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«Amiens en Ligue 1, c’est historique!». «Une première, historique pour le club et toute la Picardie». Non si può dire che il Courier picard fosse preparato alla promozione in Ligue 1 dell’Amiens SC, perché il 19 maggio 2017 i bianconeri sorpresero un po’ tutti. Allora si regalarono la loro prima volta in massima serie francese nel modo più assurdo possibile: in trasferta dallo Stade Reims, allo Stade Auguste-Delaune, davanti a 15mila spettatori (un terzo dei quali tifoso dell’Amiens), dopo una partita vissuta al cardiopalma e grazie a un gol segnato al 95’. All’ultimo minuto di recupero, una volta incassato il pareggio al 62’ che proiettava Les Licornes (gli unicorni) al quarto posto di Ligue 2 dietro a Strasburgo, Lens e Brest. Sembrava una condanna, una forza ostile che si prodigava affinché uno dei club più antichi di Francia non raggiungesse la promozione tra i grandi. Un contrappasso enorme, scalfito dagli ultimi minuti di trepidante attesa: all’82’ il Reims aveva fallito una colossale chance capitata sui piedi di Ibrahima Baldé, all’89’ era rimasto in 10 per via dell’espulsione di Berthier, infine ecco al 95’ la zampata decisiva di Emmanuel Bourgaud, esterno destro di centrocampo lanciato all’83’ da Christophe Pélissier come mossa della disperazione. La diciannovesima vittoria stagionale, un biglietto d’andata per il paradiso, la promozione diretta in Ligue 1.

Mathieu Dubrulle è un giornalista di France Bleu Picardie, ha seguito per 11 anni l’Amiens SC e quella sera non poté trattenere le lacrime: «La victoire contre plusieurs gros de ce championnat ont marqué les esprits. Amiens a battu deux fois le Racing Club Lens et deux fois Lens». Si concludeva un percorso unico, marchiato da un rendimento buono in casa (10 vittorie, 4 pareggi e 5 ko) come in trasferta (9 successi, 5 pari e altrettante sconfitte), ottenuto in buona parte grazie alle 10 marcature stagionali dell’attaccante Aboubakar Kamara, oggi al Fulham.

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Fonte: http://cpena.rosselcdn.net

Un po’ di storia dell’Amiens SC

Fondato nel 1901, tra le più antiche squadre francesi, l’Amiens Sporting Club ha avuto un inizio promettente prima di ritardare l’entrata nel calcio professionistico: la Ligue 1 nacque nel 1932, inizialmente i bianconeri non si iscrissero, poi cambiarono idea l’anno successivo ma era troppo tardi. Tra 1952 e 1990 infatti Les Licornes hanno solo sognato di prender parte alla Ligue 1, assumendo addirittura lo status di squadra dilettantistica nel 2014 (le regole francesi stabiliscono che un club assente per più di due stagioni dalla Ligue 2 non sia considerato professionistico). Rappresentante sportiva più illustre della Piccardia, oltre a non aver mai scalato la piramide calcistica transalpina avevano una finale di Coupe de France persa nel 2001 contro lo Strasburgo ad aumentare la delusione, prima del 2009, quando Bernard Joannin acquistò il club. Inizialmente il miglioramento atteso non avvenne, l’Amiens giocò in Ligue 2 ma fu prontamente retrocesso. Nel 2014 però i sacrifici di Joannin nell’investire sulle strutture portarono a qualcosa (Steve N’Zonzi acquistato dal Blackburn nel 2009, per esempio). Pur presi di mira ed etichettati come squadra sconosciuta, i bianconeri assunsero Christophe Péllissier, allenatore classe 1965 nato a Revel in cerca di vendetta nei confronti di una carriera modesta, da mediano, senza troppe soddisfazioni.

«Mon objectif numéro un, c’est donner une identité, une mentalité collective à ce groupe de joueurs, au staff. Un état d’esprit qui nous permet d’avancer ensemble vers le même objectif». Così si presentò, arrivato da sette anni al Luzenac, società dilettantistica che grazie al suo tocco era approdata in Ligue 2 sorprendendo tutti. «Pélissier le magicien» lo chiamavano, mentre spiegava i suoi quattro cardini («precisione, rispetto, ambizione e gioco») e dava forma a un organico ambizioso e determinato. Il livello era però considerato basso e perfino France Football dava l’Amiens come candidato a una pronta retrocessione. Non fu così, perché negli Hauts-de-France Péllissier creò una formazione fondandone le basi su giocatori d’esperienza ma in cerca di rilancio dopo periodi non all’altezza: capitan Montconduit, Aboubakar Kamara, Régis Gurtner furono dunque affiancati da giovani dell’academy come Tanguy Ndombélé. L’Amiens vinceva spesso, batté rivali come Lens e Stade Brestois, alla 31° giornata era settimo e alla 38° in testa. Promosso con 19 vittorie su 38 gare, certo, ma con sei successi nelle ultime sei. Dal 14 aprile fino al 18 maggio, solo successi. In ogni caso, cardiopalma: prima a 67 punti, seconda e terza a 66, 4° e 5° a 65 e 6° a 64. Per un briciolo, il sogno si sarebbe frantumato in mille pezzi.

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Fonte: http://images3.maxifoot.fr

La forza dell’Amiens

Mai prima di quest’anno, in tutta la sua storia, l’Amiens era riuscito a toccare la Ligue 1, che puntualmente restava un sogno irraggiungibile per una squadra destinata a mantenere come unico rimpianto il non aver mai calcato i campi di massima serie. Così si spiega il fatto che, al primo anno tra i grandi, i bianconeri avessero voluto far le cose per bene. Sono addirittura sopravvissuti al primo anno, giocando senza paura, vincendo 12 gare e issandosi al 13° posto in classifica. Il 26 agosto 2017 la prima vittoria, un netto 3-0 sul Nizza con doppietta dell’ex Genoa Konaté, il pari casalingo (1-1) col Monaco il 17 novembre, stesso esito (0-0) con il potentissimo PSG a maggio. Merito di una truppa oliata da Péllissier per mezzo della fiducia: il portiere Régis Gurtner era stato confermato nonostante qualche papera, il capitano Thomas Monconduit garantiva compostezza, a loro sono stati aggiunti elementi con le minime risorse di cui dispongono Les Licornes.

A prima vista l’Amiens non sembrava attrezzato per la Ligue 1. Era la classica matricola alla prima esperienza tra i grandi in 116 anni, l’archetipo del club provinciale, tendenzialmente con pochi tifosi e tanti anni nelle basse categorie. La terza serie francese era roba loro, come del Luzenac che Christophe Péllissier allenava dilettandosi a sognare in grande col club a ridosso dei Pirenei, 600 abitanti in quinta divisione: sette anni dopo, ecco il Luzenac in Ligue 2, che mai disputerà per via del professionismo negato e di alcuni problemi economici. Ci è riuscito con l’Amiens, che del Luzenac ha preso le peculiarità: identità forte, un gruppo esperto ed eclettico, confermato dalla terza divisione, unito a stranieri sconosciuti e gemme dimenticate. L’elenco è lungo: Prince Gouano, Issa Cissokho, Mathieu Bodmer, Lacina Traoré, Moussa Konaté, Serge Gakpé, Gaël Kakuta. Addirittura, l’estate scorsa, Paulo Henrique Ganso.

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Fonte: Sport24.Lefigaro

Amiens, la città degli unicorni

Lo Stade de la Licorne, tributato all’animale leggendario che orna lo stemma dell’Amiens SC, è situato nel quartiere di Renancourt – dove una volta sorgeva il vecchio Stade Moulonguet, del quale ha preso il posto – ed era riconoscibile per via dell’alta struttura trasparente che si erige alle spalle delle gradinate, per nulla efficace come tetto ma utilissima per proteggere dal vento. Oggi i muri trasparenti non ci sono più, eliminati dalla ristrutturazione – a 20 anni dall’ultima – perché alcuni pezzi erano a rischio crollo, dopo una campagna di crowdfunding per finanziare gli 83mila euro di smontaggio e trasporto della struttura.  Inaugurato nel 1999, lo Stade de la Licorne ha complessivamente 12mila posti ma era stato progettato appositamente da render possibile un ampliamento fino a 20mila, aggiungendo gli 8mila posti supplementari tutt’intorno ai settori senza interromperne il funzionamento. Implicitamente, nelle intenzioni dello studio che l’ha progettato (l’Atelier Chaix & Morel), avrebbe dovuto ospitare la Ligue 1 prima o poi.

La città di Amiens, rinomata per lo spirito da classe operaia e l’aver ospitato per un po’ Jules Verne, era famosa per i natali al presidente Emmanuel Macron (tifoso però dell’Olympique Marsiglia). Prima della partita con lo Stade de Reims, quella che sancì la promozione ufficiale, il presidente Joannin donò a Marcon una maglia autografata. Fu promozione. Alcuni residenti si lamentarono, preoccupati per il traffico che le partite di Ligue 1 avrebbero accumulato in città. Un prezzo più che mai equo, no?

Genovese e genoano (pure non in quest'ordine), classe 1997, apprezza particolarmente il calcio minore. Prossimamente in libreria!

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