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Un momento atteso oltre 86 anni (la federazione nasce nel 1930 ma la prima amichevole ufficiale è datata 1946, dopo la fine dell’occupazione italo-tedesca). Un girone di qualificazione passato con appena 7 reti segnate, a discapito di nazionali più blasonate come Danimarca e Serbia. Eppure tutto ciò non è bastato alla “giovane” Albania, battuta all’esordio europeo dalla Svizzera: non la più facile da affrontare ma sicuramente piena di stimoli grazie alla presenza di numerosi giocatori di origine albanesa/kosovara nella nazionale Elvetica tra cui Granit Xhaka, al contrario del fratello Taulant che quest’oggi indossa la casacca con l’Aquila bicefala sul petto.

Un concentrato di simbolismi che si riversano nella marea rossa del Félix-Bollaert di Lens (a dire il vero anche i tifosi svizzeri sono rossi al contrario della squadra che oggi gioca in bianco) che vengono immediatamente dissolti dopo appena cinque minuti, quando il portiere della Lazio Etrit Berisha sbaglia il tempo dell’uscita e permette al centrale dell’Hoffenheim Fabian Schär di colpire di testa completamente indisturbato. E dopo trentacinque minuti di paura un’ingenuità di Lorik Cana, reo di aver colpito ingenuamente il pallone con la mano, costa il secondo cartellino giallo e l’inferiorità numerica per tutto il resto della partita. La Svizzera dal canto suo gioca con estrema sicurezza sfiorando il raddoppio con diverse altre occasioni tra cui un palo di Blerim Dzemaili, migliore in campo e schierato nell’inedita posizione di trequartista.

Chiudere sotto di una rete questo primo tempo sembrerebbe essere una manna dal cielo, e De Biasi sa che i suoi uomini possono rendere di più. Le sostituzioni su entrambi i fronti ci offrono certamente una seconda frazione molto più gradevole e incerta fino all’ultimo secondo. I continui errori offensivi della Svizzera scuotono l’animo degli Albanesi, che attaccano senza mezze misure nonostante l’inferiorità numerica: le vittorie contro la Francia in amichevole e contro il Portogallo nell’esordio delle qualificazioni sono ancora nitidi ricordi, tutti vogliono spingere quel pallone in rete che potrebbe rendere il sogno più vivo che mai. E a quattro dal termine l’attaccante appena entrato Shkëlzen Gashi, due volte capocannoniere proprio del campionato svizzero e ora in forza oltreoceano con i Colorado Rapids, ha la possibilità di essere il nuovo “Skënderbeu” grazie ad un errore di valutazione della retroguardia elvetica che lo lancia a rete, completamente indisturbato: il portiere Yann Sommer, in forza al Borussia Monchengladbach, però non si fa sorprendere e compie un intervento prodigioso, che vale come un gol e salva letteralmente il risultato.

Tre punti sono d’oro massiccio per la Svizzera, emulatrice della Francia per risultato e per una prestazione che forse non ha convinto fino in fondo. Enorme delusione per l’Albania, con il rischio che i rimpianti possano ingigantirsi in caso di sconfitta nella prossima sfida contro la Francia, che comunque potrebbe non eliminare definitivamente gli uomini di De Biasi visti i ripescaggi previsti per le migliori quattro terze. La sensazione però è quella di una grossa opportunità mancata, e Gashi probabilmente non ci dormirà la notte. L’immagine al termine della partita di un festoso Valon Behrami (nato a Titova Mitrovia nel Kosovo) è la cosa più sgradevole che un tifoso albanese possa vedere oggi al di là del risultato.

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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