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La nostalgia, parola di derivazione greca ( da “νόστος”, ovvero il Ritorno, e “ἄλγος”, ovvero il dolore), non è altri che la sofferenza che viene portata dalla voglio di tornare, da un desiderio di un qualcosa di passato che probabilmente non c’è più. Dice il filosofo Sören Kierkegaard  che “Il ricordo è un traditore che ferisce alle spalle”. Applicata allo sport di cui umilmente ci occupiamo, troviamo abbastanza usuale rimembrare i fasti di un tempo, visto il periodo storico che il gioco del calcio sta attraversando. Una delle inchieste più interessanti, che segue quel filone fantascientifico della serie “Se la Germania avesse vinto la Seconda Guerra Mondiale”, è quella che ruota attorno alla Jugoslavia, terra di intrepidi artisti che misero nel calcio un’impronta indelebile e che continua a sfornare, sebbene in nazioni distinte, una serie di elementi di altissimo livello. Il libro “Il Brasile d’Europa” di Paolo Carelli (pubblicato dall’Urbone per la collana “Offside”) cerca di rimettere i pezzi a posto e di rimembrare la storia del calcio in queste terre, come dice il sottotitolo “Fra Utopia e Fragilità”. Partendo dal termine di paragone, attraverso cui vengono posti curiosi collegamenti fra la terra di Pelè e Garrincha e i balcani, ci si dipana fra aneddoti, episodi, partite e giocatori, che hanno inevitabilmente segnato le sorti di un movimento capace di portare numerose squadre alla ribalta del vecchio continente nonché la nazionale ai vertici del mondo, orgogliosamente caratterizzata dal celeberrimo concetto di “Nadmudrivanje Suparnika”, che va un po’ a sintetizzare quello che è l’universo mondo balcanico, in positivo o in negativo. L’ottimo Storytelling, caratterizzato da vere e proprie monografie divise per zone geografiche, prosegue fino al 30 maggio 1992, giorno in cui la Jugoslavia venne esclusa da Euro ’92 per le guerre interne iniziate l’anno precedente (al suo posto venne ripescata la Danimarca, che poi vincerà il torneo). Interessante la chiave di lettura che viene posta in chiusura, che va un po’ a ricordare di quanto sia futile riportare in vita elementi già custoditi nella memoria di tutti, e forse, nella Leggenda. E la storia della Jugolavia calcistica può insegnarci questo.

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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