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Non poteva esserci inizio per migliore per Carlo Ancelotti nella sua nuova avventura in Germania. Re Carlo riesce infatti al primo colpo lì dove nella sua triennale esperienza in Baviera il suo predecessore, un certo Pep Guardiola, aveva ripetutamente fallito: la conquista della Supercoppa. Non stiamo certo parlando del trofeo più prestigioso che dalle parti di Monaco si aspettano di mettere in bacheca a fine stagione. Giusto per essere chiari, il triplete di Jupp Heynckes sarebbe stato in realtà un poker dal momento che quella stagione si era aperta proprio con la conquista della Supercoppa. Ma al Bayern pensano al sodo e sono abituati a trofei di un certo peso tanto da far passare in secondo posto piano vittorie in competizioni che dal 1989 (anno di istituzione) ad oggi neanche si sono svolti con regolarità. A meno che non arrivino fragorose sconfitte. Perché quelle, nella terra dei perfezionisti, fanno sempre e comunque storcere il naso. Lo aveva capito benissimo Pep Guardiola che lo scorso anno incassata la sconfitta dal Wolfsburg aveva correttamente sentenziato che la Supercoppa di Germania per il Bayern è un trofeo che non conta nulla soltanto se lo si vince. Per tutto questo era importante per Ancelotti non steccare la prima. E così è stato. Quella vinta a Dortmund è stata la quinta affermazione nella competizione per il Bayern e la diciottesima in assoluto per Ancelotti nella sua carriera che da ieri sera può anche vantarsi di aver vinto almeno un trofeo in tutti e cinque i campionati più importanti del continente.

Vincere era importante a prescindere dal modo. E bisogna dire che il Bayern ha sofferto e non poco nell’arco dei novanta minuti. Il Borussia di Dortmund è una squadra ricca di spunti interessanti che passato lo choc per il divorzio da Klopp c’è da scommettere che quest’anno tornerà a dare del filo da torcere al Bayern per la conquista del Meisterschale. Un grattacapo non da poco per una squadra, quella di Monaco, che come obiettivo minimo quello di vincere il campionato e come obiettivo stagionale l’affermazione in Champions (Carletto è stato preso quasi esclusivamente per questo).
Il Borussia dicevamo. Quella di Tuchel è una squadra veramente interessante che con gli innesti di Bartra e Dembélé e la promozione tra i grandi del giovane Passlack (dallo scorso gennaio ad essere onesti) sembra aver dato nuova linfa ad un progetto che da sempre fa della valorizzazione dei giovani il suo fiore all’occhiello. L’ex Barcellona è il regista occulto dei gialloneri. La sua estrazione canterana giustifica un piede fin troppo vellutato per un difensore centrale che dovrebbe nella teoria sostituire Hummels, che ieri sera al Westfalen Stadion era per la prima volta dall’altra parte della barricata. Non a caso Bartra al termine dei novanta minuti contro il Bayern finirà per farsi apprezzare più per la sua fase di impostazione che per il supporto in quella di copertura. Ma il giocatore c’è e tornerà sicuramente prezioso. Passlack è la vera spina nel fianco. Inesauribile per almeno un’ora di gioco (non dimentichiamoci che siamo in avvio di stagione) regge senza alcun problema l’urto con Ribery anche quando il francese pensa bene di assestargli una bella gomitata che l’arbitro Tobias Welz sanziona solo con un giallo che inspiegabilmente viene sventolato anche sotto il viso di Passlack. Dembélé infine è un altro furetto che porta scompiglio nella difesa bavarese e che non trova gloria solo per la serata di grazia, non certo una novità, di Manuel Neuer. Considerata la permanenza di due pesi da novanta come Aubameyang  e Kagawa (ieri sera non pervenuti) e sugli innesti di Schurrle (impalpabile quando entrato in campo) e del figliol prodigo Goetze (neanche convocato), c’è da star sicuri che il Borussia è pronto a dar vita ad un nuovo ciclo, Bayern permettendo.
Fonte: Tuttosport.it
Fonte: Tuttosport.it
Perchè il Monaco è comunque apparso la solita squadra quadrata che tutti conosciamo. Ha sofferto per praticamente tutta la partita la velocità e l’imprevedibilità del Borussia e deve probabilmente a Neuer ancor prima che a Vidal e Mueller la vittoria finale. Però se è vero da un lato che il Dortmund ha condotto in lungo ed in largo le ostilità mettendo spesso e volentieri in difficoltà la retroguardia bavarese (orfana per altro di Boateng) è anche vero che alla fine a sollevare il trofeo nel tempio degli storici rivali è stata proprio la squadra di Ancelotti. Del resto è questa la differenza che corre tra un’ottima squadra, il Borussia, ed una squadra infarcita di fuoriclasse in grado di soverchiare da un momento all’altro le sorti del match. Così mentre la squadra di Tuchel sbagliava l’inverosimile, o meglio sbatteva contro i guantoni di un super Neuer, Vidal su imbeccata di Ribery ed il solito Mueller facevano quadrare i conti e regalavano ad Ancelotti la gioia mai assaporata da Pep Guardiola. Al fischio finale c’è da star sicuri che a Monaco nessuno avrà storto il naso. Anzi,  probabilmente si saranno sfregati le mani sicuri di aver scommesso sul cavallo vincente. Su quel Carletto che, a sopracciglio alzato, si gode la vittoria nella battaglia di Westfalen conscio che la guerra però è ancora tutta da giocare.

Controller, giornalista, scrittore, blogger di insuccesso. Padre e marito. Laziale da sempre. Sono molto più simpatico dal vivo!

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