Arrivederci Russia

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L’ultima immagine che ci regala Russia 2018 è un grossolano errore della regia che copre il capitano della Francia, Lloris, proprio mentre alza la Coppa del Mondo. Chissà che non fosse una scelta voluta. Del resto in questi tempi di discussioni politiche sempre più feroci sul tema multietnico vedere una squadra così integrata, a rappresentanza di un paese profondamente europeista, alzare il trofeo più ambito in faccia ai sovranisti non è proprio il miglior epilogo per quest’ultimi.

Il Mondiale di Russia incorona la Francia. Già, la Francia. Siamo stati tutti abbastanza incauti: “Inesperti, troppo giovani, si scioglieranno come neve al sole, vinceranno nel 2020 o 2022”. E invece la DeLorean di cinematografica memoria ha fatto ancora una volta il suo compito. Non la squadra più forte i assoluto; non il bel gioco. Semplicemente ha vinto la squadra più completa.

Da Kylian Mbappé, Campione del Mondo e marcatore in finale a nemmeno vent’anni compiuti, ad Antoine Griezmann che chiude così quello che ad oggi è senza dubbio il suo anno migliore: 24 mesi fa reduce dalla doppia sconfitta in finale di Champions e dell’Europeo, oggi aggiunge il trofeo più ambito all’Europa League già conquistata in maggio.

Una finale, quella contro la Croazia, giocata dalla Francia sulla falsa riga delle altre gare di questo torneo: un inizio in sordina e poi un pizzico di fortuna che porta i galletti due volte avanti prima dell’intervallo. Il cambio Kante-Nzonzi risulta decisivo e gli uomini di Deschamps giocano in maniera più sciolta trovando due bolidi con Mbappé e Pogba.

A proposito di Paul Il Labile Pogba: i tempi della Juventus dove ogni domenica il francese veniva trattato da top player  sembrano lontani. Il Mondiale del giocatore dello United sembra essere passato quasi nell’anonimato se non per la rete del 3-1 in finale. Ma forse Russia 2018 è stato il torneo della maturazione di Paul Pogba. Profilo basso, duttilità e sacrificio al servizio della squadra. Un atteggiamento da veterano; al pari di Lloris, Nzonzi e Giroud (che detiene il record negativo di zero tiri nello specchio durante tutto l’arco del torneo). La Francia. Un mix d’esperienza e gioventù al servizio di Deschamps, che si accoda così ai vari Zagalo e Beckembauer nella lista dei vincitori di una Coppa del Mondo sia dentro che fuori dal campo.

Grande amarezza invece per la Croazia. Un sogno splendido, un’idea di gioco magari non esteticamente eccelsa ma capace di esaltare al meglio le doti di ognuno dei componenti della rosa arruolata per la spedizione russa. La magia dei mondiali è anche questa: succede infatti che per un mese Vida diventi uno dei centrali più affidabili al mondo; Strinic uno dei terzini su cui puntare ad occhi chiusi; e soprattutto che Zlatko Dalic diventi uno dei tecnici più chiacchierati del momento.

Arruolato in panchina a partire dai playoff, con i Vatreni quasi a terra, il tecnico si è rivelato essere il grande colpo di genio di Davor Suker che ha deciso di assumersi un grosso rischio che è quasi valso la gloria.

 

 

Modric miglior giocatore del torneo è invece la sola amara consolazione della Croazia. Per il centrocampista del Real Madrid il Pallone d’Oro resta molto difficile da agguantare; ma certamente nessuno potrà fare a meno di menzionarlo quando ci si ricorderà dei migliori di sempre nel suo ruolo.

Con Belgio e Inghilterra sul podio, si completa un quartetto molto insolito se pensiamo alle terre dove si gioca il Mondiale. E sempre pensando che politica e calcio spesso non possono essere scissi, ecco che sul podio abbiamo Macron, i croati cattolici ed occidentali, Bruxelles e il caso Skripal. Manchiamo solo noi; beffati prima dalla Svezia ed ora con l’amaro in bocca per la vittoria dei nostri cugini mai veramente troppo amati.

Da oggi si riparte, come fosse un anno zero. C’è la Nations League che parte a settembre e l’Europeo nel 2020, dove la città di Roma avrà l’onore di ospitare la gara inaugurale. Appuntamenti ai quali gli Azzurri di Roberto Mancini non potranno farsi trovare impreparati.

Magari si potrebbe prendere spunto dai nostri vicini di casa che 12 anni fa battevamo nella finale mondiale di Berlino e che quattro anni dopo tornavano come noi dal Sud Africa con le pive nel sacco dopo sole tre partite dei gironi. Un tramonto necessario per arrivare fino a Mosca. Si, si prenda spunto. Che il Qatar poi non è così lontano.

Marco Aurelio Stefanini

Marco Aurelio Stefanini

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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