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Così vicini, così lontani: il mondo della Roma e quello delle sue giovanili sembrano essere in due universi paralleli. Se la prima squadra cerca di entrare definitivamente nell’elite del calcio italiano ed europeo sbattendo spesso però contro una Juventus inarrestabile ed alcune prestazioni deludenti in momenti topici della stagione, un mix che anche quest’anno lascerà vuota la bacheca americana, la Roma Primavera, da sempre fiore all’occhiello del club per l’elevato numero di talenti che riesce a sfornare, vince, diverte e si erge a modello da imitare e seguire. C’è chi lo definisce “Il modello De Rossi” (quello senior, non Capitan futuro), soprannominato amichevolmente nell’ambiente giallorosso “Il Ferguson di Trigoria”. Non per scomodare il guru Sir Alex, ci mancherebbe. Ma vedere in una città come Roma un allenatore che resiste per più di 10 anni è un fatto alquanto insolito; specialmente considerando che la prima squadra durante l’era americana ha avuto ben 5 allenatori diversi in sole 6 stagioni.

Dal 2003 al comando, il papà del mediano giallorosso ha saputo rinnovarsi, trovando sempre nuovi stimoli che hanno portato la Roma Primavera ad essere una delle “accademie” più rinomate nel panorama giovanile nazionale ed europeo. Sotto la bandiera a stelle e strisce poi questo processo di costruzione si è ulteriormente perfezionato: dai classe ’92 fino ad arrivare ai ’99 dalle parti di Trigoria è stato un continuo festeggiare trofei.

Si parte nel 2011-2012, con la vittoria della Coppa Italia nella doppia finale contro la Juventus, che troverà però rivincita nella finale del Viareggio. Elementi di spicco di quel gruppo sono Valerio Verre (oggi al Pescara), Federico Viviani (oggi al Bologna), Matteo Politano (oggi al Sassuolo) e Amato Ciciretti (oggi al Benevento), mentre inizia a fare qualche comparsa l’odierno difensore del Milan Alessio Romagnoli. Nel settembre seguente arriva la Supercoppa Italiana contro l’Inter, che ha battuto la Lazio nella finale scudetto e da sempre è bestia nera della Roma Primavera. Nel biennio seguente il trauma 26 maggio si fa sentire anche a livello giovanile dove i derby sono numerosi ma continuano a sorridere alla Lazio. Per i giovani di Trigoria arrivano infatti nelle varie stracittadine due eliminazioni nei playoff Campionato e la sconfitta finale di Coppa Italia del 2014-2015.

Il gruppo di Arturo Calabresi (oggi a Brescia), Lorenzo Pellegrini (oggi a Sassuolo) e di Daniele Verde (oggi all’Avellino) riuscirà però ad ottenere un risultato storico. Nella neonata Youth League, la Champions League dei settori giovanili, i ragazzi di De Rossi giungeranno fino alle Final Four di Nyon (record assoluto per una compagine italiana) dopo aver passato il girone composto da Bayern Monaco, Manchester City e CSKA Mosca ed aver eliminato agli ottavi l’Ajax (gara decisa ai calci di rigore) ed il Manchester City incrociato nuovamente ai quarti. Poco importa se poi in semifinale il Chelsea, vincitore della coppa, strapazzerà i giovani lupacchiotti per 4-0. Quella squadra le soddisfazioni se le toglierà la stagione successiva, ovvero la scorsa, quando arriverà lo scudetto (settimo nella storia della primavera e terzo assoluto in carriera per De Rossi) vinto ai rigori contro la solita Juventus. Un titolo festeggiato al Mapei Stadium di Reggio Emilia nell’anniversario della scomparsa di Antonio De Falchi, giovane tifoso della Roma omaggiato da ragazzi giallorossi festeggiando con una foto ricordo davanti ad uno striscione a lui dedicato.

Con l’inizio del nuovo anno il gruppo perde alcuni elementi (Elio Capradossi giunge al Bari, Christian D’Urso inizialmente al Latina e a gennaio al Carpi, Lorenzo Di Livio alla Ternana ed Ezequiel Ponce al Granada), ma accoglie talenti come Davide Frattesi e il senegalese Keba Coly che assieme ai perni Riccardo Marchizza, Eros De Santis, Luca Pellegrini, Edoardo Soleri e Marco Tumminello formano un gruppo inossidabile che si è aggiudicato la Supercoppa e la Coppa Italia appena messa in bacheca grazie alla vittoria sulla Virtus Entella. Resta un po’ d’amaro in bocca per la Youth League (il club non partecipa ai gironi ma entra dal tabellone dei campioni nazionali, uscendo agli ottavi contro il Monaco) e per qualche gara di campionato persa troppo ingenuamente in un girone che, grazie alla riforma che ha mischiato le squadre senza distinzioni geografiche, ha visto alzarsi notevolmente il livello di competitività.

Qualche riflessione è però d’obbligo. Resta intanto un po’ d’amaro in bocca nel vedere come fra i tanti giovani usciti dal vivaio negli ultimi 6 anni praticamente nessuno sia riuscito ad imporsi come elemento della prima squadra (Florenzi nella prima stagione americana era il prestito al Crotone). Se in passato la filosofia societaria, vincere qualcosa subito, poteva essere parzialmente sposata, è un po’ più difficile provare a digerire le esternazioni dell’ex ds giallorosso Walter Sabatini che lo scorso anno dichiarava che non vedeva in Italia giovani pronti a fare il caso della Roma. Una dichiarazione che stride con il trend attuale che sembra mostrarci l’esatto contrario. Ad un anno infatti da quelle frasi lapidarie non passa settimana senza che vengano sciorinati elenchi di giovani pronti a fare al caso della Nazionale italiana. Giovani che, nella maggior parte dei casi, stanno vivendo una stagione da protagonisti nei rispettivi club.

La finale di Coppa Italia fra la Roma Primavera e la Virtus Entella, a cui abbiamo assistito dal vivo, ha sbattuto ancora una volta davanti agli occhi che mai frase fu più beffarda; e che di materiale su cui lavorare ce n’è a sufficienza. Una doppia sfida sofferta che ha saputo mettere in mostra il talento e la forza dei giovani di De Rossi, con un livello di calcio a tratti davvero spumeggiante e tremendamente sviluppato per esser quello di una squadra primavera. Oltre al presunto rientro alla base di Lorenzo Pellegrini, l’augurio che si può fare al neo ds giallorosso Monchi è di non lasciare nel dimenticatoio i Marchizza, i Frattesi o i Tumminello. Perché i ragazzi di mister De Rossi sono un patrimonio da salvaguardare.

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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