Bayern-Sambenedettese: storia di un gemellaggio

Da Teutoburgo al Westfalenstadion, passando per il Patto d’Acciaio e l’Azteca di città del Messico. Il rapporto fra Italia e Germania è sempre stato parecchio controverso nella storia: due popoli e due culture così lontani, almeno apparentemente. Perché nel calcio, materia di cui noi umilmente ci occupiamo, non ci sono soltanto sfottò reciproci. Come molti di voi sapranno la Bundesliga, e il calcio tedesco in generale, al momento gode delle migliori medie spettatori al mondo grazie a spenditi impianti e ad un sistema calcio che consente di poter sostenere la propria squadra (rigorosamente in piedi, è importante ricordarlo: non esistono multe per i cambi di posto, dal momento che ci sono le Standing Area) in un assoluto clima di festa, lontano da ogni più oscena repressione. Splendide coreografie, un tifo assordante. E poi bandiere, sciarpe, tamburi, megafoni e qualche oggetto pirotecnico: un qualcosa che nella nostra penisola è ben radicato e che i tedeschi, per loro stessa ammissione, hanno liberamente ripreso. Durante tutto il corso degli anni 80′ e 90′ diversi tedeschi venivano in Italia ad assistere al tifo delle nostre compagini, per imparare gli usi e i costumi degli ultras lungo lo stivale: “vacanza studio” la chiamerebbe qualcuno. Un modo davvero originale e più interattivo per apprendere rispetto alla televisione o alla radio. Fra le interessate ovviamente non poteva mancare il Bayern Monaco: la “Stella del Sud” (Stern des Südens in tedesco), dall’alto dei suoi 53 trofei, può contare su un pubblico calorosissimo e decisamente rinvigorito dalla costruzione dell’Allianz Arena nel 2005. Lo Schickeria, principale gruppo della curva bavarese nato e sviluppatosi fra gli anni 80 e 90, ha sempre seguito come modello il tifo nostrano (consiglio di cercare su youtube le scene di quel famoso Roma-Bayern Monaco dei quarti di Coppa delle Coppe 1984/1985), andandosi a vedere addirittura partite di serie inferiori: proprio una di queste è la storia che oggi vi narriamo.

E’ il 26 marzo 2005 e allo stadio “Riviera delle Palme” di San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, si sta giocando una partita di serie C1 fra i padroni di casa della Sambenedettese e il Napoli: mentre sul campo non c’è molto da dire (0-0 il finale, ndr) sugli spalti ospiti tedeschi traggono diversi spunti d’interesse. Su tutti il tifo dei padroni di casa. L’Onda d’Urto della curva nord, colorata di rosso e blu, lascia di stucco i tedeschi che subito cercheranno di stringere rapporti con gli ultras locali, grazie anche alla conoscenza della lingua germanica di uno di quest’ultimi. Da allora nascerà un vero e proprio gemellaggio che porterà gli ultras di entrambe le squadre a seguire insieme diversi match: le trasferte dei marchigiani a Cava dei Tirreni, Reggio Emilia o Pescara, la presenza fissa dal 2008 all’annuale torneo estivo in ricordo dello storico tifoso Luigi Coccia detto “Tamburello”, le partite della Champions League 2010 Bayern-Manchester United e la finalissima contro l’Inter dello stesso anno. Inutile aggiungere che da diversi anni numerosissimi italiani (in questo caso anche marchigiani) viaggiano durante l’Oktoberfest in Baviera per vedere il Bayern Monaco, mentre altrettanti nordici passano le vacanze estive lungo la costa adriatica. Il tutto un clima assolutamente di festa, per rimarcare ogni volta di questa profonda amicizia. Anzi, ad esser precisi un triangolo: infatti diversi legami sono stati stretti anche con la Civitanovese, ubicata in Civitanova Marche e militante attualmente nel campionato di Eccellenza (già promossa in Serie D), a sua volta gemellata con la stessa Sambenedettese. La scorsa domenica anche il resto del mondo se n’è accorto: striscione dello Schickeria, nella sfida esterna contro l’Herta Berlino, a favore dei fratelli della Samba appena tornati nel calcio professionistico dopo ben 7 anni. Ormai sul web solo virali i video dei caroselli che hanno imperversato per le vie della città: la dimostrazione di un popolo che si vuole mettere alle spalle i 4 recenti fallimenti societari per poter tornare finalmente a sognare i fasti di un glorioso passato, in cui si parteciperò alla serie B per 21 anni. E con la benedizione dei fratelli tedeschi pluricampioni europei, tutto è possibile: un’asse Baviera-Marche a colpi di tifo, birra e ciauscolo.

Marco Aurelio Stefanini

Marco Aurelio Stefanini

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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