Bayern-Atletico 2-1: la vittoria e la netta superiorità non bastano ai tedeschi. L’Atletico Madrid è la prima finalista

Si accendono i riflettori per la seconda settimana consecutiva sull’Europa che conta e questa volta i verdetti saranno definitivi. Questo è il momento di scrivere la storia, ora non si può più sbagliare perché siamo giunti alla semifinale di ritorno che decreterà la prima finalista della Champions League nella lunga notte di Milano 2016. All’Allianz Arena di Monaco scendono in campo due formazioni tatticamente molto diverse: Il Bayern Monaco infatti, molto più tattico e spregiudicato al momento giusto, ospita un Atletico Madrid più contenitivo, avvantaggiato a sorpresa dalla gara di andata, vinta 1-0 dagli spagnoli. Le dichiarazioni pre-gara non sembrano suscitare grande rivalità tra i due club, ma i padroni di casa già si trovano in un momento delicato, dopo aver gettato all’aria il match point per chiudere la Bundesliga, il clima si è sempre più scaldato e l’ansia si fa sempre più sentire sugli uomini di Guardiola, indeboliti inoltre da qualche assenza. Un match dal risultato quindi impronosticabile, ma pronto comunque a regalare forti emozioni.

PRIMO TEMPO: Fin dalle battute iniziali della prima frazione di gioco si può notare un Bayern Monaco arrembante, pressing altissimo e affondi cercati tramite lanci lunghi. I tedeschi attuano un possesso palla totale e l’Atletico si limita a qualche ripartenza timida, approfittando delle incertezze o dei piccoli errori avversari a centrocampo. La prima conclusione arriva dai piedi di Gabi, che, da quasi quaranta metri ci prova, senza però impensierire più di tanto Neuer, in presa sicura. Dopo una prima fase convulsa si inizia a delineare un match che tende sempre di più dalla parte dei padroni di casa, gran ritmo e un numero imprecisato di cross, soprattutto dalla sinistra, con Ribery alla ricerca di Lewandowski, inizialmente con qualche problema di controllo palla, forse anche dovuto alla marcatura molto positiva e quasi asfissiante di Juanfran. Gabi prova un’altra conclusione da lontanissimo ma sono nettamente i tedeschi a fare la partita, un centrocampo indiavolato con Vidal ottimo in anticipo e impostazione, una tre quarti formata da Ribery, molto dinamico e Muller, bravissimo negli inserimenti. L’Atletico è in seria difficoltà ed infatti iniziano le prime avvisaglie bavaresi. Prima Vidal impegna Oblak con un violento sinistro, e successivamente Lewadowski, su suggerimento di Muller, quasi dalla linea di fondo si fa chiudere l’angolo dal portiere avversario. Nemmeno su una respinta l’attaccante polacco riesce a ribadire in rete e al trentesimo deve quindi risolvere tutto Xabi Alonso con una punizione dal limite. Come detto prima, tutte avvisaglie prima di questo calcio piazzato, solo una sorta di prefazione alla rete di Alonso. Finta di Lewandowki, la barriera si apre e Giménez trova una sfortunata deviazione che coglie alla sprovvista Oblak, pallone centrale e portiere a sinistra. Dopo mezz’ora è 1-0 Bayern. La reazione spagnola è inesistente e i padroni di casa ne approfittano per spingere ancora di più sull’acceleratore. Cross dalla sinistra, Martìnez trattenuto ancora dallo sfortunato Giménez che dopo l’autorete viene ammonito provocando un inutile calcio di rigore. Inutile sia per il fallo che per la conclusione: Muller si fa infatti ipnotizzare da Oblak, tiro a mezza altezza a centro-sinistra dell’estremo difensore, che si riscatta ribattendo il pessimo penalty. Prima frazione che si chiude con qualche scintilla tra le panchine, e con Ribery costretto a trattenere Simeone.

SECONDO TEMPO: Secondi quarantacinque minuti che si aprono, strano ma vero, nel segno dell’Atletico Madrid, a cui bastano dieci minuti per assicurarsi la qualificazione, il modulo cambia e il nuovo entrato Carrasco trova ottime giocate dalla sua parte. Nonostante il Bayern si spinga in avanti la rete arriva dal lato opposto. Griezmann infatti, liberato da un lancio di Torres, scatta in posizione sospetta alle spalle della difesa bavarese e non sbaglia a tu per tu con Neuer, tiro basso che si infila alle spalle dell’estremo difensore per il pareggio ospite. L’Atletico gioca sulle ali dell’entusiasmo ma non basta a contenere un Bayern davvero straordinario, che esce da un’iniziale fase confusa e inizia un dominio stile primo tempo. Oblak chiude, prima su una mezza rovesciata di Lewandowski  e poi su un Ribery ottimo nell’uno contro uno, ma non può farci niente sul nuovo vantaggio tedesco. Cross dalla sinistra di Alaba, colpo di testa di Vidal, che dal secondo palo innesca Lewandowski; l’attaccante polacco si avventa sulla sfera e con un altro colpo di testa la spedisce in rete ad un passo dalla linea. Non basta però, al Bayern serve un altro goal e saltano tutti gli schemi, tedeschi avanti a testa bassa e Atletico che riparte velocemente sfruttando la velocità e cercando di guadagnare quanto più tempo possibile. Poi dall’ottantatreesimo è un susseguirsi di colpi di scena. Per un fallo di Martìnez su Torres un metro buono fuori area viene decretato un rigore per gli ospiti, tra le proteste più che giustificate del pubblico e dei giocatori di casa. Si presenta proprio Torres sul dischetto, rincorsa media e rigore fotocopia a quello di Muller, Neuer si tuffa a mezza altezza sul suo centro-sinistra e respinge facilmente la conclusione che avrebbe messo il punto alla gara. Punto che viene posticipato solo di qualche minuto. Il Bayern si riversa in avanti ma ormai è solo disperazione, Coman, entrato a metà ripresa ci prova con due tiri inguardabili e Oblak para l’unica vera opportunità, arrivata da un tiro sporcato di Alaba da fuori area. Finisce qui, non passa sicuramente la squadra più forte ma quella che più ha saputo sfruttare l’unica occasione realmente pericolosa del match. Grande rammarico per il Bayern, applaudito dai suoi sostenitori, consapevoli che con un minimo di fortuna in più si sarebbe parlato di un’altra partita. L’epilogo è questo, l’Atletico Madrid trova la seconda finale negli ultimi tre anni, mentre il Bayern può solo consolarsi con il ricordo di due anni fa. Guardiola non è riuscito a raggiungere il suo obiettivo più ambizioso ed è cosciente che per i suoi ragazzi si aprirà ora una lunga convalescenza, mediata solamente in positivo dal titolo di Germania che potrebbe arrivare nel fine settimana.

Dario Pilotti

Ciao a tutti, sono Dario e vengo dalla provincia di Monza e Brianza. Mi piace seguire, commentare e discorrere di eventi calcistici che seguo con regolarità.