Alexi Lalas non era uno vafanculo

Non è vero che il mondiale americano del 1994 ci lasciò solo con un pugno di mosche. Dipende infatti da che prospettiva si analizza la cosa. La spedizione a stelle e strisce ha ad esempio regalato agli italiani una cavalcata straordinaria che solo per una questione di centimetri non è finita in gloria. C’è poi, per gli amanti del calcio nostalgico e dal sapore leggermente esotico, un altro dono. Una gemma che gli osservatori del neopromossa Padova andarono a scovare e regalarono al calcio del Belpaese. Parliamo ovviamente di Alexi Lalas, giovane cantautore dai capelli cotonati, con un pizzetto d’altri tempi ed una notevole somiglianza al Generale Custer; di professione reale però difensore. I dirigenti del club veneto lo prelevarono di peso dagli States e lo portarono nella città devota a Sant’Antonio dopo aver sborsato 350 milioni di vecchie lire, per infoltire la difesa di una squadra che avrebbe dovuto lottare per tutta la stagione con le unghie e con i denti.

Lalas, ragazzo dal grande temperamento, ferrato nei tackle scivolati e con un discreto senso dell’anticipo, viene però percepito dalla stampa nostrana più come fenomeno mediatico (da baraccone va…) che come giocatore di calcio. Forse anche per il suo aspetto un po’ da hippie un po’ da santone. Capelli folti color carota, pizzetto caprino, sandali ai piedi e tanta, tantissima leggerezza nel vivere il calcio esclusivamente come sport in cui divertirsi.

Per i tifosi dell’Euganeo è un idolo. A quelli degli altri club italiani è sicuramente un personaggio che ispira grande simpatia. Tanto che Alexi Lalas arriva anche ad essere protagonista della famosa trasmissione Mai Dire Gol. E poi è un personaggio che non esista a lesinare massime da consegnare alla storia del nostro calcio. Come, ad esempio, quando decise di rispondere per le rime a Zdenek Zeman che di lui disse che non era adatto alla Serie A. Lalas la prese con filosofia e con il savoir faire del turista americano in vacanza in Italia replicando con uno sgrammaticato: “Zeman è uno vafa..ulo“.

Oltre alle prodezze fuori dal campo, come la comparsata al Maurizio Costanzo Show per un duetto con Barbarossa o quella con Dave Mustaine all’MVT Europe Music Awards (il chitarrista Lalas era un frontman di un complesso musicale messo su con un gruppo di amici) bisogna però rendere merito anche all’Alexi Lalas giocatore.

Che a voler essere poi del tutto onesti, non era proprio così scarso se è vero che nelle sue due stagioni in Serie A collezionerà 44 presenze (quasi tutte la prima stagione) giocando per altro da titolare il disperato spareggio di Firenze con il Genoa che relegò i rossoblu in Serie B. L’americano siglò anche due gol uno dei quali al Milan di Capello per un 2-0 che passò alla storia.

Al termine della prima stagione, quando ci si rese conto che Alexi Lalas era veramente un qualcosa di prossimo ad un giocatore di calcio e come tale lo si cominciò a trattare, con l’enfasi mediatica che poco a poco scemava, quel modo molto americano di vedere il calcio come un divertimento finì per costargli l’affetto dei tifosi biancoscudati ed il posto da titolare nel nuovo Padova. Fu così che nel 1996 Alexi Lalas fece le valigie e chitarra in spalla tornò negli States dove, dopo una carriera spesa a girovagare da New York a Los Angeles, nel 2004 ha appeso gli scarpini al chiodo.

Non i sandali ne la chitarra. Liberatosi dal peso, onore ed onere, di essere (per l’epoca) uno dei pochi americani in grado di giocare il pallone con i piedi e smessi anche i panni da dirigente indossati per qualche anno, Alexi Lalas ha deciso infine di dedicarsi a tempo (quasi) pieno alla musica. Perchè in fondo, la sua grande caratteristica è sempre stata quella di non prendersi mai troppo sul serio. Un grande insegnamento. Ecco, Alexi Lalas in questo è stato sicuramente un pioniere.

Vincenzo Tripodo

Articolista con passione per lo sport. Tifo Messina da quando parlo e sono trapiantato al Nord per esigenze lavorative.