rimanere ai vertici del calcio mondiale per lungo tempo. Il trio olandese, l’era di Capello, quella di Ancelotti, sono i marchi di fabbrica riconosciuti nel mondo come quelli di una squadra stellare. Eppure oggi, a distanza di un lustro dall’ultimo titolo vinto dai rossoneri, le cose sono ben diverse. Quel Milan, ma sopratutto quella società, non esistono più.

Le scelte di mercato, ma anche quelle dirigenziali negli ultimi anni, hanno impoverito un patrimonio sia tecnico che umano che in poche società possedevano. Con il ritiro dal calcio giocato degli ultimi senatori e l’inizio delle sperimentazioni berlusconiane, la squadra rossonera è passata dal lottare per il titolo sia in Italia che in Europa, al lottare per l’accesso alla coppa Europea meno prestigiosa, battagliando con squadre che fino a qualche anno fa si trovavano in categorie ben distanti dalla Serie A. Il Milan che comprava grandi campioni e non svendeva i propri, è diventato il Milan che vende i giocatori migliori per acquistare dei giocatori a parametro zero, magari a fine carriera, o a ritrovare dei cavalli di ritorno che nella storia del calcio mai hanno avuto impatti devastanti. L’inizio del declino corrisponde all’anno 2009. Al termine di quella stagione il condottiero delle mille battaglie e delle tante vittorie, Carlo Ancelotti, decide di lasciare la panchina rossonera per accasarsi al Chelsea. Il Milan, quell’anno, decide di investire poco sul mercato, e Leonardo, subentrato ad Ancelotti, si ritrova con una squadra orfana di Kaka e con tante incognite. L’unica di queste che risulterà decisiva per il definitivo terzo posto(a ben 12 punti dall’Inter campione), sarà Thiago Silva. Il difensore brasiliano, prelevato per meno di 10 mln di € dal Fluminense, darà prova di essere un predestinato e si guadagnerà ben presto il posto da titolare. Al termine della stagione, Leonardo saluta la squadra, e lascia il suo ruolo di allenatore a Max Allegri. L’arrivo di Ibrahimovic, Boateng, Robinho in estate, Cassano e Van Bommel a gennaio, permettono ai rossoneri di vincere lo scudetto. Sembrava l’inizio di una nuova era con Allegri degno condottiero, invece nella stagione successiva la lotta con la Juventus è estenuante, e la vittoria dei Bianconeri rovina i piani del Milan. Allegri nel 2013-14 viene esonerato dopo la sconfitta contro il Sassuolo e da qui Berlusconi inizia degli esperimenti abbastanza curiosi. Sulla panchina del Milan viene posto Clarence Seedorf, ritiratosi dal calcio dopo avere salutato i rossoneri due stagioni prima, insieme a Nesta, Gattuso, Inzaghi e Zambrotta. L’impatto dell’Olandese è ottimo, ma il Presidente e l’allenatore non si trovano in alcune vedute. Ragione per cui, al termine della stagione, Seedorf viene esonerato. Sarebbe l’occasione giusta per rifondare una squadra ormai orfana di Campioni e piena di giocatori sulle soglie del fine carriera. La scelta della società va in senso opposto, per cui la squadra viene riconfermata quasi in blocco e la scelta dell’Allenatore non lascia presagire l’intenzione di iniziare un nuovo ciclo. La panchina viene affidata all’esordiente Filippo Inzaghi, dopo solo un anno di esperienza(peraltro positiva) nella primavera. La stagione del Milan è decisamente sottotono e per il secondo anno di fila, la squadra non raggiunge l’obiettivo Europeo. Berlusconi, insoddisfatto anche di Inzaghi, lo esonera e decide di tornare ad investire per rinforzare la squadra. L’allenatore scelto per ripartire è Sinisa Mihailovic, nel frattempo in ascesa con delle ottime stagioni a Firenze, Catania e Genova sponda Samp. Le strategie di mercato sono, però, approssimative. L’acquisto per cifre spropositate di Romagnoli e Bertolacci, il rifiuto di Kondogbia(andato all’Inter) e quello di Jackson Martinez dopo annunci di acquisto in pompa magna. L’arrivo di Bacca e il ritorno di un Balotelli che genera delle perplessità. Nonostante le premesse non ottime, dopo una partenza difficile, Mihailovic sembra trovare una discreta continuità, riuscendo a tornare in finale di Coppa Italia dopo ben 13 anni dall’ultima volta, e rimanendo in lotta per l’Europa con buone possibilità di qualificazione. Un ulteriore periodo difficile, legato anche ad infortuni, mette ancora in discussione il tecnico rossonero, già in rotta di collisione con il Presidente Berlusconi per alcune scelte e per il gioco della squadra, fino ad arrivare alla scelta del cambio. Il Milan cambierà il 5° allenatore negli ultimi 3 anni(Allegri, Seedorf,Inzaghi,Mihailovic, Brocchi) dopo averne cambiati 3 nei 13 precedenti. L’inversione di tendenza fa capire le difficoltà della società nel gestire i momenti complicati. La mancanza di un progetto tecnico ben definito, le cessioni di giocatori chiave che avrebbero potuto fare la differenza,  il cambio continuo di guida per un gruppo che manca di coesione e compattezza e l’assenza di un brillante scout di talenti quale poteva essere Leonardo o lo stesso Braida, ha fatto si che il Milan perdesse le certezze conquistate in anni di successi, lo stile Milan che per tanto tempo è stato invidiato in Italia ed in Europa. In ultimo, ma non meno importante, negli oltre 30 anni di presidenza Berlusconi ogni voce di cessione della società o di offerte esterne per l’acquisizione del Milan, veniva fatta tacere immediatamente e veniva gridato, con fermezza, che la famiglia non avrebbe mai slegato il proprio nome dai colori rossoneri. Le voci, negli ultimi anni, si sono fatte insistenti e le varie cordate che si sono proposte, non hanno fatto altro che alimentare il malumore della tifoseria, e abbassare il livello di attenzione sulle prestazioni sportive. Dal canto suo, il consiglio di amministrazione, non ha più negato la volontà di cedere la maggioranza del club, e questo ha portato ad una costante perdita di fiducia intorno al managment rossonero.
Dopo i fasti degli anni d’oro, il Milan sembra essere diventato una squadra qualunque, con l’allontanamento di buona parte della tifoseria e la continua perdita di credibilità che porta anche i calciatori a rifiutare il trasferimento nella città meneghina. E’ il momento di guardarsi in faccia e di scegliere. La pazienza e il supporto della gente sono agli sgoccioli e ne è prova la continua contestazione alla dirigenza che negli ultimi anni ha contraddistinto le gare casalinghe dei Diavoli rossoneri.

Ripartire, rifondare oppure continuare sulla falsa riga degli ultimi anni. L’Italia, ha bisogno di ritrovare la sua squadra con la maggiore propensione alle vittorie in ambito europeo. Questa è, indubbiamente, l’unica certezza.

 

Vincenzo Tripodo

Articolista con passione per lo sport. Tifo Messina da quando parlo e sono trapiantato al Nord per esigenze lavorative.