2 min readL’Angolo tattico: Napoli-Inter

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12 Marzo 2015 Off Di Francesca Cuccuini

Con transizione nella sfera calcistica si intende una fase di gara che porta una squadra al cambiamento del proprio atteggiamento di gioco poiché si passa dal possesso palla al non possesso (transizione negativa) e viceversa (transizione positiva). Come dice il termine, però, deve essere una fase e non una tattica di gioco.  Con molto disappunto si possono notare sempre più squadre adottare questa soluzione indipendentemente dalla loro “caratura” e contro chiunque. Cesena-Juventus, Torino-Verona ed ora Napoli-Inter sono l’espressione di un calcio che punta sempre più alla sostanza data dai punti ed alla classifica lasciando poco spazio allo spettacolo. Napoli-Inter ha mostrato questo e i numeri ne sono la conferma.

Napoli Inter
41 % possesso palla (*) 59
7 / 15 tiri dentro / totali 4 / 11
457 Palle giocate 643
58.8 % passaggi riusciti 70.6
07′:31″ Supremazia territoriale 12′:03″
49.3 % attacco alla porta 45.6
54.4 % protezione area 50.7
59.6 % pericolosità 57.6
13 Falli commessi 18
5 Angoli 5

Una squadra, quella di casa, che non ha un alta percentuale di possesso palla con quasi 200 palle giocate in meno dell’avversario, con una supremazia territoriale molto bassa; in vantaggio per la gran parte della gara  di due gol a venti minuti dal termine spegne l’interruttore e con esso la possibilità di conquistare i 3 punti. Quello che questi dati non fanno emergere è il dispendio energetico che un gioco di questo tipo riflette come logica conseguenza sui giocatori . Da qui la necessità di compensarlo con momenti di possesso palla, al fine di rallentare la manovra avversaria ed  avanzamento del baricentro collettivo al fine di recuperare le forze per poter ripartire in spazi più contenuti.

Lo spazio, la sua occupazione dinamica, che non crea supremazia territoriale come si evince dai dati, ma efficace se ben sfruttat0. I cambi in panchina rappresentano il ruolo chiave di un metodo, che mal si adatta alla sua esasperazione e dove pertanto gli allenatori sono fondamentali per la conquista dei tre punti. Domenica sera ha portato sugli allori Mancini e deluso profondamente i tifosi napoletani . Complice la fortuna, tutto è andato per il verso giusto alla squadra nerazzurra dopo che l’allenatore dell’Inter cambia modulo in 4-2-3-1 e dopo che Benitez cambia gli interpreti ma non si rende conto che forse sarebbe stato opportuno cambiare tattica di gioco. La squadra milanese ha mostrato limiti ma anche buona personalità. I  limiti sono rappresentati dalla mancanza di velocità di adattamento a ripartenze improvvise di interpreti  molto veloci. Nelle transizioni la potenzialità e capacità di reazione rappresentano quanto di più importante per un collettivo. La squadra partenopea invece ha nella gestione di un match  il suo peggior difetto. Gli uomini sono di esperienza l’allenatore anche, eppure inspiegabilmente se pur poco c’è da rimproverare dal punto di vista di abnegazione alle direttive del mister, molto c’è da dire sulla capacità di lettura di un incontro nell’arco dei 90 minuti.

Mourinho la pensava così: “Le transizioni sono diventate cruciali. Quando l’avversario è organizzato difensivamente, è molto difficile segnare. Il momento in cui l’avversario perde la palla può essere l’occasione di sfruttare la possibilità di trovare qualcuno fuori posizione. Allo stesso modo quando noi perdiamo il pallone dobbiamo reagire immediatamente.[…] I giocatori devono imparare a leggere la partita – quando pressare e quando ritornare alle loro posizioni difensive. Tutti dicono che le palle inattive facciano vincere maggiormente le partite, ma io penso più le transizioni.” (www.uefa.com).

Forse la cosa più difficile è proprio questa. I giocatori devono imparare a leggere la partita e il Napoli in questa occasione non l’ha saputo fare. Ma forse una speranza di vedere un calcio offensivo e dinamico per natura ancora l’abbiamo. In settimana è tornato Zeman, lo spettacolo è garantito.

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