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Il calcio come mezzo di apprendimento. Non sono Hornby o Camus a parlare, ma l’esperienza di tutti i giorni. Quanti luoghi geografici imparati grazie a quella squadra assurda pescata nel preliminare di Europa League; quanti anniversari ricordati grazie alle partite che si giocavano in quei giorni; quanti nomi, idiomi e termini appresi e pronunciati alla perfezione anche senza aver mai studiato il serbo, il turco o lo svedese. E non è tutto: lo scherzo forse più divertente che la nostra mente può giocare a noi malati di pallone è la tanto spasmodica quanto involontaria abitudine all’associazione simbiotica tra episodi di vita quotidiana ed abitudini del mondo del calcio. E’ così che una scelta errata si trasforma subito in un autogol; che il rimorchiare una ragazza rimanda ad un’estenuante trattativa di calcio mercato; che alcune imprese scolastiche ricordino, in alcuni casi, certe impensabili salvezze arraffate all’ultimo minuto utile. Come ad esempio è stata quella raggiunta domenica scorsa dal Crotone di Davide Nicola.

A sole dieci giornate dal termine del torneo l’epilogo per la lotta salvezza sembrava piuttosto scontato: neppure il più ottimista degli ottimisti avrebbe mai potuto immaginare quello che oggi piace raccontare come il miracolo Crotone, uno dei centri più importanti della Magna Grecia, dove Pitagora fondò la sua Scuola Pitagorica. Una storia degna della miglior commedia greca con artefice e protagonista Davide Nicola, tanta gavetta e un vita che lo ha messo di fronte a situazioni estremamente difficili che da uomo ha saputo superare dimostrando una forza di volontà ed una determinazione su cui il tecnico ha poi costruito una squadra a sua immagine e somiglianza (almeno nelle ultime nove giornate di campionato). Un professore, appassionato di neuroscienze, linguistica e fisica quantistica, che ha saputo intravedere le potenzialità dei suoi studenti, in evidente difficoltà con la materia, senza mollare mai la presa, catturando l’attenzione della classe e consentendogli così di superare l’anno per il rotto della cuffia. E non deve essere stato certo facile soprattutto in quei momenti in cui la classe si è ritrovata ad essere zimbello della scuola.

Giocatori inesperti per la categoria, l’ulteriore aggravante di dover disputare le prime 8 gare di campionato in trasferta data l’inagibilità dello Scida, una gestione alquanto superficiale delle partite (a fine stagione saranno ben 13 i gol subiti dopo l’80°) ed appena 2 punti raccolti nelle prime 10 giornate del torneo sembrano funesti presagi di una bocciatura di fine anno. Ma quello di Davide Nicola è un approccio alla John Keating, il prof de L’attimo fuggente: un approccio didattico originale che spinge gli alunni a distinguersi dagli altri e a seguire la propria strada. Così nel secondo semestre nasce il miracolo Crotone. Una metamorfosi, dopo i soli 9 punti del girone di andata, aiutata dal passaggio dal 4-3-3 (o 3-4-3) al 4-4-2, con Falcinelli (13 reti), Trotta, Simy e Tonev ad alternarsi lì davanti. Qualche vecchia volpe come Aleandro Rosi o Lorenzo Crisetig e qualche innesto nel mercato di riparazione come Boadu Acosty (chiamato per sostituire Palladino finito al Genoa) hanno saputo dare un aiuto importante non solo per la salvezza, ma anche per ridare un’anima alla squadra che sembrava totalmente perduta: sprazzi di bel gioco, soddisfazioni personali (i centrali Ceccherini e Ferrari sono finiti in Nazionale) e un record di 20 punti nelle ultime 8 giornate (si ricordino le vittorie casalinghe contro Inter e Lazio e il pareggio contro il Milan) che ha consentito l’insperata salvezza e la permanenza in A anche la prossima stagione. Era dal 2014, con il Sassuolo di Squinzi, che non accedeva.

I meriti del Crotone vanno chiaramente in parte spartiti con i demeriti del pessimo Empoli in grado di dilapidare ben 11 punti di vantaggio in nove partite. Un girone di ritorno con 12 sconfitte, di cui 7 consecutive, è culminato con la tragedia del Barbera dove i toscani sono crollati sotto i colpi di un Palermo già retrocesso e per altro potenzialmente (almeno per i maligni) ammaliato dalla sconfitta in nome del cosiddetto “Paracadute”. Probabilmente Nestorovski e Bruno Henrique, studenti stranieri, non avevano idea di cosa significasse finanziariamente lo strumento e con le loro reti hanno condannato gli uomini di Martuscello al ritorno nella serie cadetta dopo ben 3 stagioni di Serie A. I toscani però non devono disperarsi. Con un po’ di applicazione e studio sarà possibile tornare fra i grandi. Lì dove il Crotone è rimasto grazie ad una delle più incredibili corse salvezza della storia del calcio italiano ed internazionale. Una rincorsa che ha reso il Crotone un po’ il simbolo di tutti quelli che, pieni di insufficienze scolastiche ad inizio maggio, si buttavano nello studio matto e disperatissimo sperando di cavarsela al massimo con qualche materia. Ad ulteriore dimostrazione che calcio e studio possono anche andare a braccetto.

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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