Manchester United-Arsenal, Mourinho sbotta: “Ho vinto tanto ma non vengo rispettato”

L’anticipo della dodicesima giornata di Premier League tra Manchester United e Arsenal è uno di quegli appuntamenti imperdibili che tifosi, giocatori, allenatori e società attendono con impazienza mista ad agitazione.

La tensione è palpabile, l’atmosfera appare tutt’altro che serena sin dal giorno precedente al match e anche José Mourinho, nella classica conferenza stampa prima della sfida, contribuisce a creare un clima da ring. Lo Special One ha dichiarato di non sentirsi apprezzato e che l’eterna competizione con il tecnico dell’Arsenal, Arsene Wenger, comincia ad andargli stretto: “Quella di domani è la sfida tra i manager con i risultati migliori da quando Sir Alex Ferguson non allena più. Stiamo parlando di sei o sette titoli tra i due. Significa che meritiamo rispetto, Wenger riceve sempre il rispetto, io non penso di riceverlo, nonostante abbia vinto tanto. Eppure il mio ultimo titolo risale a 18 mesi fa, non 18 anni fa“.

L’ex allenatore dell’Inter prosegue: “Ho ottenuto ottimi risultati durante la mia carriera. Ho vinto nove campionati e posso vincere la quarta Premier. Sono arrivato nel club dove volevo allenare. Dopo l’esonero al Chelsea ho ricevuto tante offerte, ma ho preferito attendere la chiamata proprio del Manchester United“, cercando poi di chiarire che il confronto con Wenger gli interessa certamente meno della sua squadra e dell’importante partita in programma domani: “Non mi importano i miei risultati contro di lui. Non sono io a giocare contro altri tecnici, è la mia squadra che gioca contro altre compagini. Il calcio non è uno sport individuale, i risultati di un allenatore dipendono sempre da quelli della squadra“.

L’Old Trafford, domani, con il pubblico delle grandi occasioni, dovrà fare a meno del suo eroe Zlatan Ibrahimovic, out per squalifica. Rooney, invece, secondo quanto detto da Mourinho, si è allenato col resto del gruppo, nonostante sia stato fotografato ubriaco dopo una festa: “Vuole giocare ed è pronto per farlo. Quando i calciatori vanno in Nazionale, appartengono alla Nazionale e qualsiasi cosa accada, nel bene e nel male, non interferisco e non mi piace commentare. A volte tornano più forti perché in nazionale succede qualcosa di buono, altre tornano infortunati e altre ancora sono frustrati perché non hanno giocato o perché il risultato è stato negativo”.

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