Aouar, l’oro di Lione

Qualche piccolo cambiamento che sta finalmente dando i suoi frutti. Dopo un avvio in chiaroscuro un importante vittoria in quel di Manchester casa di Pep Guardiola e quattro reti rifilate ai finalisti di Europa League del Marsiglia: il Lione è sempre lì, a ridosso delle zone che gli competono con i soliti ragazzi: anno dopo anno, giovani di altissimo livello che si alternano non alterando però le prestazioni dei Gones.

Fra di essi, Houssem Aouar è certamente uno degli elementi più interessanti: classe 1998, rappresenta l’ennesimo talento coltivato a casa Lione, come ormai di consueto accade da quasi 10 anni grazie alle politiche societarie di Jean-Michel Aulas. Lo vedi di spalle e leggi quel numero 8 che lungo le rive del Rodano riporta alla memoria Juninho Pernambucano, che con le sue punizioni ha fatto scuola per otto stagioni. Il giovane d’origine algerina invece è un giocatore completamente diverso: in zona gol non è così presente come il brasiliano e nemmeno calcia le punizioni. Per quanto riguarda però tutto il resto della parte tecnica, ha un repertorio d’altissima scuola che gli consente di destreggiarsi anche su più ruoli: interno di centrocampo, regista, mezzala o addirittura ala.

L’unica certezza è la preferenza a posizionarsi sul fianco sinistro, dove trova maggiori libertà di movimento che gli consentono di aprire le azioni o di dribblare gli avversari con maggiore facilità. Da migliorare gli inserimenti sotto porta, ma considerato l’arsenale offensivo dell’OL non c’è alcuna fretta in tal senso. Debutta nel febbraio 2017 a 18 anni durante una partita di Europa League contro l’AZ Alkmaar.

 

 

L’allenatore Bruno Génésio ne rimane estasiato e comincia a considerarlo maggiormente, mettendolo in pianta stabile con la prima squadra. Con le partenze in estate di Tolisso, Valbuena e Gonalons e una leggera modifica agli schemi di giochi, ecco trovare la quadratura del cerchio: 44 presenze fra campionati e coppe, 7 reti e 6 assist iniziando la stagione piazzato al centro e andandosi a spostare sempre più sul versante sinistro, da cui oggi è impossibile schiodarlo: molto largo a sinistra in una sorta di punto d’incontro fra l’attacco, il centrocampo e la difesa. Più largo di un normale centrocampsita, più basso di una qualsiasi ala. Un ruolo che sembra cucito apposta per lui.

Il gol di domenica contro il Marsiglia un’autentica perla che mette in luce tutti i miglioramenti fatti nel corso dell’anno: Se vi sommiamo pure la prestazione nella trasferta di Manchester contro il City scopriamo un giocatore pazzesco, cresciuto moltissimo e con lampi di genio da veterano qualsiasi. Eppure ad oggi non ha nemmeno una presenza in nazionale maggiore: la concorrenza nella rosa dei campioni del mondo in carica è accesissima e per il momento c’è solo spazio per quanto lampo in under 21 assieme agli altri due compagni di squadra e di reparto Lucas Tousart e Tanguy Ndombele: sessantadue anni in tre. A luglio il prolungamento del contratto fino al 2023 nonostante le sirene di moltissimi top club europei.

La sensazione è che si continui ancora dalle parti di Lione, dove lui è anche nato e cresciuto, a meno di offerte irrinunciabili. Fermo restando che con tali prestazioni non sarà troppo complicato vedersi recapitare una qualche offerta: Premier League ma anche Spagna o Italia, magari seguendo le orme di Zinedine Zidane, suo modello nonché suo conterraneo, avendo entrambi le stesse origini.

Marco Aurelio Stefanini

Marco Aurelio Stefanini

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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