A scuola dall’Atletico Madrid

Atletico Madrid

Fonte: Getty Images

Alla fine non c’è stata storia: l’Olympique Marsiglia è durato 20 minuti; l’Atletico Madrid si è dimostrato troppo più forte. L’Europa League prende così la strada della capitale spagnola. Nella finale di Lione i colchoneros hanno rifilato un netto 3-0 alla squadra di Rudi Garcia grazie alla doppietta di Griezmann ed alla rete di Gabi allo scadere che rende ancora più rotonda la vittoria della squadra del Cholo Simeone.

È anche la vittoria di Fernando Torres. Il modo ideale per El Nino di chiudere una gloriosa carriera che lo ha consegnato alla storia come uno degli attaccanti più importanti del calcio europeo. Un ciclo che si completa; il giusto epilogo dopo una carriera iniziata nel vecchio Calderón contro il Leganes nel lontano 2001, in una gara valevole per la Segunda Division.

Quelli erano tempi duri per i colchoneros: i cugini del Real sono in piena era Galactica mentre i bianco-rosso-blu sono alle prese con i postumi di una retrocessione arrivata dopo 66 anni di Liga. La situazione societaria poi non è certo delle migliori; ma c’è speranza. Tanta speranza. Quella sana e disillusa speranza che vive ogni tifoso della propria squadra ad inizio stagione quando è ancora convinto di poter vincere qualsiasi trofeo sulla faccia della terra.

E la storia attuale dell’Atletico nasce forse in quegli anni lì. Un processo di ricostruzione perpetuo ed oculato. È così che mattone su mattone nasce l’Atletico Madrid schiacciasassi che oggi siamo abituati a conoscere e vedere trionfare in Spagna ed in giro per l’Europa. Un cambio radicale passato per 11 allenatori ed una miriade di giocatori che hanno portato in dote otto trofei in bacheca. Che a voler essere onesti arrivano tutti dal 2010 in poi. Che a voler essere veramente onesti arrivano quasi tutti sotto la gestione di Diego Simeone (le uniche eccezioni sono l’Europa League e la Supercoppa Europea del 2010).

Perché per poter competere con Barcellona e Real Madrid non bastano solo le idee ed i buoni giocatori. Serve qualcosa di diverso. Magari conoscere i principi de l’Arte della Guerra, libro scritto dal generale cinese Sun Tzu fra il V e il VI secolo avanti cristo. Uno dei passi più famosi recita così:

 

“Conosci il nemico,

conosci te stesso,

mai sarà in dubbio il risultato di 100 battaglie”

 

È questo il mantra che dal dicembre 2011, periodo dell’approdo del Cholo Simeone sulla panchina dell’Atletico, viene recitato sulle rive del Manzanarre. Un mantra che ha cambiato storia ed identità di un club oggi stabilmente nell’Olimpo del calcio pur continuando a non avere i mezzi delle big.

Il fatturato dell’Atletico quest’anno dovrebbero toccare un picco storico: si stimano 347 milioni di introiti tra premi vari e ricavi derivanti dal nuovissimo Wanda Metropolitano. Cifre importanti, certo. Ma ancora ben lontane da quelle di altri top club mondiali come Manchester United, Barcellona, Real Madrid, Bayern Monaco, Manchester City o PSG che viaggiano fra i 500 e i 600 milioni annui.

Un gap che però non ha impedito all’Atletico Madrid negli ultimi otto anni di raggiungere sette finali continentali (tre di Europa League, due di Supercoppa Europea e le due sfortunatissime di Champions League entrambe perse contro i cugini del Real ma solo ai supplementari ed ai rigori) e di vincere in ben cinque occasioni oltre alla capacità di interrompere il duopolio Real-Barça conquistando la Liga nel 2014 (più la successiva Supercoppa di Spagna), l’anno dopo aver vinto la Coppa del Re.

C’è un dato che forse meglio di qualunque altro spiega quale sia la forza dell’Atletico targato Simeone: i 200 clean sheet accumulati in sette anni di gestione del Cholo. L’ultimo è proprio quello portato a casa nella finalissima di ieri a Lione.

 

 

Inutile mettersi a discutere di estetica perché nel calcio alla fine chi vince ha sempre ragione. E la forza dell’Atletico Madrid e di Diego Simeone risiede nella proprietà commutativa: pur cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. Così prendendo in esame la prima formazione schierata dal Cholo in una finale Europea scopriamo che 7/11 della formazione titolare che ha battuto l’Atletico Bilbao nella finale di Bucarest del 2012 sono cambiati: Soltanto Juanfran, Godin e Gabi sono rimasti stabilmente nella capitale spagnola. Alcuni hanno fatto le valige e salutato per sempre come ad esempio Falcao (venduto per 43 milioni), Ferreira Carrasco (ceduto a 30 milioni), Jackson Martinez (per lui l’Atletico ha incassato 42 milioni), Arda Turan (34 milioni), Theo Hernandez (24 milioni), Toby Aldreweired (16 milioni) o Mario Mandzukic (21 milioni). Altri invece non hanno resistito al distacco e sono poi tornati come Diego Costa e Felipe Luis. I soldi incassati hanno sistemato la cassa e contribuito a finanziare il Wanda Metropolitano. L’Atletico Madrid però nel frattempo ha comunque continuato a vincere.

Diego Simeone, incalzato dall’inviato Sky Alessandro Alciato al termine della finale di Lione, ha ribadito ancora una volta che per lui non esiste alcun Cholismo. Esiste invece una sola regola aurea:

 

Credere sempre in se stessi

e non arrendersi mai!

 

E pensare che l’Atletico Madrid quest’anno sembrava in riserva. L’avvio stentato in Liga e l’eliminazione prematura dalla Champions League per via dei due inaspettati pareggi contro il modesto Qarabag sembravano i titoli di coda di un ciclo comunque straordinario.

Sono stati invece la rampa di lancio per una rinascita che ha portato i colchoneros a vincere l’Europa League ed agguantare il secondo posto in campionato alle spalle del Barcellona.

Il 3-0 finale rifilato all’Olimpique Marsiglia sembra rappresentare la chiusura ideale del cerchio visto che proprio un 3-0, quello rifilato al Bilbao, aveva inaugurato il ciclo vincente di Simeone. Ma il Cholo non sembra assolutamente intenzionato a fermare qui la sua corsa e quella dell’Atletico.

Simeone è legato al club da un contratto che scadrà nel 2020. Un contratto che l’argentino sembra intenzionato ad onorare fino in fondo in barba alle difficoltà. Che sembrano destinate ad aumentare. La possibile partenza di Antoine Griezmann, corteggiato apertamente dal Barcellona, è la prima preoccupazione della lista.

Il francese è stato il grande mattatore della finale di Lione. È la sua doppietta ad aver indirizzato la partita e consentito all’Atletico di sollevare senza troppi problemi la terza Europa League della sua storia. Griezmann era arrivato a Madrid per sostituire Diego Costa, secondo grande attaccante dell’epopea Simeone. Il primo era stato Radamel Falcao, anche lui congedatosi da Madrid con una doppietta in finale di Europa League.

L’ennesima dimostrazione che sulle rive del Manzanarre sanno benissimo che la matematica non è un’opinione. Non può essere dunque certo la partenza di Griezmann a spaventare uno come Diego Simeone.

Marco Aurelio Stefanini

Marco Aurelio Stefanini

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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