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Giovanni Trapattoni, il Trap, ha compiuto 80 anni. Lo ripetiamo, Trap anni 80. Ancora una volta, 80 anni Trap. E fa effetto ripeterlo, perché certamente si tratta di un traguardo importante per uno degli allenatori italiani più amati di sempre, iconico e istrionico, saggio quanto confidenziale in alcune occasioni. Trap trascinatore, non solo per il suo modo di fare che ha arricchito vecchi e nuovi tifosi – con un bagaglio di espressioni e aneddoti che farebbero invidia a qualsiasi star di Hollywood e che oggi sono cristallizzati nel comun dire – visto che anche oggi utilizziamo delle frasi del Trap nel linguaggio quotidiano. Come dimenticare del resto l’ormai celebre “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco“, riproposto anche nella sua versione inglese che ha spopolato in giro per il mondo? Già la spiegazione è semplice: il Trap è un’istituzione, ha fatto storia. Si perdoni il tempo passato, perché il Trap anni 80 non è per niente da considerare un uomo in pensione. Fosse per lui allenerebbe ancora (e farebbe molto bene), ma chi la sentirebbe poi sua moglie, del resto?

Trap anni 80
Fonte: Quotidiano.net

Trap anni 80, un mister amato da tutti

Il mister di Cusano Milanino è riuscito a scrivere la storia anche nel giorno del suo compleanno, soffiando sulle candeline per gli 80 anni Trap nel derby-day di Milano, poi vinto dall’Inter in cui lui stesso ha giocato dal 1986 al 1991. Dall’altra parte il Milan, 14 anni da giocatore e due da allenatore da interim, vice e poi primo. Un quarto di vita che difficilmente si potrà scordare, viste anche le 351 presenze con 6 gol (ha sempre dichiarato di averne fatti troppo pochi) e una bacheca da far invidia a cui mancano solo i trofei che ancora non esistevano (Supercoppa Italiana, Supercoppa Europea, Coppa Uefa). Non è riuscito a vincere la Coppa Delle Fiere (oggi Europa League), ma il discorso non cambia.

Gioianìn, come lo ha definito il mitico giornalista Gianni Brera, è amato da tutti. Il Trap anni 80 è stato celebrato da tutti, grandi e piccini. I nonni e i genitori lo hanno visto sul campo, i figli lo hanno conosciuto attraverso i racconti dei più grandi. Perché oggi non c’è nessuno che non ami un allenatore dal carisma di Giovanni Trapattoni. Qualche mese fa, la mossa azzeccata: lo sbarco sui social e tutti impazziti. I suoi profili personali li gestiscono i nipoti (così aveva detto), però è sorprendente la capacità di un uomo di adattarsi ai tempi, come lui: un Trap anni 80 che ancora oggi fa scuola. L’obiettivo principale della sua presente sul web è quella di educare allo sport, attraverso quello che ha fatto e quello che è stato per avvicinare i giovani a conoscerlo. Un mister “spacca panchine”, non di certo da foglietto e bigliettini trasmessi da un giocatore all’altro durante una partita. Il fischio, inimitabile, la furia sportiva e il tanto calore che proveniva dalla panchina su cui sedeva: Trap anni 80, che storia incredibile.

Trap anni 80
Fonte: www.golditacco.it

Trap anni 80, una marea di auguri

Gli auguri sono arrivati da tutti, dal mondo dello sport a quello dello spettacolo. Amato e ammirato per tutto quello che ha fatto, nel 1998 ha scritto una delle pagine più divertenti della storia delle conferenze stampa quando, alla guida del Bayern, se l’è presa con alcuni giocatori, accusati di scarso impegno. Basler, Scholl e soprattutto Strunz. Ripetuto per un paio di volte, l’assonanza della pronuncia dell’ultimo cognome ha fatto storia, per la somiglianza con la parolaccia italiana. Da quel momento, è nato un idolo: oggi Trap anni 80, ma mai così amato.

Considerato uno dei giocatori più tecnici del secondo dopoguerra, da giocatore ha preso l’ispirazione da Nereo Rocco che lo ha allenato ai tempi del suo periodo rossonero. Da allenatore, il Trap anni 80 si è tolto le più grandi soddisfazioni alla guida della Juventus. Dal 1976 al 1986 ha vinto tutto quello che c’era da vincere, tolta la Supercoppa Italiana perché ancora non esisteva. Siamo alle solite: avrebbe vinto anche quella. Un bottino europeo pazzesco, anche se la Coppa dei Campioni dell’Heysel sarà marcata dai 39 morti bianconeri che hanno reso tragica una vittoria sul Liverpool per 1-0. Quell’anno gli è stato assegnato il riconoscimento come allenatore dell’anno. Chapeau.

Come dimenticare la sua carriera da CT della Nazionale? Macchiata dalla sfortuna di aver incontrato sul suo cammino un certo Byron Moreno che contro la Corea del Sud si è eretto a protagonista di una sfida che non avrebbe mai avuto un esito di questo tipo, nemmeno a rigiocarla cento volte. Il Trap anni 80 ha toccato con mano l’ingiustizia che gli ha rovinato la possibilità di strappare qualcosa di importante con i colori azzurri, lui che quella maglia l’ha indossata prima da calciatore tra il 1960 e il 1964, non con grandissimo successo.

Trap anni 80
Fonte: La Stampa

Trap, un emblema del calcio italiano

La carriera degli 80 anni Trap, quindi, è stata più memorabile con le squadre di club. All’Inter lascia traccia con uno Scudetto e una Supercoppa Italiana, ma soprattutto la Coppa Uefa che ancora oggi lo ha reso l’unico allenatore (al pari di Unai Emery) ad averne vinte tre (due anche con i bianconeri). Ha fatto scuola anche in Germania con il Bayern Monaco (del celebre Strunz…), con il Benfica e il Salisburgo, vincendo i tre campionati stranieri. Le parentesi al Cagliari, alla Fiorentina e allo Stoccarda lo hanno aiutato a farsi amare da altre tifoserie, seppur senza riuscire a portare a casa delle vittorie significative.

Il Trap anni 80 è diventato l’emblema del nostro calcio, tra passato e presente. Un uomo capace di unire quello che molti provano a dividere. Una passione, l’amore per il calcio. Senza colori e senza distinzioni. Opinionista in Rai, si è cimentato nella carriera di telecronista (commento tecnico) per l’emittente nazionale italiana, non riuscendo ad avere un grande successo per via del suo essere troppo tifoso rispetto alla capacità di raccontare quello che si stava vedendo e vivendo. Perché il Trap anni 80 è così, un uomo che sarebbe capace di impartire lezioni di calcio e di vita anche oggi. Dategli una panchina e la trasformerà in oro. Metaforicamente parlando ovviamente, perché le panchine che lo hanno visto seduto avrebbero dovuto temere botte e calci. Mister euforico, l’emblema di cosa voglia dire la passione e il sentire dentro il match. Il vero dodicesimo uomo in campo e la bacheca parla chiara. Quindi, anche se in ritardo, auguri mister 80 anni Trap. Mille di questi anni, per lei solo amore ed eterna gratitudine. Per sempre, per tutto quello che ci ha dato.

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