Tutto rimandato

Boca-River non ce l’aspettavamo certo così. Con tutto l’hype della vigilia il finale sembrava già scritto. Con l’aggiunta dell’acquazzone che ha fatto slittare di un giorno la partita poi era veramente impensabile che le più rosee previsioni potessero concretizzarsi.

Ed invece Boca-River è stata una sfida che ha regalato spettacolo fin da subito. Un Superclasico frizzante, equilibrato e incerto fino all’ultimo respiro. Si pensava che la paura potesse prevalere; e per certi versi è stato così. Ma ne è comunque venuto fuori un 2-2 scoppiettante che rimanda ogni discorso alla sfida di ritorno in programma sabato 24 novembre al Monumental.

L’allenatore degli Xeneizez Guillermo Schelotto ha sorpreso tutti ripetendo il copione recitato contro il Palmeiras: fuori Benedetto, Tevez e Zarate; dentro dal primo minuto il colombiano Sebastian Villa, Ramon Abila, meglio noto come Wanchope e Cristian Pavon. Peccato che i piani del tecnico dureranno in realtà mezz’ora visto che l’infortunio di Pavon costrinngerà infatti Schelotto a giocarsi un cambio e mandare in campo Dario Benedetto.

Il tutto mentre il River aveva iniziato con grandissima determinazione provando a fare la partita. In grande spolvero le punte Lucas Pratto e Rafael Santos Borrè nonché “El Pity” Gonzalo Martinez, uno dei più tecnici della rosa. Ad un certo punto la differenza in campo sembrava quasi abissale, ma l’incredibile vantaggio del Boca con Wanchope (Armani non benissimo) sembrava incanalare la gara sui binari giusti.

Ricordando che i gol in trasferta non valgono doppio e in caso di parità complessiva fra i due incontri si procederà con supplementari e rigori, il River trovava il pareggio dopo una decina di secondi azzittendo lo stadio che ancora stava festeggiando. Il killer di entusiasmi era Lucas Pratto che incrociava dove Rossi non poteva arrivare. La doccia fredda che nessuno si aspettava, esattamente come contro il Palmeiras. Ma come nella doppia sfida coi brasiliani, quando si complicano le cose arriva El Pipa Benedetto.

Tenuto in riserva per i momenti topici e fatto entrare per necessità. E’ questo evidentemente il destino di Dario Benedetto che, dopo l’infortunio che gli ha impedito di essere al Mondiale in Russia, ha sempre tanta voglia di rivalsa. Uno di quelli che il continente non l’ha mai superato costruendo tutte le sue fortune a queste altitudini e vincendo due volte a livello continentale (chiedere al Club America di Città del Messico). E’ lui che allo scadere trova l’inzuccata vincente sulla punizione di un Villa in grandissimo spolvero. 

Senza Gallardo, il River continua a trovare una lucidità mentale e una forza di reazione quasi fuori dal normale. Due volte sotto alla Bombonera, pur giocando un ottimo calcio e a lunghi tratti meglio del proprio avversario, due volte in grado di pareggiare. L’autorete di Izquierdoz infatti, propiziata dal lavoro dell’onnipresente Pratto, consente ai Millonarios di affrontare la gara di ritorno con maggiore tranquillità.

Quella della Bombonera è stata nel complesso una partita divertente, che ai punti avrebbe dovuto probabilmente premiare il River ma che invece trova un Boca più vivo che mai, preciso sotto porta tranne che nel finale, quando Benedetto sbaglia incredibilmente davanti ad un Armani in grado di salvare la faccia dopo una pessima serata. Un po’ d’amaro in bocca per il Boca, che deve replicare fra due settimane se vuole riportare la Libertadores a casa dopo 11 anni. 

Che dire del talento in campo? Un vero peccato per l’infortunio di Pavon, anche se i vari Wilmar Barrios e Villa da un lato ed Exequiel Palacios e Gonzalo Montiel dall’altro hanno mostrato carattere ma sopratutto tanta personalità. Quella che ci vuole per portare il torneo a casa e poi, eventualmente, fare il grande salto nel vecchio continente per misurarsi nei campionati più importanti.

Se per Palacios tutte le strade convergono verso la Casa Blanca del Real Madrid, per quanto riguarda gli altri tutto si può ancora scrivere. Tocca soltanto aspettare, magari a partire dal countdown che ci separa dalle 21 del 24 novembre, quando ci sarà la resa dei conti. Il finale che potrebbe cambiare le sorti dei due club e che inevitabilmente traccerà un solco indelebile fra quello che c’è stato prima del 24 novembre e quel che ci sarà dopo, sempre che vi saranno le forze per poter pensare ad un dopo. 

Marco Aurelio Stefanini

Marco Aurelio Stefanini

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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