Scusi Cavani, ma è questione di statistiche

Cavani PSG

«Non disprezzerei il campionato francese, visto che la Francia è l’attuale Campione del mondo e molti dei suoi giocatori giocano in Ligue 1. Negli ultimi anni le squadre francesi hanno giocato le fasi finali della Champions League, quindi penso che questo sia è calcio a tutti gli effetti»

Così parlava il centravanti del PSG, Edinson Cavani, al termine dell’ennesima batosta rimediata dai francesi in Champions League; quella con il Liverpool in occasione della prima giornata della manifestazione che ha visto gli uomini di Klopp imporsi per 3-2 al termine dei 90’.

Una sconfitta dal sapore particolarmente amaro per il PSG. Non solo perché il sorpasso dei Reds è arrivato proprio allo scadere grazie ad una prodezza di Firmino che rendeva così vana la rimonta da 2-0 a 2-2 di Mbappé e compagni. Ma una sconfitta particolarmente amara perché dopo appena 90’ di gioco ha riaperto una volta ancora l’amletico dibattito che ormai da qualche anno coinvolge il club della capitale francese: è il PSG una squadra che può ambire a vincere in Europa?

Fermo restando che è ovviamente difficile cercare di anticipare il futuro, quello che è possibile fare è analizzare il passato.

Il progetto degli emiri che detengono la proprietà del club è dichiarato: vincere la Champions League. Il fatto è che perché si compia non sembra sufficiente investire centinaia di milioni di euro. Se così non fosse non si spiegherebbe come mai il PSG non sia mai riuscito ad andare oltre i quarti di finale della competizione rimediando inoltre negli ultimi due anni due eliminazioni agli ottavi di finale frutto per altro di due sonore batoste: il leggendario 6-1 incassato al Camp Nou dal Barcellona dopo aver vinto 4-0 l’andata al Parco dei Principi; la lezione impartita lo scorso anno dal Real che seppur orfano di Modric e Kross passeggiava a Parigi dopo aver fatto altrettanto al Bernabeu.

Ora, considerato che in questi anni il PSG è riuscito ad imporsi solo in Ligue 1 ed a volerla dire tutta anche senza continuità considerato che il Monaco è stato termine di paragone scomodo tanto in Francia, riuscendo a strappare un titolo ai parigini, quanto in Europa, dove il club del Principato ha disputato un quarto di finale nella stagione 2014/2015 ed una semifinale nella stagione 2016/2017, quella contro la Juventus, la domanda sorge spontanea: non sarà che la Ligue 1 è un campionato come direbbe qualcuno scarsamente allenante?

Che che ne dica Edinson Cavani la risposta sembrerebbe affermativa. Guardare l’attuale cammino del PSG in campionato per credere. La squadra di Tuchel ha sin qui disputato 8 partite facendo bottino pieno (la seconda dista già 8 lunghezze) e totalizzando una differenza reti di +21 risultante da 27 reti messe a segno ed appena 6 subite. Parliamo di una media di 3,38 gol a partita realizzati. Una media che trova in effetti perfetta rappresentazione dai risultati finali dei match sin qui disputati dal PSG: 3-0 al Caen; 1-3 a Guingamp; 3-1 con l’Angers; 2-4 a Nimes; 4-0 sul Saint Etienne; 1-3 a Rennes; 4-1 al Reims; 0-3 a Nizza nell’ultima giornata di campionato. Insomma, non c’è stata una gara chiusa in goleada ed altre più tirate. No: la differenza tra PSG ed il resto della Ligue 1 è abbastanza netta. Quest’anno forse come non mai considerando anche il periodo di rifondazione del Monaco di cui abbiamo parlato la scorsa settimana nel nostro appuntamento con Zooropa.

 

 

Lo scorso anno, stagione 2017/2018, il PSG chiuse il campionato con 93 punti (a +13 dal Monaco) con una differenza reti di +79 (108 reti segnate e 29 subite) praticamente doppia rispetto a quella del Lione, secondo in questa particolare graduatoria, che ha chiuso la Ligue 1 a +44 frutto di 87 reti segnate e 43 subite. Nella stagione 2015/2016 il PSG, all’epoca vincitore, chiuse con una differenza reti di +83 (102 reti segnate e 19 subite). Quella del Lione, anche quell’anno secondo in campionato ed in questa graduatoria, era +24 (67 gol fatti e 43 subiti).

Numeri insomma che certificano lo strapotere in patria del PSG. Uno strapotere che, in Europa, dove le differenze tra le statistiche si assottigliano, non è più così evidente.

Se eliminiamo la scorsa stagione da record del City di Guardiola, in Premier League le squadre che si sono aggiudicate le edizioni 2015/2016 e 2016/2017 della competizione, rispettivamente Leicester e Chelsea, hanno chiuso il campionato con una differenza reti di +32 (Foxes) e +52 (Chelsea).

Il Barcellona nel 2015/2016 ha si realizzato un +83 ma era tampinato dal Real Madrid +76 e dall’Atletico che sebbene chiuse con una differenza reti di +44 diede comunque filo da torcere al Barça fino all’ultima giornata piazzandosi infine al terzo posto con 88 punti contro i 91 dei blaugrana (quelli delle Merengues furono 90). La stagione successiva, quella 2016/2017, il campionato lo vinse il Real Madrid con 93 punti ed una differenza reti di +65 addirittura inferiore a quella del Barcellona che arrivò secondo a -3 dagli storici rivali e con una differenza reti di +79. La scorsa stagione di Liga, infine, ha visto prevalere ancora il Barcellona che ha vinto il campionato con 93 punti e +70 di differenza reti.

Emblematico è poi il caso della Serie A dove nonostante lo strapotere della Juventus alla fine la differenza reti accumulata dai bianconeri nelle stagioni 2015/2016 , 2016/2017 e 2017/2018 è stata rispettivamente +55, +50 e +62. Insomma, numeri senza dubbio nel complesso più equilibrati di quelli registrati dal PSG in Ligue 1.

Cosa vuol dire questo? Non è una verità assoluta; ma è ragionevole pensare che la Ligue 1 sia un campionato scarsamente allenante e che la cosa non agevoli assolutamente il PSG. Che in Francia continua a fare sfracelli ed in Europa continua a rimediare batoste. Perché avere Neymar, Mbappé e Cavani lì davanti non è sufficiente, oltre confine, a garantire di segnare almeno un gol in più dell’avversario.

Il calcio in fondo è soprattutto una questione di equilibri. Quelli che il PSG a forza di Ligue 1 si è convinto non servano. Tanto da convincere anche Edinson Cavani.

Giorgio Catani

Giorgio Catani

Controller, giornalista, scrittore, blogger di insuccesso. Padre e marito. Laziale da sempre. Sono molto più simpatico dal vivo!

Yes No