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Avversario dell’Inter in Europa League, l’Eintracht Francoforte è certamente una delle compagini più interessanti e belle da vedere di questa stagione calcistica. Imbattute in Europa ed a ridosso della zona Champions in campionato, le Aquile di Adi Hütter possono sfoggiare fra le proprie fila Luka Jovic, talentuoso serbo classe 1997 che soltanto un anno fa sembrava esser caduto nel dimenticatoio tra quei talenti tanto acclamati che si bruciano poi troppo presto.

Nonostante le dicerie, Jović ha invece dimostrato una certa maturità nell’arco di questa stagione, dove è diventato assoluto trascinatore delle aquile di Francoforte con una quantità enorme di gol nonostante la posizione in campo inizialmente più laterale e col tempo sempre più centralizzata per rifinire l’azione. Cuore e anima dell’Eintracht, quella di Jović non è sempre stata una storia tutta rose e fiori.

Luka Jović

Luka Jovic: le origini

Nato nella Repubblica Serba di Bosnia, cresce e debutta con la Stella Rossa nel 2014 segnando dopo un minuto dall’ingresso in campo e spazzando via di fatto il record di Dejan Stankovic come più giovane marcatore della storia del club. Rete diventata poi fondamentale nel 3-3 contro il Vojvodina che avrebbe consegnato lo scudetto di Serbia ai biancorossi.

Nelle stagioni seguenti Jović diventerà un elemento fondamentale per la Stella Rossa nonché per le nazionali giovanili serbe: semifinalista all’Europeo under 19 del 2014 e poi nel giro dell’Under 21 senza però riuscire a debuttare in competizioni ufficiali. Le sue prodezze attirano l’attenzione del Benfica, che nel gennaio 2016 imposta la trattativa e se lo aggiudica per circa 2 milioni di Euro. L’ambiente ideale dove poter crescere? Vista la rosa dell’epoca e giocatori come Renato Sanches che contemporaneamente sbocciavano, sembrerebbe di si. In realtà per Jović l’esperienza portoghese si rivelerà un buco nell’acqua; fortunatamente non in grado di compromettere il futuro.

Fa esperienza nelle giovanili dei lusitani ed alza anche due trofei nazionali col Benfica, seppur con sole due partite disputate in due anni. Al termine della stagione sembra ormai perso ma in estate arriva la chiamata dell’Eintracht Francoforte, che Niko Kovac sta provando a ricostruire dopo annate abbastanza deludenti.

Oltre a Jović, che verrà anche ricordato per esser stato una sorta di contropartita per Seferovic, vengono pescati anche altri giovani: Ante Rebic dalla Fiorentina, Sebastien Haller dall’Utrecht, Carlos Salcedo dal Guadalajara, Jetro Willems dal PSV, Marius Wolf dall’Hannover, Danny Da Costa dal Bayer Leverkusen e due pezzi da novanta esperti come Gelson Fernandes e Kevin Prince Boateng.

Jović e l’Eintracht

L’inizio è un po’ in salita, poi le aquile chiudono all’ottavo posto. Ma con una coppa in più: a campionato concluso infatti si ricorda il 3-1 rifilato al Bayern Monaco (doppietta di Rebic e Gacinovic) in Coppa di Germania che regala il primo trofeo dopo trent’anni di attesa.

Per Jović però l’annata è una delle più significative: è lui l’intuizione di Kovac a metà campionato per sopperire all’assenza di gol. A fine stagione saranno 9 quelli realizzati complessivamente dal giocatore fra Bundesliga e Coppa di Germania in 27 partite; più due assist.

Secondo marcatore della squadra dietro Haller, Luka Jovic diventa il punto di partenza per la nuova stagione. Dove l’Eintracht deve sopperire alla partenza del suo allenatore verso Monaco di Baviera. Per una sorta di patto fra lui ed il suo vecchio club, Kovac non porterà con alcun suo vecchio giocatore. Il Francoforte ringrazia: l’ossatura non viene rivoluzionata. Più o meno.

Effettivamente alla fine della scorsa estate a parte Hradecky, Salcedo, Boateng e Wolf non restano che gli stessi uomini dell’anno precedente; cui si integrano alcuni nomi nuovi: Kevin Trapp, Martin Hinteregger, Gonçalo Paciencia, Sebastian Rode, Filip Kostic. Il talento in ballo si alza esponenzialmente e così Adi Hütter può disporre fin da subito di un gruppo affiatato che continuerà a dare soddisfazioni al popolo di Francoforte.

Se in campionato, salvo qualche caduta di troppo, la squadra veleggia sempre a ridosso della zona Champions, è in Europa League, dove l’Eintracht ritorna dopo 4 anni di assenza, che il club decolla: 6 vittorie su 6 partite nel girone con 17 gol fatti e 5 subiti. Una vera e propria macchina da guerra contro cui Lazio, Marsiglia e Apollon Limassol possono fare poco.

Ai sedicesimi lo scalpo è stato fatto allo Shakhtar (2-2 in Ucraina, 4-1 in Germania). Ora in Germania aspettano l’Inter che vista la situazione in cui si trova rappresenta un degno avversario per sognare di proseguire il percorso che porta ad  una Coppa che l’Eintracht ha già vinto verso la fine degli anni settanta.

Luka-Jović

Cosa aspettarsi da Luka Jovic

Sarà complicata, ma Luka Jovic nel corso della stagione ha già dimostrato di poter lasciare il segno a questi livelli: le 6 reti complessive in Europa ne fanno il secondo cannoniere nella classifica marcatori dietro all’israeliano Dabbour.

Jović ha aumentato esponenzialmente il suo raggio d’azione: in coppia con Haller e supportati da Rebic, in tre hanno siglato complessivamente 48 delle 63 reti messe a segno dai tedeschi in stagione, ovvero oltre il 75% dell’intero Eintracht.

In Bundesliga Luka è momentaneamente in vetta alla classifica dei goleador assieme a Lewandowski, ma con un record davvero singolare: nel 7-1 contro il Fortuna Dusseldorf dello scorso ottobre, Jović diventa il più giovane giocatore a siglare 5 reti in una partita di Bundesliga. Fra queste una in sforbiciata di pregevole fattura. Numeri e magie che sembrano destinate a non fermarsi.

Jovic all’Inter sarà probabilmente l’uomo indicato come più pericoloso, anche se in una partita di coppa non è mai facile fare particolari distinzioni.

Punta centrale ma molto agile è capace di svariare su tutto il fronte d’attacco, anche nelle posizioni di ala dove originalmente sembrava potersi collocare. Il lavoro dei suoi mentori e il bottino di presenze sempre più proficuo l’hanno completamente trasformato in uno dei centravanti più promettenti d’Europa e lo hanno reso pronto per il grande salto.

Dopo esser stato convocato al Mondiale, dove ha giocato però solo una partita, ed essere stabilmente entrato nel giro della nazionale serba, è lecito aspettarsi di capire che ne sarà del suo futuro.

Luka Jovic è un nome che comincia a circolare sulla bocca di tutti i grandi club: l’Eintracht deve riscattarlo dopo due stagioni in prestito; ed in tal senso non vi sono grandi dubbi sull’operazione. Poi quello che succederà è tutto da scoprire.

Fra i club interessati c’è il Barcellona che, in un’ottica di svecchiamento della rosa, sembrerebbe interessata a trovare l’erede naturale di Luis Suarez. Qualsiasi operazione si dovesse interessare viaggerà certamente su cifre molto elevate.

Quasi folli se si pensa che Luka Jovic solo due anni fa sembrava pronto ad essere bollato come l’ennesimo slavo che al di là dei Balcani non riesce ad emergere nel calcio che conta.

E chissà che la doppia sfida con i nerazzurri non metta strane idee in testa a Beppe Marotta, che potrebbe pensare proprio a Jovic all’Inter.

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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