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Si è conclusa da pochi giorni la prima fase di preparazione alla stagione da parte della nuova Roma targata Spalletti. Per il secondo anno consecutivo i giallorossi si sono recati a Pinzolo, in Trentino Alto Adige. C’eravamo anche noi con l’obiettivo di seguire da vicino il ritiro per carpire i segreti o quanto meno le principali indicazioni utili a decifrare questo Spalletti bis.

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Il tecnico toscano è tornato ad avere in mano la squadra capitolina a partire dal ritiro estivo per la prima volta dal 2009, ma è una Roma nuova, con una nuova proprietà e con anche uno Spalletti nuovo. La parentesi russa del tecnico di Certaldo lo ha profondamente cambiato nei metodi e nella convinzione, tornando a Roma con una mentalità e una maturità diversa. Il mister si è ritrovato senza diversi giocatori quali Pjanic, Szczesny, Digne, Maicon, Keita e De Sanctis oltre ai nazionali Nainggolan, Florenzi, De Rossi ed El Shaarawy. Oltre ad alcuni giovani elementi della Primavera però si sono aggregati il portiere Alisson insieme a Gerson, i rientranti Paredes e Ricci ed i nuovi acquisti Mario Rui e Juan Jesus. Quattordici sedute di allenamento, sempre da due ore, e due amichevoli nell’arco di nove giorni di ritiro. Oltre alla classica partitella contro una selezione locale, terminata per 13-0 in favore dei giallorossi, l’altra partita è stata disputata contro il Terek Grozny, squadra arrivata settima nella massima divisione russa, contro cui i giallorossi si sono imposti per 3-2. Per capire cosa sia uscito fuori da questi giorni in montagna però bisogna guardare gli allenamenti quotidiani.

Le sedute: porte aperte, poco fondo e tanta tattica

Spalletti non ha voluto nascondere le carte. Ogni giorno dopo una fase di riscaldamento e di potenziamento muscolare in palestra la Roma è scesa in campo a porte aperte per tifosi e giornalisti. Si è sempre lavorato con il pallone, tantissimi esercizi di situazioni precise, dalle rimesse laterali in favore in superiorità numerica alla situazione opposta. Spalletti insieme a 23 membri del suo staff hanno curato ogni dettaglio, consapevoli del fatto che se l’anno prossimo la Roma vorrà provare ad infastidire la Juve non si potrà sbagliare una virgola.

L’ambiente giallorosso ha spesso vissuto momenti di esaltazione collettiva durante l’estate, questa volta invece si è partiti a fari spenti e volando bassi, consapevoli del fatto che la Juventus parta nettamente favorita ma senza rassegnazione, dentro lo spogliatoio dei capitolini c’è consapevolezza dei propri mezzi e di potersi togliere qualche soddisfazione in stagione.

Spalletti ha voluto lavorare molto a livello tattico, lavoro sul fondo pressoché inesistente. Nelle gambe si è messa benzina per avere una squadra in grado di tenere un ritmo costante durante l’intera stagione e che sia abituata a gestire i diversi momenti della partita, senza gli alti e bassi a livello di condizione fisica che hanno caratterizzato le ultime stagioni. I moduli provati sono stati prevalentemente tre: il 4-3-3, il 4-2-3-1 e il 3-4-1-2. Per capire quale sarà il modulo base bisognerà aspettare però il viaggio negli USA in cui si aggregheranno i nazionali e altri due acquisti in vista del preliminare di Champions.

ROME, ITALY - SEPTEMBER 16: Edin Dzeko of AS Roma reacts during the UEFA Champions League Group E match between AS Roma and FC Barcelona on September 16, 2015 in Rome, Italy. (Photo by Luciano Rossi/AS Roma via Getty Images)
ROME, ITALY – SEPTEMBER 16: Edin Dzeko of AS Roma reacts during the UEFA Champions League Group E match between AS Roma and FC Barcelona on September 16, 2015 in Rome, Italy. (Photo by Luciano Rossi/AS Roma via Getty Images)

Dzeko c’è ed il banco potrebbe saltare

La Roma di domani sembrava destinata a schierarsi con quel 4-3-3 dove il tridente è composto da Salah-El Shaarawy-Perotti. Ma ha scombussolare i piani di Spalletti è stato il giocatore più discusso della scorsa stagione: Edin Dzeko. Il centravanti bosniaco dopo un’annata da dimenticare si è presentato in condizioni fisiche e soprattutto mentali più che ottimali, risultando alla fine il miglior giocatore dell’intero ritiro a Pinzolo. Questo ha fatto cambiare idea a Spalletti che già aveva dato il benestare al cambio di centravanti, decidendo di tenere il bosniaco rilanciandolo e ripartendo dal suo impiego come centravanti titolare. Più volte infatti a fine allenamento sia Dzeko che Spalletti si sono fermati lavorando sulle finalizzazioni di prima in area di rigore e il bosniaco durante le sessioni tattiche e le particelle ha mostrato di aver metabolizzato i movimenti richiesti dal mister con il giro a mezzaluna sul primo palo.

Ma ci sono anche altri giocatori meritevoli di menzione. Parliamo di Alisson, Gerson, Paredes, Strootman, Ricci e Mario Rui. Erano i giocatori, chi per un motivo e chi per un altro, sotto la lente d’ingrandimento e hanno risposto tutti presente. Il portiere brasiliano ha stupito molti per la sua incredibile reattività e i riflessi negli interventi sotto porta, anche se si è notata una differenza nella qualità d’impostazione del gioco con i piedi, fondamentale sul quale deve ancora migliorare. Paredes ha confermato quanto di buono fatto vedere ad Empoli riuscendo così di fatto a togliersi per il momento dal mercato quando sembrava ormai certa una sua cessione. Per Spalletti l’argentino è ancora lento nei tempi della giocata, ma ci sono grossi margini di miglioramento. Gerson, arrivato per quasi 18 milioni di euro, ha dimostrato di non voler strafare per mettersi in mostra dispensando giocate utili e semplici, fungendo da perno avanzato in un centrocampo a 3 inserendosi nello spazio tra la punta e l’attaccante esterno. Mario Rui è sbarcato all’ombra del Cupolone su esplicita richiesta di Spalletti, una volta che la Roma si era resa conto di non poter soddisfare le richieste economiche del PSG per Lucas Digne (18 milioni di euro, con uno sconto sui 20,5 richiesti visti i 2,5 già versati per il prestito lo scorso agosto). Il terzino portoghese è sembrato subito a suo agio integrandosi al meglio con il gruppo e con i dettami del suo nuovo allenatore, grazie anche alla sua esperienza all’Empoli con Sarri prima e Giampaolo poi che chiedevano un lavoro per certi versi simile a quello richiesto da Spalletti. Troppo presto per dire se sarà un miglioramento rispetto allo scorso anno ma i primi indizi fanno pensare che comunque non sarà un passo indietro rispetto a Digne.

Il giovane Federico Ricci, reduce da due stagioni in B con il Crotone con 36 presenze ed 11 gol la scorsa stagione, non è dispiaciuto. Ciò non toglie che andrà via per fare esperienza. Per quanto riguarda Kevin Strootman infine dal ritiro di Pinzolo si cercavano solo conferme sulle condizioni fisiche e mentali. L’olandese ha risposto presente. Fisicamente allo stesso livello dei compagni, se non addirittura già superiore, e leader in campo e non. Gran parte delle fortune della Roma passeranno dai piedi e dalla leadership in mezzo al campo del classe 1990 di Ridderkerk.

Non solo note liete

Passiamo però alle note meno liete, perché ci sono state. Partiamo dall’assenza completa di terzini destri di livello. L’unico specialista del ruolo era infatti Torosidis. Il terzino greco è apprezzato come uomo spogliatoio e come professionista, ma Spalletti nelle 21 partite tra campionato e Champions in cui è stato allenatore della Roma dal suo ritorno lo ha mandato in campo 2 volte per un totale di appena 74 minuti. La posizione dovrebbe andare a Florenzi per l’anno prossimo ma Spalletti spinge per avere almeno un altro giocatore nel ruolo, il mercato però non sembra smuoversi in quella direzione dopo che le piste Zabaleta e Zappacosta si sono raffreddate, il nome giusto potrebbe essere alla fine quello di Caceres anche grazie alla sua duttilità.

manolas-roma

Ma i casi veramente spinosi sono due: Iturbe e Manolas. Il primo ha dimostrato i soliti limiti caratteriali, volendo mettersi assolutamente in mostra, tanto che Spalletti è dovuto intervenire chiarendo che “non stai facendo una guerra da solo”. Vista anche la partenza di Salah per la prossima Coppa d’Africa, l’argentino sembra destinato a rimanere nella capitale. Ma riportarlo ai livelli visti a Verona sembra ad oggi un’impresa ardua.

Per quanto invece riguarda il difensore greco, i malumori sono apparsi evidenti anche in questi giorni di allenamento. Ogni volta che prendeva una botta tendeva a lasciare sempre il campo arrivando ad essere anche sgridato a muso duro da Strootman nel penultimo giorno di ritiro. Addirittura l’ex Olympiakos sembrava aver chiesto di non disputare l’ultima amichevole contro i russi del Terek Grozny ma è stato un intervento di Spalletti ad evitare il caso, facendo rientrare il greco nei ranghi e forse convincendolo anche a mettere da parte la questione contrattuale fino a settembre come chiedeva la società.

L’anno che verrà

La Roma riparte dopo questi 9 giorni con convinzione di poter essere protagonisti della prossima stagione, a patto di seguire tutti insieme le richieste del tecnico con unità di intenti e serietà. In parte si è già visto cosa potrà proporre la squadra dopo i primi mesi di Spalletti ma probabilmente si vedrà una Roma ancor più camaleontica a livello tattico con variazioni in corso di moduli, non solo tra 4-3-3 e 4-2-3-1 ma anche per passare ad una difesa a 3. I 3 nomi che potranno decidere nel bene o nel male la stagione della Roma saranno probabilmente quelli di Spalleti, Strootman e Dzeko.

di Andrea Saggiadi

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